Un sogno che diventa realtà: l'Australia!
Devo ammettere che l’Australia è da sempre stato il mio sogno; forse perché 27 ore di volo portano davvero lontano, forse perché il fatto che potessi migliorare una lingua straniera a me già parzialmente nota mi sembrava un’occasione da non perdere, forse perché l’idea di partire per un intero anno scolastico all’estero non era vista di buon grado dai miei insegnanti e quindi non me la sono sentita!
Alla fine, però, mi sono pentito: sei mesi sono pochi, anche se, a priori, può non sembrare così!
Ho visto per la prima volta l’Australia all’alba, dal finestrino dell’aereo, ma prima di atterrare a Sydney dovevano trascorrere ancora quattro o cinque ore! Mi sono subito reso conto, vedendo l’Australia dall’alto, di essere in un Paese grandissimo, e vuoto! Fatto solo di terra rossa e dominato dal sole che stava per sorgere…
A Sydney era un giorno di festa per tutti, perché pioveva! E non potete credere, finché non siete lì, quanto gli Aussie –così amano chiamarsi gli Australiani- amino la pioggia!
Arrivato nel mio villaggio, ciò che mi ha sorpreso di più sono stati gli uccelli di ogni specie che cantano tutto il giorno su eucalipti –localmente chiamati Gum trees- altissimi, protesi verso il blu infinito del cielo! Inoltre, non mi aspettavo, essendo arrivato nel continente più piatto del mondo, di vivere per sei mesi in montagna, perché di montagna si trattava, visto che Glenbrook è un piccolo paese fatto di tante collinette ripide, una dietro l’altra!
La scuola è, sicuramente, ciò che più differenzia l’Italia dall’Australia: oltre al fatto che sono i singoli studenti a scegliere le materie del loro percorso didattico –e all’interno di una singola scuola c’è davvero l’imbarazzo della scelta!-, il forte senso d’appartenenza alla propria comunità scolastica è il vero tratto distintivo della scuola downunder.
La giornata scolastica è resa poco stressante da lunghi intervalli e pause pranzo.
Agli studenti, inoltre, è lasciato molto tempo libero da dedicare alle attività extrascolastiche, e il tempo in cui si studia è abbastanza poco, le verifiche sono programmate e gli orali sono più presentazioni di ricerche o lavori di gruppo, che interrogazioni sul programma svolto. E, dimenticavo, gli studenti sono suddivisi in tante Case, proprio come nei libri di Harry Potter!
La mia comunità ospitante si è dimostrata molto aperta e disponibile, e tutte le persone che ho incontrato hanno sempre cercato di fare del loro meglio per mettermi a mio agio e aiutarmi.
Gli insegnanti mi hanno subito fatto sentire parte della scuola e mi hanno seguito molto affinché capissi quello che veniva spiegato e potessi integrarmi meglio.
Una festa caratteristica dell’Australia è il Father’s day, la festa del papà, che è considerata una vera e propria ricorrenza e si celebra con un pranzo speciale, preparato dai figli, la prima domenica di settembre. Il Natale è molto sentito, anche se, per la maggior parte degli Australiani, non ha alcun significato religioso e si manifesta negli addobbi di giardini che, alcune volte, sono esagerati!
Non ho mai notato nessuna abitudine che mi ha infastidito, e, anzi, ho apprezzato molto il forte legame che c’è tra i vari membri della famiglia e l’autonomia che i genitori concedono i figli. Gli Australiani sono molto ligi al dovere, e non ingranano nemmeno la retromarcia prima che tutti i passeggeri abbiano allacciato la cintura di sicurezza!
L’Australia è un paese molto sicuro e non mi sono mai sentito in pericolo.
Il primo episodio da raccontare che mi viene in mente è questo: insieme ad altri due studenti AFS italiani che abitavano nella mia area, ci recavamo molto spesso a Sydney per fare un giro, e, soprattutto, perché ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire! Per ingannare il tempo durante il tragitto in treno –i treni australiani sono molto efficienti, ma lentissimi, rispetto ai “carri” delle Ferrovie Nord!-, solevamo metterci a cantare canzoni locali che avevamo imparato durante il Safari nell’Outback con gli altri AFSers, suscitando le risa dei pendolari, costretti ad ascoltare canzoni sicuramente d’altri tempi, e, per di più, cantate da Italiani! Addirittura, una volta ci è capitato di essere corretti da un signore che se la rideva “sotto i baffi”!!!
Certe cose si fanno solo quando si è all’estero!
Ciò che più mi ha colpito del modo di vivere australiano è, senza dubbio, il profondo rispetto delle regole che ognuno ha, caratteristica che gli Italiani non possiedono molto e che mi ha dato molto fastidio costatare al mio ritorno. Le persone, inoltre, vivono in modo molto rilassato rispetto a noi, senza però farsi mancare niente e lavorando come facciamo noi.
Ritornato in Italia, ho cercato di non “tagliare” i contatti con la mia famiglia ospitante e gli amici, sia Aussie, sia ex exchange students. E devo ammettere che ci sono riuscito, visto che grazie all’e-mail riesco a parlare molto spesso con l’Australia, ho incontrato Australiani venuti in Italia e ospitato uno dei miei fratelli ospitanti!
È bello vedere come in soli sei mesi si possano stringere legami affettivi così duraturi e che, spero, non si affievoliscano mai!
Sicuramente tornerò in Australia prima o poi, spero il più presto possibile!
Se dovessi dare un consiglio a una persona che si accinge a partire per un soggiorno all’estero, direi sicuramente di cercare, il prima possibile e il più possibile, di immergersi completamente nella cultura del Paese ospitante: è solo così che si può comprendere appieno il valore di un’esperienza di tale portata e trarre il massimo da essa.
Ovviamente, all’inizio sarà difficile, ma questa è, per definizione, un’esperienza che presenta difficoltà, sempre ripagate! L’importante è non arrendersi e rifiutarsi di comprendere, dimostrarsi sempre molto più aperti degli altri e curiosi di “apprendere” il più possibile.
Sì, la curiosità è senz’altro l’ingrediente principale perché l’esperienza all’estero entri a far parte di noi e diventi una tappa fondamentale della nostra vita. Buon viaggio!
Massimiliano
