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Il natale è per strada
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Christmas, Jul, Noël, Natale. Quante parole per descrivere un solo avvenimento. Certo il Natale è davvero diventata una festa internazionale. In ogni paese del mondo, o quasi, se ne conosce l’esistenza. Un mese felice per molte famiglie, che incomincia proprio ora con l’arrivo dell’avvento.

Però questa festa non ha una vita facile e tranquilla. Con la globalizzazione e il consumismo tutto si è trasformato e lo sta facendo anche il significato del Natale. Si può dire che questa occasione aiuti  a vedere, con più clamore, la diseguaglianza tra le persone.

Molti quando si parla di povertà pensano subito al Terzo Mondo, ma che qua in uno dei paesi più ricchi del mondo e con uno dei welfare da invidiare, la Svezia; io ogni settimana, alla fermata dell’autobus, vedo almeno un persona che cerca e fruga nel cestino dell’immondizia. Sono silenziosi e passano sempre inosservati. Prendono di tutto: dalla lattina di Coca-Cola, con meno di mezzo dito di bevanda, al cartone della pizza con dentro solo più le briciole. Le prime volte che li vedevo mi stupivo e immaginavo che fossero soltanto in pochi, ma mi sbagliavo. Ora riesco a riconoscerli anche da lontano, ma non per i loro vestiti che possono apparire quasi sempre dignitosi e pressoché normali, ma dal loro portare con se sempre una o più borse di nailon, tutte rigorosamente gonfie dei loro effetti personali e dal loro andamento nel camminare; un buttare avanti i piedi con fatica e guardando sempre la strada, come a cercare qualcosa.

Gli occhi, spenti e bui di chi ormai non ha più niente da perdere, con il gesto ormai abitudinale di immergere le mani nella immondizia. Non fa più clamore o forse non ne hai mai fatto,tutto questo. Perché le persone “normali” non ci fanno caso e non danno, in apparenza, alcun segno di attenzione e continuano imperturbate la loro vita.

Questi uomini e donne, dimenticate dalla società, hanno un nome, come tutti e una casa. Un posto dove dormire e passare la maggior parte del loro tempo, che d’estate può essere una panchina; mentre ora si vive nella stazione di notte, perché oramai fuori è comparsa la prima neve e temperature si fanno sempre più basse. Li si può vederli parlare tra di loro o mentre fanno l’elemosina al di fuori delle porte scorrevoli. Non sono pericolosi, anche se alcuni, per il loro aspetto, possono impaurire di notte, ma non dimostrano aggressività, hanno solo bisogno di umanità, quella umanità che le persone perdono quando sta per arrivare il Natale.

Regali, cibo e addobbi. Ecco quali sono le tre parole chiave, dove le famiglie “normali” spendono il loro tempo. Comprare, cucinare e festeggiare. Ecco i verbi del Natale consumistico.

Ma il 25 dicembre è festeggiato da prima della nascita di Cristo e dalla sua trasformazione cristiana prima e consumistica poi.

La nascita del Salvatore, nato povero in una grotta o la nascita del Dio Sole, che ha battuto le tenebre. Ogni credenza sembra descriverla a suo modo, ma questa festività si celebra un concetto comune, che è ogni anno sembra diventare più invisibile, la bontà. La nascita è un evento che per secoli a affascinato l’uomo e proprio in questa occasione so si celebra. Perché quando un bambino nasce è puro, incapace di fare del male, ma solo di donare di affetto.

Il clima natalizio aveva come obbiettivo questo di far “rinascere” le persone. Ebbene il consumo sfrenato è tutto il contrario.

Ero convinto che la povertà non esistesse qua in Svezia, ma mi sbagliavo è un male di cui è affetto il mondo intero.

Alessandro Bregolin


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