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"Noi in Ungheria facciamo così..."
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Sono decisamente in crisi, sono qui davanti al mio computer e non so cosa scrivere, mi è stato chiesto di parlare della mia esperienza, ma non si può farlo su un pezzo di carta, è una cosa talmente vasta che è limitativo ridurla a poche righe.
Prima di tutto comincerei col dire che quando siamo atterrate all’aeroporto di Budapest le altre ragazze che erano con me facevano i salti di gioia, ogni cosa era bellissima per loro, io non facevo altro che pensare a casa mia e cercavo solo un modo per tornare indietro. All’inizio è stato davvero difficile, pensavo di non farcela a lasciare tutti i miei amici, i miei genitori, mio fratello e la mia casa, per interi giorni ho pianto sentendomi in colpa, ero convinta di aver fatto l’errore più grande della mia vita partendo.
Ma dopo tutto questo sconforto e nostalgia sono riuscita ad aprire gli occhi e a vedere i lati positivi che aveva da offrirmi questa esperienza e così ho cominciato a divertirmi e ho capito che il trucco per questa metamorfosi sta nel guardare ogni novità come una piccola sfida e provare e riprovare senza alcuna fretta, fino ad ottenere ciò che si vuole, senza aver paura delle figuracce!
Io sono stata davvero fortunata, sono stata ospitata da una famiglia straordinaria, ed ora ho una mamma, un papà, una sorella, un fratello, dei nonni e degli zii anche in Ungheria! Ho vissuto a Cece, un paesino di campagna famoso per la paprika e le angurie di circa 3000 persone, il classico paesino da romanzo con la strada asfaltata nel mezzo e tutte le case ai lati e le viuzze più piccole che lo percorrevano tutte sterrate, e oltre al paese solo campagna, ettari ed ettari di campagna. Inizialmente ero scontenta di vivere in un paese così piccolo in mezzo al niente, ma devo dire di essermi ricreduta dopo aver partecipato a tutte le feste, stagione per stagione e a tutti i festival, che se fossi stata in una grande città non avrei nemmeno immaginato.
In Ungheria, ma soprattutto nei paesini di campagna hanno usanze molto diverse dalle nostre, per esempio non mangiano mai tutti assieme, e questa è una cosa che ancora ora, quando torno a trovare la mia famiglia, faccio fatica ad accettare, loro mangiano come e quando hanno voglia! Se uno ha fame apre il frigo e mangia! Solo in rare occasioni si mangia tutti insieme. Un altro fatto mi ha lasciata sconcertata all’inizio, ma poi mi ci sono abituata: la prima volta che mia sorella mi ha chiesto di uscire con lei la sera le ho risposto di si, ma erano le sei di sera, e ho pensato che saremmo uscite solo entro un paio d’ore, quindi ho cominciato a fare altro, lei invece era li che mi guardava strano, per dirmi che era ora di uscire! Alle sei di sera e siamo tornate alle 10! Non riuscivo a riorganizzarmi con gli orari, cena alle 4 del pomeriggio, uscita serale alle 6, rientro alle 10, ma col tempo mi ci sono abituata, tanto che quando sono tornata in Italia mangiavo spaghetti alle 3 del pomeriggio!
Il cibo in Ungherese è molto particolare, ma è assolutamente fantastico! Prima di ogni pasto mangiano sempre una zuppa o una minestra, che non sono però come le nostre, non so descriverle, sono buone!!! Per non parlare della carne, dei milioni di modi che hanno per cucinarla, o dei dolci, dei vini, della palinka (la grappa ungherese)…tutto assolutamente prelibato!
In Ungheria la vita è molto più tranquilla rispetto a quella italiana, non ho mai visto nessuno correre con frenesia come facciamo noi. Io andavo a scuola fino alle 2, dal lunedì al venerdì, poi al pomeriggio prendevo l’autobus e andavo a Szèkesfehèrvàr per uscire con le altre ragazze di intercultura provenienti da ogni nazione del mondo, o per andare alla lezione di ungherese, visto che gli ungheresi passano il loro pomeriggio studiando. Poi la sera tornavo a casa, andavo con la mia mamma a comprare e a portare il pane alla nonna e tornavamo a casa e la sera giocavamo a carte o a dadi tutti insieme, guardavamo la tele e mi insegnavano l’ungherese e nel fine settimana o passavo le mie serate al pub con gli amici del paese oppure andavo alle feste con le altre ragazze di intercultura.

