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LETTERE DALLA TUNISIA
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 - 2 Settembre -

Ciao amici! non vi siete già dimenticati di me vero?
Ora, che ho raggiunto la casa in cui mi fermerò per i prossimo 10 mesi, non sono più una turista come ero a Korba e devo fare i conti con alcuni accorgimenti.  Ora sono immersa in un’altra cultura, sto affrontando una mentalità diversa e dal momento che sono venuta qua per osservare, conoscere, capire, non mi sento assolutamente legittimata di portare la rivoluzione!
La prima settimana con la mia famiglia non l'ho passata a casa, ma in un paese vicino a Sousa, ‘Amira, un villaggio rurale, dove vive la famiglia di mio padre tunisino, per assistere ad il matrimonio dello zio. Qui i matrimoni durano una settimana, c'è tutta la preparazione della sposa, al-arusa, che dopo il matrimonio non deve usare niente della vita precedente le nozze quindi compra tutto nuovo: mutande, sapone, scopa, asciugamani, mobili, tutto! I giorni prima della cerimonia ripone la dote accumulata durante la sua vita da ragazza in ceste che vengono poi trasportate nella nuova casa. Il trasloco è fatto dagli invitati/parenti che con le macchine fanno il giro per il paese suonando il clacson all’impazzata, cantando canzoni per l'occasione e suonando l'immancabile darbuka, il tamburo tipico tunisino. Tutto ciò accade il primo giorno. Il secondo c'è la firma del contratto di matrimonio e il terzo si fa una superfesta alla sera con musica ad altissimo volume fino a notte tarda, sono tre giorni di pura allegria! Nella casa dello sposo, ci sono varie serate, quella in cui si sacrifica il montone, quella in cui si sacrifica il toro e in cui viene un gruppo a recitare versi del corano, il tutto incorniciato da due ragazzi che sventolano due bandiere, una rossa ed una verde, la Tunisia e il colore preferito del profeta Maometto. La sposa invece durante gli stessi tre giorni indossa dei vestiti incredibili, si trucca e si acconcia come una star del cinema (libanese!), e i giorni prima delle nozze ufficiali, si reca all'hamman (bagno turco), si fa la ceretta a tutto il corpo e si fa fare l'henna (terra che colora la pelle)  alle mani e ai piedi, per presentarsi bella come una principessa al suo nuovo marito. Ah dimenticavo, nelle occasioni di festa ci sono sempre le donne che fanno dei gorgoglii strani con la voce, zaghrat, e fanno una confusione impressionante!

