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Calore e spontaneità
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Sono indescrivibili le emozioni che mi avvolgono quando ripenso all’”incredibile avventura” che ho vissuto in Honduras. Quando sono salita sull’aereo non avevo idea di cosa mi aspettasse dall’altra parte…ero agitata,felice ma allo stesso tempo triste, nemmeno io so descrivere cosa provavo esattamente. Immaginavo cosa mi sarei potuta trovare davanti una volta atterrata in “terra straniera” e ad essere sincera avevo anche un po’ di paura. Ancora mi ricordo il viaggio di otto ore in autobus per arrivare alla mia città…fuori un caldo terribile…unito alle mille emozioni che provavo dentro…ero curiosa…volevo conoscere la mia famiglia…e quel viaggio mi sembrò infinito. I pensieri che avevo in mente erano mille in quell’istante…mille sensazioni ed emozioni diverse…mi è anche capitato di pensare “ma chi me l’ ha fatto fare??”…eppure allo stesso tempo la voglia di immergermi in quel nuovo mondo era tanta. Ero una ragazzina “timidina” e un po’ impacciata e questo accresceva la mia agitazione al pensiero di incontrare la famiglia con la quale avrei convissuto per un intero anno.
Non nego che all’inizio ho fatto fatica a rapportarmi con loro, forse anche per il fatto che da parte loro non c’era quell’emozione di ospitare una ragazza straniera che si prova la prima volta, essendo io la diciassettesima in casa loro!! Ma alla fine, la decisione di restare con la mia famiglia, è stata la migliore che io abbia potuto prendere; il rapporto, specialmente con la mia sorellina è cresciuto a tal punto da arrivare a pensare a lei come una vera sorella e non cambierei per niente al mondo le emozioni che ho vissuto con lei. Mi ricordo il giorno in cui lei mi ha chiesto un consiglio sul suo primo amore, mi sono sentita una vera sorella maggiore!!In quel momento non ero felice, ma molto molto di più!

A scuola in Honduras si porta l’uniforme, ricordo che ancora prima di partire, dicevo che io non avrei mai indossato una ridicola gonna, odiavo le gonne. La divisa della mia scuola era verde e beige, sembravo un alberello, all’inizio mi vergognavo. Non volevo andare a scuola così, mentre vedevo i miei compagni così disinvolti in quella buffa divisa. Ho fatto fatica ad accettare questa cosa, fino a quando mi sono resa conto che a loro non interessava come io fossi vestita. Mi apprezzavano per quella che ero, quello che a loro importava ero io come persona e nient’altro. E alla fine, ho capito il senso di quell’uniforme: niente differenze,discriminazioni, eravamo tutti sullo stesso piano, lì dentro non c’era nessuno di più ricco o più povero, eravamo tutti uguali, persone che si amavano al di là di tutto. E tornata in Italia,mi sono resa conto che a volte mi piacerebbe che tutti indossassero l’uniforme anche qui. Niente “secchioni” e “ bulli”,ma tutti  ugualmente persone.
Il rapporto con i professori là è molto più confidenziale rispetto all’Italia, e ricordo i miei compagni che arrivati a scuola, abbracciavano i professori per salutarli.
La mattina io mi svegliavo felice al pensiero di andare a scuola, di passare una giornata con i miei amici, con i quali ho instaurato un rapporto più che speciale.
Se io sono riuscita a lasciarmi andare, è stato proprio grazie al fatto che ho avuto l’opportunità di legare con tutti, dagli studenti agli insegnanti, l’ambiente in classe era molto più disteso, si rideva, si scherzava e il gruppo classe era veramente compatto. Le stesse attività extra scolastiche, sono organizzate dalla scuola, e ciò rappresentava un ulteriore punto di incontro. Spesso ci si trovava il pomeriggio a scuola ad organizzare le coreografie, o a fare il tifo per la squadra di calcio della scuola, che giocava contro squadre di altri istituti.

La cosa che ho imparato ad apprezzare di più nelle persone del posto, è proprio quella che all’inizio mi dava più fastidio: quella che all’inizio consideravo “sfacciataggine” e che poi ho capito che non era atro che spontaneità, ciò che ha permesso che tra noi si creassero dei legami così forti e sinceri!
Un episodio che ricordo e che ancora mi fa sorridere è il giorno del mio compleanno. La sera i miei amici mi hanno fatto una festa a sorpresa, ero davvero emozionata!
E quella sera me ne hanno combinate di tutti i colori!!
In Honduras è tradizione far mordere l’angolo della torta, che solitamente è rettangolare, al festeggiato, e quando stai per addentarla, ti “spatasciano” dentro la faccia! Ma io essendo informata sono riuscita a evitarlo, allora i miei compagni hanno voluto farmela pagare…
Siamo usciti in giardino e ad un certo punto mi sento schiacciare in testa qualcosa di molliccio, mi hanno rotto in testa un uovo! e poi non è finita… hanno cominciato con “il lancio della farina”!!mi hanno impanata per bene insomma!da lì è cominciata la “battaglia”…alla fine della serata eravamo tutti bianchi dalla testa ai piedi!!!ho riso tantissimo e sono stata davvero bene!e la cosa più bella è stata che mi hanno scritto due biglietti con le nostre foto e tutte le loro firme e frasi di auguri…niente regali, eppure è stato il compleanno più bello che io abbia mai passato…i regali erano l’ultima cosa a cui avrei potuto pensare in quel momento!

Una volta tornata in Italia ho avuto un periodo di “trauma da rientro”. Per un attimo ero tornata ad essere la ragazzina insicura e impacciata. Ma poi piano piano sono riuscita a riscoprire la Silvia che ero stata in Honduras: mi sentivo molto più sicura di me e non davo più peso ai commenti e alle opinioni della gente… ero me stessa e stavo davvero bene!mi sentivo sicura e stavo in mezzo alla gente con molta più facilità. Inoltre fermarsi a riflettere sull’esperienza vissuta aiuta a maturare e a crescere, so che sembrano frasi fatte, ma è quello che io ho vissuto.

 

Silvia 


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