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Un secondo cordone ombelicale
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Non è facile raccontare sei mesi. Mille ricordi mi si affollano nella mente e ognuno vuole prevalere sugli altri, ma non esiste un ricordo più bello di un altro, specie  per una esperienza così intensa, così importante e fortificante come un intercambio.

Ricordo perfettamente il risveglio dopo la prima notte passata in famiglia. Mi mamà Mari è venuta a svegliarmi: mi ha dato un bacio, mi ha fatto un po’ di coccole e mi ha detto che dovevo prepararmi per andare a scuola. Ancora oggi, ricordo l’intensità di quel risveglio, di quello che ha significato per me: sentirmi a casa. Ho solo pensato: ”Solo una mamma ti sveglia così”. E così ho iniziato il mio viaggio. Un viaggio ulteriormente complicato, diciamo così, dal fatto che ho scelto di partire l’ultimo anno di liceo classico. Ma ce l’ho fatta!

Stavo a Colon, un paese di 20.000 abitanti e molte più mucche, in mezzo a campi immensi di soia e senza una sola montagna all’orizzonte, in cui in 5 minuti in auto si esauriva il tour della città e in cui non c’erano musei, né cinema, due bar e una discoteca. È stato un po’ traumatico all’inizio, provenendo io da Torino e abituata ad una realtà in cui hai tutto alla portata. Ma dopo poco ho fatto l’abitudine a uscire il venerdì sera nell’unico bar aperto, a divertirmi facendo nulla come “dar vueltas”, cioè girare a vuoto per le strade in macchina o a piedi, o a uscire per andare a ballare alle 4 del mattino ( perché prima è troppo presto, non siamo mica in provincia!).

La mia famiglia è composta da mamà Maria del Carmen (detta Mari), papà Mario, mio fratello Javier e le mie due sorelle più grandi Natalia e Valeria. Ho anche una ventina di cugini e una quindicina di zii, che vedevo spesso la domenica in caotici pranzi di famiglia. Ah, dimenticavo i nonni! Si, i mitici nonni baschi da parte di mamà e la nonna mezza svizzera e mezza libanese assieme al nonno italiano, Pilotti! Con tutti loro ho avuto ottimi rapporti. Chiaramente il legame è stato più stretto con la famiglia in senso stretto. All’inizio è stato duro digerire il fatto di non essere io la prima, la più grande in casa. Le mie due sorelle erano universitarie, ma siamo riuscite a trovare un punto di contatto. Natalia si è sposata l’anno scorso e quest’anno ha avuto un bambino, il piccolo Ander, che finora ho solo visto per foto, ma che spero di vedere di persona a breve.

Mi piace pensare che il mio legame con l’Argentina sia un po’ come un secondo cordone ombelicale, che si è formato quell’anno e che non si taglia più: mi sento legata a questa terra che accoglie genti con culture diverse, paesaggi che vanno dai ghiacciai alla foresta tropicale, che mi ha fatto scoprire e poi amare la tradizione del mate (una specie di tisana tipica, che si beve tutti insieme).
 
Elena

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