Ex borsisti
Molto spesso chi ha partecipato a un programma di Intercultura risconosce a questa esperienza di vita e di studio all'estero un valore fondamentale per la propria formazione personale. Alcuni rimangono come volontari, altri prendono strade diverse lungo i sentieri della vita e magari, nel tempo, tornano ad occuparsi dell'Associazione a testimonianza di un legame indissolubile che dura per tutta una vita.
E' il caso di diversi personaggi oggi famosi, che in gioventù sono stati all'estero con Intercultura e che oggi testimoniano il loro affetto e la loro riconoscenza verso l'Associazione.
Luca Barilla, Vice Presidente Barilla SpA - con Intercultura nel 1976/77.
"Ancora oggi ricordo molto volentieri la mia esperienza e la consiglio a chi frequenta la scuola superiore: l'arricchimento che ne ho tratto è stato cruciale per la mia crescita personale".
Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom Italia - con Intercultura nel 1966/67.
"Non ho mai speso meglio il mio tempo. A scuola si potevano scegliere le cose da studiare, c'era un nocciolo di materie obbligatorie intorno al quale sviluppare le proprie preferenze. Dallo slancio di un insegnante è nata allora la mia passione per i computer".
Gianfilippo Cuneo, Consulente di management - con Intercultura nel 1959/60.
"Senza l'esperienza con Intercultura non avrei potuto percorrere una carriera professionale di tipo internazionale, anche perché è stato proprio il fatto di aver studiato non solo in Italia ma anche in altri Paesi a darmi l'opportunità di essere identificato come 'omologo' da parte dei numerosi executive stranieri con cui ho successivamente lavorato".
Grazia Francescato, Leader politico - con Intercultura nel 1964/65.
"Se ho continuato non solo a sentirmi, ma a vivere come 'cittadina del mondo', a considerarmi in ogni luogo come a casa mia, a intrecciare amicizie e conoscenze al di là di ogni barriera, è senz'altro grazie alla mia esperienza giovanile con Intercultura".
Marco Frazzica, Console Generale Onorario di Svezia a Milano - con Intercultura nel 1976/77.
"Desideravo andare negli U.S.A. ma, per avere più chances nel concorso Intercultura, decisi di non escludere nessuna delle altre destinazioni. Mi sono ritrovato così in un paesino della Svezia centrale dove ho trascorso un anno splendido e dove è stato indispensabile imparare non solo l'inglese ma anche lo svedese. Essere uno dei pochi avvocati italiani che conoscono la cultura di quel Paese mi ha dato grandi opportunità professionali".
Maria Concetta Mattei, Giornalista televisiva - con Intercultura nel 1974/75.
"L'esperienza più formativa nell'adolescenza, che mi ha insegnato a non giudicare senza conoscere".
Carlo Marcelletti, Cardiochirurgo - con Intercultura nel 1961/62.
"Se dovessi mettere in scala chi ha maggiormente influenzato la mia realizzazione personale, al primo posto metterei i miei genitori, che mi hanno aperto al mondo, addirittura spingendomi, contro il parere degli altri familiari, a partire a sedici anni con Intercultura".
Carlo Secchi, Docente, già Rettore dell'Università Bocconi - con Intercultura nel 1960/61.
"Occorre comprendere la nuova realtà e cogliere le opportunità di cui è ricca. Lo stesso spirito con cui esattamente quaranta anni fa con i miei coetanei AFS vivevamo la nostra avventura. La sostanza del problema non cambia. Al contrario, sembrano ancora più di fondamentale importanza per la formazione dei giovani esperienze come quelle promosse da Intercultura".
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