Racconti
Mi vien chiesto di scrivere qualche riga sull’Islanda. Accetto entusiasta, ma poi brancolo nel buio. Compito troppo arduo. Come descrivere una terra, le sue abitudini, le sue tradizioni, le sensazioni, la gente, i volti, i sorrisi e i battiti del cuore? Come, avendo assaggiato solo la Capitale, e di essa solo una famiglia ed una sola scuola, descriverne l’intero sapore? Come descrivere un’esperienza di un solo anno che ha cambiato la mia intera vita?
Aaaah, l’Islanda! Islanda per me è l’inizio di un lungo percorso, che non so ancora dove mi porterà. Islanda innanzitutto è Reykjavik ed è casa. La mia seconda casa. È una famiglia che mi accoglie a braccia aperte e dona senza pretese. È una terra da scoprire e da esplorare. È un’opportunità da sfruttare al meglio e in ogni modo, ogni giorno, ad ogni ora. L’Islanda è una terra selvaggia e spoglia, dove l’occhio vaga libero senza limitazioni date da palazzi case città, è un cielo infinito che ti sovrasta, è “ La terra di ghiaccio dal cuore di fuoco”, un po’ come i suoi abitanti. Che si dice siano timidi ma son solo stupidi stereotipi. Che si dice siano chiusi, ma questi sono i giudizi di coloro che non hanno capito o non hanno osservato. L’ Islanda è uno dei paesi più ricchi del mondo, che ha l’onore di aver nominato la prima donna al mondo Presidente della Repubblica, che può vantarsi di non aver esercito, di essere un paese libero, moderno ma ricco di tradizioni che vengono vissute con naturalezza e semplicità, dove le famiglie lasciano libertà ai figli pur rispettando le ricorrenze famigliari, dove la scuola non si limita allo studio ma è luogo d’incontro, è occasione di confronto e le cui materie da scegliere variano dalla matematica alla “storia del rock” al corso di scacchi, a quello in lingua inglese sulla cinematografia, e cambiano ogni anno a seconda dello spirito di iniziativa dei professori, a cui si dà rigorosamente del tu.
Islanda è una religione che non assilla e non limita, è divertimento al sabato sera che inizia a mezzanotte e finisce alle 6 del mattino, è una lingua complicata e antica che è ahimè a rischio d’estinzione, causa ingerenza della lingua inglese che tutti masticano con facilità e che sta avendo la meglio sulla lingua locale. Islanda è neve e sole, ghiaccio e roccia, tradizione e innovazione, è una terra che è passata dal niente al tutto nel giro di pochi decenni.
Islanda è poi sorgenti d’acqua calda circondate dalla terra fredda, è cascate innumerevoli e diverse, è terra vulcanica e sabbia nera, è 13 folletti che qualche giorni prima di Natale ti lasciano un regalino nella scarpa (ma solo se hai fatto il bravo!), è Aurora Boreale d’inverno e luce per 24 ore d’estate, è musica elettronica e giovani band che suonano nei caffè. L’ Islanda è 300.000 islandesi, un popolo così piccolo che ha così tanto da dare e che è sconosciuto ai più e che s’immagina, chissà, come un popolo di freddi cavernicoli, magari vestiti di pelliccia, quando in realtà lassù un papà che fa la lavatrice e stira o una coppia di gay che gira a braccetto non fa notizia e lasciare il portafogli in una giacca incustodita non preoccupa. Un popolo di viaggiatori, conoscitori di tante lingue e grandi bevitori.
È terra di rifugio di personaggi famosi che vogliono un po’ di tranquillità, perché lì la gente osserva senza rincorrere né scattare foto, è terra di grandi artisti che ospita innumerevoli concerti ogni anno. È iniziare a lavorare intorno ai 14 anni senza vedersi forzati a trascurare i propri studi, è imparare ad essere indipendenti.
E, infine, è forse doveroso scrivere di quell’animo un po’ più fiabesco di certi islandesi, i quali credono nei fantasmi e affermano di avere visto elfi e folletti, tanto che le strade, dritte per chilometri e chilometri, alle volte curvano senza motivo.. o perlomeno senza visibile motivo: qualche islandese ti direbbe che lì c’è la casa di un folletto, che andrebbe su tutte le furie se lo si lasciasse senza dimora…
Giulia
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