L’ungherese, una lingua bellissima, musicale, ma terribilmente difficile. Ancora oggi mi sembra incredibile il fatto di essere riuscita ad imparare questa lingua. È piena di suoni che a me sembravano assolutamente identici e che invece, col tempo, ho imparato a distinguere. Posso vantare, per mia fortuna, degli insegnanti stupendi, sto parlando della mia famiglia che mi ha sempre seguita passo dopo passo, correggendomi ed insegnandomi ogni giorno qualcosa di nuovo. Poi devo ringraziare Tùndi, la mia prof di ungherese, che è riuscita ad insegnare l’ungherese a delle persone di ogni possibile nazionalità pur non conoscendo una parola di inglese, e poi quando si stufava di farci studiare sui libri ci prendeva e ci portava in centro a fare shopping, al bar, al mercato o al cinema facendo parlare noi insegnandoci così i dialoghi della vita quotidiana. Ultima, ma non meno importante è stata la mia nonnina. Con lei ho imparato davvero tanto perché si sedeva accanto a me e mi parlava, mi raccontava delle storie, all’inizio non capivo proprio nulla, ma piano piano, aiutandomi con un po’ di intuito ho imparato a starle dietro ed ad apprezzare tutte quelle storie e quelle leggende contadine. Grazie a lei ho imparato un sacco della cultura ungherese ed è riuscita a farmela entrare nel cuore e a farmi sentire quel paese anche mio.
Oltre ad avere imparato una nuova lingua, ho stretto rapporti con tantissime persone che mi hanno cambiato la vita, senza le quali ora mi sentirei persa, ho viaggiato in lungo e in largo… Ma la cosa più importante è che non ho semplicemente imparato una nuova cultura, l’ho resa proprio mia, anche ora che sono qui, quando c’è qualche celebrazione o qualcosa di particolare, o anche solo una semplice festicciola, mi viene spontaneo dire :”noi in Ungheria facciamo così…”, l’Ungheria ormai è la mia seconda casa, è il paese che mi ha fatta diventare una donna, che mi ha fatto crescere, che mi ha fatta piangere e ridere, è casa mia.
Ed ho anche imparato a parlare della cultura italiana.

Stando via ho imparato ad essere meno impulsiva, ho imparato a non giudicare le persone dalle apparenze, cosa che prima di partire facevo molto spesso. Ma soprattutto ho imparato ad amare veramente e a voler bene dal più profondo del cuore e non solo superficialmente.

All’inizio la mia famiglia italiana, nonostante fosse contenta dell’esperienza che stavo vivendo, era un po’ scettica, ma quando poi sono venuti a trovarmi a fine aprile ed hanno conosciuto tutta la mia famiglia ungherese e la mia nuova vita sono stati contentissimi ed orgogliosi ed ora anche loro si telefonano, quando la mia famiglia ungherese è venuta a trovarmi in Italia quest’estate stavano ore a parlare e a raccontarsi storie, e vi posso assicurare che questo è bellissimo, è una sensazione che non si può immaginare fino a quando non si vive, vedere le tue due famiglie insieme, il tuo papà italiano con il tuo papà ungherese che chiacchierano, la tua mamma italiana e la tua mamma ungherese che ti sgridano contemporaneamente ed in lingue diverse per il disordine che hai lascito in camera, i tuoi fratelli ungheresi con il tuo fratello italiano che provano a giocare insieme, sembra banale da dire, ma è una sensazione che ti stringe il cuore dalla felicità.

L’Ungheria è un paese magico dove la storia è presente in ogni centimetro, in ogni respiro, in ogni sorriso. Se tornassi indietro rifarei quest’esperienza milioni di volte!!!

 SOK SZERENCSÈT MINDENKINEK (buona fortuna a tutti)!!!

Ilaria

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