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Così come la voglia di partire non è mai mancata, la voglia di ritornare a casa non è mai arrivata!

Sono partita per un bimestre in Sud Africa senza avere informazioni sulla famiglia che mi avrebbe accolta (il fascicolo è, infatti, arrivato qualche giorno dopo la mia partenza!), ma la cosa non mi ha scoraggiata: ero decisa a partire per la meta sempre sognata e l’avrei fatto! Una volta arrivata in “terra straniera” sono rimasta una settimana senza valigia, mio unico bagaglio, che si era smarrita già all’arrivo a Roma, dopo il volo dalla Sardegna.

Il soggiorno non si presentava senza problemi, ma ho trovato qualcuno che mi ha dato volentieri una mano. Inoltre… ero arrivata, seppur con tanta stanchezza addosso, e non vedevo l’ora di vivere questa emozionante avventura. Tanto più che la famiglia ospitante al completo era venuta all’aeroporto per conoscermi. E si è rivelata fantastica e simpatica sin dall’inizio. Tutti e 6 mi hanno fatta sentire veramente in famiglia, permettendomi l’inserimento in una nuova cultura senza difficoltà da parte loro e senza il minimo sforzo da parte mia, incitandomi a porre loro domande e mostrandosi tanto pronti a soddisfare le mie curiosità, quanto interessati alla mia cultura non solo nazionale, in buona parte già conosciuta, ma anche regionale. Ho allora scoperto che quello che in Italia si pensa del Sud Africa è in parte errato o manchevole: non è vero che il Sud Africa è una giungla o un deserto e che non esistono le grandi città, a parte le più conosciute Pretoria, Johannesburg e Cape Town; i “bianchi” sono abbastanza numerosi, sebbene forse meno dei “neri”, ma vi sono anche vaste comunità di indiani e in alcune zone sopravvivono numerosi i portoghesi: nella Repubblica Sudafricana si parlano più di 19 lingue… Ci sono alcune tribù che ancora vivono nelle capanne, ma lo fanno più che altro a scopo turistico. A Durban ho trovato anche molti immigrati da Paesi europei, americani, asiatici ed è stato facile fare amicizia, sia nella cittadina, sia nella scuola, un collegio femminile (dove mio malgrado ho dovuto indossare per la prima volta una gonna, la gonna rossa della divisa, ed un cappellino!). E’ difficile parlare di quei fantastici mesi, o raccontare questa meravigliosa avventura in breve tempo o in poche righe… Non riesco neanche a inquadrare un momento particolare: non posso assolutamente dimenticare o porre in secondo piano qualcosa. Posso solo ringraziare Intercultura per la possibilità offertami, e le mie due famiglie: italiana e sudafricana.

 

Annamaria


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