Al ritorno da ‘Amira, sono venuti a casa con la mia famiglia due cugini di Monastir e si sono fermati per un po’. Il bello è che qui chi viene a farti visita lo fa senza preavviso, si è sempre disponibili ed accoglienti, la casa è sempre piena di gente, vicini, amici, parenti da ogni dove, ed è normale preparare da mangiare per 10-15 persone a pasto! Il problema poi è lavare i piatti di queste persone, ma, per fortuna non si utilizzano posate ma ci si accompagna con il pane (sempre fresco e fatto in casa!), quindi si risparmia un po’ di lavoro! Quasi dimenticavo, l’impatto con il cibo. Allora, i primi giorni non riuscivo ad entrare nemmeno in cucina, non mi ero ancora abituata al forte odore delle spezie, poi piano piano, prendendo confidenza un po’ alla volta, soprattutto con il peperoncino! Grazie all’abilità e maestria della mia mamma tunisina nel preparare da mangiare ho imparato ad apprezzare la cucina tradizionale, anzi so già i miei piatti preferiti: tutti! Non immaginate che delizia! Quasi quasi vi dico che il pranzo e la cena sono i momenti della giornata che mi piacciono di più!
Casa mia è diversa da tutte le altre case che ho visto sino ad ora: è un blocco unico circondato da un piccolo giardino dove la mia mamma tunisina coltiva limoni e melograni, e dove brulicano polli galletti pulcini e cani; la classica casa tunisina invece, come era quella dei nonni, è col cortile centrale lungo il cui perimetro si susseguono varie stanze appartenenti a famiglie diverse ma naturalmente imparentate, bagno e cucina sono comuni, la vita si svolge tutta nel cortile, si mangia, ci si riposa, si chiacchiera, si schiaccia un pisolino di giorno tanto è ricoperto di tappeti, materassi e cuscini per il massimo comfort possibile!
Casa mia non é grandissima anche se viviamo in sette, (per chi non lo sapesse, vivo con 4 sorelle, Nadia, Amira, Amel e Sirine e con i due genitori, Najoua e Mohammed Ben Salem) ma è confortevole. Dormo in stanza con Amel che ha solo un anno più di me con la quale vado a scuola dato che siamo allo stesso Lycèe. Sto legando con tutte le sorelle, comincio a sentire la casa in cui vivo in un certo senso mia, mi trovo davvero a mio agio con tutti i componenti della famiglia, con me sono tutti gentili e non mi fanno mai mancare niente. I genitori sono praticanti musulmani, la mia mamma tunisina è dolcissima,è una donna molto elegante che porta sempre vestiti lunghi e si copre la testa con il velo, anche il papà tunisino è sempre premuroso con me, prega ogni sera quando ritorna dal lavoro ed è lui che mi racconta molte cose sulla sua religione e sul suo Dio.
Fra un po' sarà Ramadan, e naturalmente la mia famiglia lo segue...vi faro sapere se riuscirò anche io seguirlo!
Non vivo in centro ma in un paesino lontano tre quarti d’ora dalla capitale, Tunisi. Anzi vi dico che vivo proprio in un villaggio che ha un nome un po' inquietante Bou Hahnach, cioè “padre del serpente”! Fico, no?! La scuola dove vado è invece nel paese che dista circa un quarto d’ora da dove abito, si chiama Mornaguia, e questa volta non significa nulla per quanto ne sappia. Vivere in un luogo un po' sperduto nel mezzo della steppa tunisina è forse la cosa più difficile a cui dovrò abituarmi, ma adesso che ho cominciato la scuola e frequento anche il paese vicino che è un po' più grande vedo gente nuova, parlo con tantissime persone, sono tutti curiosi di sapere chi sono e che cosa ci faccia lì. Vaglielo a spiegare! Devo apparire loro come un extra terrestre! La scuola tunisina è davvero strana, ha degli orari assurdi tipo entri alle undici esci alle quattro, o vai due ore la mattina e poi tre ore il pomeriggio fino alle cinque... Credo sia comunque perché sono sovraffollate e quindi bisogna estendere l’orario di lezione fino al pomeriggio e coordinare le migliaia di classi e sezioni che ci sono. Pensate che solo in classe mia siamo 43!

Ah! Non ho parlato della LINGUA! Le materie a scuola le svolgo tutte in francese perché sono in una classe ad orientamento scientifico e nella scuola tunisina le materie scientifiche si fanno in francese, quelle umanistiche invece sono in arabo classico, che non è l’arabo parlato, il dialetto infatti non si scrive, ma è quello dei libri, dei giornali, della televisione, quello che incomincerò a studiare a breve a Tunisi. Ormai posso dire con orgoglio che con il francese me la cavo più che bene, e che con l'arabo mi sto applicando anche se non è una passeggiata ma neanche chissà che! Beh vediamo come sarà fra qualche mese.
Bene! Credo di non aver tralasciato nulla, chiedo un'altra volta perdono per le ore e gli occhi che avrete perso per leggere la mia infinita lettera, mando un abbraccio grandissimo a tutti!
Ciao amici, ci sentiamo alla prossima, Inch’Alah! (“Se Dio Vuole”)
Baci baci baci! Raccontatemi cosa succede da voi!

Meri
(in diretta dalla Tunisia!)


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