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Che cosa si aspetta da un’esperienza del genere una famiglia che decide di ospitare per un lungo periodo un ragazzo di un altro paese mai conosciuto prima?

Che cosa porta con sé e che cosa lascia, alla fine, questa avventura così insolita all’interno della propria casa?

Porta all’inizio entusiasmo, curiosità, aspettative e un pochino di ansia. Ci sarà un po’ di fatica in più nella gestione domestica e ci vorrà, da parte di tutti, un atteggiamento di pazienza e buona volontà. Poi arriva qualche disagio, qualche incomprensione, che diventano però spesso occasioni di conoscenza di quel paese lontano che il nostro nuovo figlio ha portato con sé.

E infine i diversi punti di vista da cui lui vede il nostro paese diventano riflessioni da fare insieme sul nostro modo di vivere e noi impariamo ad osservare, come in uno specchio, la vita che conduciamo, i valori in cui crediamo, le abitudini di una vita con una nuova curiosità rivolta a noi stessi. E intanto ci mettiamo dalla sua parte ed è più facile capire le sue sorprese e le sue difficoltà. La conversazione a tavola non riguarda più solo i dettagli della conduzione domestica o le piccole cronache di ogni giorno, ma si arricchisce di argomenti dagli orizzonti più ampi e interessanti, e si scopre molto di più sui propri figli e sui loro interessi. Si può decidere di andare tutti insieme ad un consiglio comunale o di scoprire l’ultima malga rimasta sulle montagne in alto lago, dove c’è anche una chiesina romanica. Spiegare la nostra maniera di vivere e tentare di capire la sua, mentre a turno giriamo il risotto, è il viaggio più affascinante che la nostra famiglia abbia mai compiuto.

 
Anna, volontaria del Centro Intercultura di Como e .. mamma ospitante di tanti studenti.


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