Racconti
Sono arrivata in Australia di sera, insieme agli altri ragazzi che avrebbero vissuto l’esperienza di Intercultura nella stessa zona; dopo un pomeriggio di orientamento con i volontari, è venuta a prendermi la mia famiglia australiana. Ero esausta, in fibrillazione all’idea di conoscerli, un po’ preoccupata della prima impressione che avrebbero avuto di me ed emozionantissima.
Poi è stato tutto facile, ci siamo abbracciati e siamo partiti verso “casa”, risalendo verso le colline che sovrastano Perth. Prima di arrivare ci siamo fermati a un belvedere a guardare il panorama. Mio papà mi indicava le luci e mi spiegava a che edifici corrispondevano, mi parlava della città e dei suoi quartieri; poi ho alzato gli occhi verso il cielo, l’immenso cielo australiano, un cielo blu scuro e immenso e accogliente dove le stelle splendono davvero e illuminano il buio. La mamma se n’è accorta e mi ha indicato la Croce del Sud.
Un cielo diverso, stelle diverse.
Ho capito in quel momento che ero davvero dall’altra parte del mondo, e in quello stesso momento ho incominciato ad amare l’Australia.
Durante l’esperienza di Intercultura ho scoperto che tutto è dieci volte tanto: non solo gli spazi, incredibilmente dilatati, per cui il paesino è spalmato su una superficie enorme per i nostri standard, perché fra le case, l’ufficio postale, il piccolo supermercato, la scuola e la fermata dell’autobus ci sono in mezzo boschi, parchi, ruscelli, foreste, vere e proprie cascate (in cui abitano allegramente serpenti, rane velenose, ragni e scorpioni, oltre che canguri e pappagalli), ma anche i tempi, le emozioni, i successi e le sconfitte.
Quelle piccole cose che nella vita nel proprio paese non si prendono nemmeno in considerazione assumono un rilievo notevole: un sorriso di un amico illumina un’intera giornata, uno sguardo storto della mamma perché si è combinato un pasticcio scatena un pianto, un commento positivo di un insegnante rende fieri per una settimana.
La quotidianità rappresenta il valore più grande di quest’esperienza: non si va in Australia con Intercultura per fare surf o per fare immersioni sulla Barriera Corallina, si va in Australia a vivere con e come gli Aussies, che si sono rivelati per me la sorpresa più bella e inaspettata dell’intera esperienza. Gli Australiani sono persone estremamente aperte, disponibili, curiose verso il diverso, abituate ad avere a che fare con persone provenienti da varie parti del mondo. Mi sono sentita subito accolta, accettata e coinvolta in ogni tipo di attività, circondata da persone affettuose e attente; in Australia, ho imparato cosa significa la parola “amicizia”: anche nei momenti difficili, mi svegliavo al mattino contenta perché sapevo che a scuola ci sarebbero stati loro, i miei amici.
Durante l’esperienza all’estero non è tutto facile: ci sono momenti in cui ci si sente soli, un po’ persi, assaliti dai dubbi, o semplicemente giù di morale. Sapere che è normale aiuta, l’importante, io credo, è non rinunciare mai a vivere tutto intensamente, a buttarsi a capofitto nell’esperienza e a cogliere tutto quello che di buono, e di meno buono, c’è. Vivere i momenti negativi e difficili senza scappare e rifugiarci in noi stessi è un modo per crescere e per dare il giusto valore agli aspetti positivi dell’esperienza.
La lingua non ha rappresentato un problema perché sapevo già bene l’inglese quando sono arrivata, ma durante i due mesi del mio soggiorno il mio inglese, da “british english” stretto e pulito che era, si è trasformato in un “aussie english” gergale e giovanile, risultato delle lunghissime chiacchierate con i miei genitori ma soprattutto con le mie sorelle e i miei amici. Il problema si è verificato semmai dopo, a casa, quando per mesi ho continuato a pensare e sognare in inglese invece che in italiano…
La scuola è estremamente diversa: ho passato le prime due settimane a perdermi regolarmente fra i vari edifici che costituivano il mio istituto, che comprendeva enormi campi da basket, football, rugby, atletica, splendidi giardini, serre, laboratori e capannoni degli attrezzi, e ho imparato presto a chiedere alla gente di portarmi alla mia classe, il che ha costituito anche un ottimo modo per cominciare a fare amicizie; i professori si sono rivelati eccezionali: abituata al rapporto estremamente formale del mio liceo classico vecchio stile, mi è sembrato di entrare in una realtà parallela. I miei insegnanti, e in particolar modo alcuni di loro, sono stati punti di riferimento importantissimi durante la mia esperienza, persone che mi hanno dato fiducia, gratificazioni e sorrisi, e con le quali sono ancora in contatto.
Grazie alla scuola australiana, ho scoperto di essere capace di fare cose che non avrei mai potuto immaginare, come pagaiare su una canoa in un lago vero durante un temporale, in pantaloncini corti a 10 gradi, cucinare salsicce su un fornello da campeggio mentre diluviava e orientarmi con una bussola nel bel mezzo del bush australiano senza morire per il morso di un serpente.
Il cibo australiano è piuttosto diverso da quello a cui ero abituata: il pranzo è praticamente inesistente mentre la cena è il pasto più sostanzioso, e anche gli ingredienti sono diversi. E’ molto comune mangiare cibi provenienti da altre culture (messicano, thailandese, turco, cinese, italiano, inglese, giapponese etc), ma anche cibi tipici, come l’avocado, che si spalma sul pane o si mangia in insalata, di cui mi sono follemente innamorata, o la carne di canguro. A pranzo ci si arrangia solitamente con un panino, un “bread roll” o una “pastie”, specie di piccole torte salate di pasta sfoglia con dentro un wurstel o piccoli pasticci di carne o verdure, mentre a cena si mangia tutti insieme. Molto comuni sono i fast-food, di cui ci sono innumerevoli catene, compresi i McDonalds.
Tipicissimi australiani sono i TimTams, deliziosi biscotti al cioccolato, contenenti cioccolato e ricoperti di cioccolato, da mangiare secondo un rituale tutto particolare insieme al tè, che fra l’altro si beve spessissimo a qualunque ora del giorno e della notte.
A chi ha intenzione di andare in Australia posso dire… io sono partita con delle aspettative: ma l’Australia, quella vera, è molto, molto meglio di tutto quello che potete anche lontanamente immaginare.
Chiara
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