Racconti
Quando siamo arrivati a Hong Kong pioveva molto forte e c’era molta umidità: non la migliore accoglienza che ci si poteva aspettare comunque ci hanno poi spiegato che esiste un detto cinese il quale dice che la pioggia porta fortuna: un po’ come il detto italiano “Sposa bagnata sposa fortunata”.
Nonostante gli impegni lavorativi e scolastici di tutti i componenti sono riuscita a inserirmi nella vita familiare e a trovare i miei tempi e i miei spazi. In particolare ho legato con la mia mamma ospitante che mi ha spesso aiutata a superare le difficoltà, con la quale ero solita fare lunghe chiacchierate serali o uscire a fare shopping quando aveva tempo. Ho apprezzato il fatto di abitare in una zona rurale di Hong Kong in cui potevo tranquillamente passeggiare in aree verdi o per il mercato e osservare anziani riposare o portare “a passeggio” i loro uccelli canterini nei parchi, giocare a scacchi o vendere i loro prodotti dell’orto al mercato: aspetti di Hong Kong che non mi sarei immaginata!
Hong Kong è una città sempre in movimento e dai mille volti l’unico problema è che non li presenta tutti contemporaneamente: bisogna avere la pazienza di andarli a cercare così come quella di saper apprezzare la gente del posto con la sua lingua e le sue abitudini apparentemente strane ma che, se poi viste dal di dentro, risultano essere più che giustificate.
A scuola era obbligatorio partecipare a almeno una delle attività organizzate dopo l’orario scolastico: ovviamente non mi sono fatta problemi e ho collaborato al giornalino della scuola, giocato a ping pong e sono entrata nel gruppo delle Girl Guides. Ho anche avuto modo di partecipare insieme alle mie compagne di classe a alcune attività di volontariato che mi hanno permesso di conoscere alcuni aspetti insoliti di Hong Kong.
Una delle cose che più mi ha colpita tra le mie compagne è stata la loro semplicità nel divertirsi oltre che la loro fantasia e abilità manuale con la quale realizzavano regali.
Nonostante la severa disciplina scolastica alla quale mi sono però facilmente abituata sono rimasta stupita dal rapporto amichevole tra insegnanti e studenti.
Il cantonese è una lingua molto musicale. Sinceramente è stata una bella impresa riuscire passo passo a capire e appropriarmi della loro lingua. Dopo le difficoltà iniziali ho iniziato a parlare verso gennaio grazie al continuo aiuto e sostegno della mia mamma ospitante e delle mie compagne di classe. Non è infatti semplice imparare una lingua nuova quando a scuola devi per forza parlare inglese, le persone per la strada riconoscendo i tuoi tratti occidentali sfoderano il loro perfetto inglese. Sono comunque molto soddisfatta della mia impresa riuscita e della facce scioccate della gente quando mi sentiva parlare cantonese!
Ho scoperto che in fondo i ragazzi cinesi, nonostante debbano studiare molto per superare la selezione universitaria, sono come tutti i ragazzi del mondo a cui ogni tanto piace scherzare e divertirsi con gli amici. Quest’esperienza mi ha cambiata e non mi sono pentita di aver rinunciato o modificato qualcosa di quello che ero prima di partire. Hong Kong mi ha reso più ottimista, più aperta e tollerante, disposta a mettere in gioco le mie certezze e ho imparato che dopo le difficoltà si possono apprezzare maggiormente i momenti felici. Sono cresciuta interiormente e sono soddisfatta dei miei cambiamenti.
Chiara
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