rss
HomepageCercaMappa del sitoLinksRichiedi informazioni

Racconti

 

Link alle altre sezioni del sito

 
Clicca per Ingrandire
Ero una di famiglia già dal primo momento
Scegli un'altra categoria:
Scegli un altro racconto:

 

All'inizio i rapporti con la mia famiglia ospitante non erano così forti. Vivevo con mia mamma ospitante, vedova da qualche anno e con la compagnia di due cani e un gatto. Niente fratelli, sorelle, cugini o nipoti che potessero avere la mia stessa età; la persona che più si avvicinava ai  miei 17 anni era il  mio vicino di casa di appena 6 anni, a cui tuttora sono affezionatissima. Mi sono trovata a dover "sopportare" il silenzio che aleggiava in casa mia, poiché non avevo nessuna idea di come si parlasse l' ungherese e mia madre parlava solo ungherese e il russo.

Per questo in ogni momento della giornata andavo in giro con il vocabolario sotto braccio, aprendolo ogni volta che ne sentivo il bisogno; ormai eravamo cosi abituate, io e mia mamma alla sua costante presenza. Esso aveva anche il posto d' onore a tavola, durante i pasti. Era comico vedere come, per chiedere una semplice cosa dovessi far uso del dizionario. Non lo dimenticherò mai!

Comunque a parte le difficoltà iniziali, la cosa che mi è piaciuta di più è stata il fatto che mia mamma non abbia fatto altro che coccolarmi e viziarmi in una maniera spropositata sin dai primi giorni. Poi, a inizio ottobre, tutto è diventato più semplice. O per amore o per forza avevo dovuto imparare l'ungherese e da quel momento sono iniziate le lunghe chiacchierate all'ora di cena o mentre si lavavano i piatti. I discorsi più frequenti sulla cucina, sia ungherese che italiana; oppure su come vivo in Italia, parenti, amici e conoscenti. Penso che ora mia mamma si ricordi ancora di come si chiamano i miei compagni di classe o i miei nonni.

Una delle cose che ricorderò maggiormente è la disponibilità e il calore degli ungheresi (contrariamente a quanto pensassi).

 Non fanno altro che coprirti di attenzioni, chiedendoti ad ogni minuto se hai bisogno di qualcosa o più frequentemente se hai fame. Sembra che in Ungheria la cosa più importante sia mangiare. Quando sei a casa di parenti o amici immancabilmente inizi a mangiare 2 ore dopo l' orario stabilito, per finire poi 5 ore dopo, piena e con minimo 2kg in più e sempre, immancabilmente, avanza qualcosa quindi sei pure " costretto"  a stare a casa.

Oltre a questi aneddoti, la cosa che più mi ha colpito è come sono stata accolta, ovvero come una di famiglia già dal primo momento, senza neanche conoscerci.

Questo tipo di accoglienza ti spiazza, ti fa sentire subito a casa e non come un ospite ma immediatamente come una di famiglia. Mi sono state presentate persone di cui non dimenticherò mai i volti, i colleghi di mia madre o solamente il negoziante all' angolo. E'stato in un certo senso un non essere mai andata via di casa, nonostante il fatto che vivessi in una città di 200.000 abitanti a fronte dei 2.000 del mio paesino natale in Sardegna.

La mia cerchia di amici era perlopiù a scuola, nelle classi che frequentavo. Da subito mi hanno accolta come una di loro, curiosi di scoprire più cose possibili su di me e soprattutto trattandomi come una di loro (vedi i suggerimenti durante i compiti in classe o il dovermi battere con loro contro una verifica...). Il primo giorno di scuola è stato un perfetto disastro!!! mi sono dovuta presentare in ungherese davanti a tutta la scuola schierata nel campetto da calcio, per non parlare del fatto che non sapevo di dovermi presentare!!! ...poi non sapere dove si trovasse la mia classe!! un incubo.

Ma col tempo mi sono affezionata tantissimo a quella scuola, alla sua gente e ai miei amici che mi sopportavano quando chiedevo loro aiuti per traduzioni e cose simili. Non mi scorderò mai del mio tutor: il professore di matematica, che mi ha subito accolta in classe mettendomi alla prova alla lavagna già dal primo giorno. Ho addirittura fatto una lezione di italiano, nonché aver fatto parte della squadra di atletica...non abbiamo vinto, ma pazienza.

Sotto il profilo del rendimento, beh, diciamo che me la sono presa comoda.

Seguivo tutte le lezioni e mi prestavo volentieri a fare i compiti di matematica, diventando la più brava della classe. Ovviamente non disdegnavo i compiti di inglese.

L'attività extrascolastica preferita: in giro con gli amici di AFS. Immancabilmente, ogni giorno dopo la scuola ci incontravamo per stare insieme, anche solo per una chiacchierata veloce in piazza. I mie compagni di classe vivono tutti, o quasi, in collegi quindi non avevano libera uscita così frequentemente. Il venerdì era dedicato alla lezione di ungherese, sabato e domenica liberi per le gite. Ho girato più o meno tutta l' Ungheria,  andando nei posti più disparati. Ormai so a memoria gli orari di partenza dei treni da 5 o 6 stazioni diverse. Diciamo che ho anche approfittato delle occasioni offertemi per girare l'Europa.

Le cose che sicuramente non dimenticherò mai sono, la mia città, Debrecen, bella bellissima da impazzire; la mia mamma ospitante, che tanto ha fatto per me e tanto sta ancora facendo; i mie amici ungheresi e gli AFS students, con cui son stata benissimo, Ne rimpiango ogni giorno la compagnia.


Stampa
Realizzato da tnx.it - Siti Internet

copyright © 2012 by Intercultura.it