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Da cosa nasce il confronto? Riflessioni di una studentessa in Thailandia

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Carla ha 17 anni, viene da Cala Gonone (Nu) e da qualche mese è in Thailandia, nella provincia di UdonThani.
In occasione della giornata della memoria e alla luce di recenti fatti di cronaca, ci ha mandato delle riflessioni su stereotipi, pregiudizi e sul germe nascosto dell’intolleranza. 

 

La Giornata della Memoria serve a combattere il razzismo combattendo l’ignoranza. Il giornale tedesco “Der Spiegel” vorrebbe cacciarci dall’Europa: “Ci si può fidare di un popolo di Schettini? Schettino è il perfetto italiano, potete immaginare che fosse un tedesco? Merita di stare in Europa un popolo che ha fatto Napoli?”. È un razzismo idiota. E sarebbe scontato quanto idiota e inopportuno rispondergli: ci si può fidare di un popolo che ha ucciso e bruciato 6 milioni di ebrei? Merita di stare in Europa un popolo che ha fatto Auschwitz? Ieri usciva un sondaggio in Germania: sotto i 35 anni, un tedesco su 4 non sa cos’è Auschwitz. Oggi è la Giornata della Memoria. Funziona se entro sera quel 25 % di giovani tedeschi finalmente sa.


Al di là di questa giornata, sempre più spesso mi accorgo che molte persone, quando vengono a contatto con una realtà diversa dalla loro, non la analizzano a fondo, giudicandola male.
Non molto tempo fa mi è successo di ritrovarmi in mezzo ad un gruppo di adulti italiani che per motivi di lavoro si trova a soggiornare spesso qui in Thailandia. Ebbene, tra i vari argomenti di discussione, si è cominciato a parlare dei thailandesi, della loro cultura, definendoli stupidi; rivolto a me un uomo mi chiese: “tu che ormai vivi qui da sei mesi, puoi confermare che sono un popolo di stupidi no?”.
In quel momento, ho sentito la gola bruciare e la voglia di piangere, avrei voluto rispondere a tono (per fortuna la Thailandia mi ha regalato tanta pazienza e autocontrollo): mi sono sentita parte integrante di questo meraviglioso popolo e così, rispondendo, l’ho difeso a spada tratta, cercando di contenere il mio sdegno nei confronti di tanta superficialità di giudizio. Come si può giudicare una intera popolazione stupida? Come si può ridicolizzare così una cultura millenaria e affascinante come la cultura thailandese?

 

In quel momento, l’unica cosa che frullava nella mia mente era “ignoranza e razzismo, ignoranza e razzismo, ignoranza e razzismo, ignoranza e razzismo, ignoranza e razzismo!” Non riuscivo davvero a capire il giudizio di quell’uomo.
Allora ho cercato di ricordare, e riportare alla mente il mio primo mese di scambio, com’ero prima di venire, tutti gli episodi della mia vita in cui direttamente o indirettamente mi ero trovata a “conoscere” altre e diverse culture e mentalità. Quello che ho dedotto è che il mio stupore nel giudizio di quell’uomo è dovuto alla mia lontananza dall’Italia: Infatti, con grande tristezza mi sono resa conto che quasi tutte le persone giudicano ciò di cui vengono a conoscenza, senza poterselo permettere in realtà. Io stessa probabilmente, se avessi ascoltato il suo discorso un anno fa, mentre ero in Italia, gli avrei dato ragione. Con tanto amaro in bocca, mi sono ricordata di tutti i giudizi che ho sentito riguardo alla Thailandia.

 

Non ho potuto fare altro che provare tristezza, e oggi, riflettendo sul razzismo ho pensato: si sarebbe mai arrivati a ciò che è successo decenni fa, se prima non si fosse partito da cose più “leggere” come giudicare un popolo stupido, o nel caso degli ebrei, inferiore?
È solo diventando cittadini del mondo che possiamo capire quanto sbagliamo nel giudicare chi è diverso da noi. Ho imparato la tolleranza, nel momento in cui ho dovuto adattarmi al diverso, che non mi piaceva affatto.
Ho imparato ad amare ciò che odiavo, a capire ed apprezzare cose a me incomprensibili, a fare mie abitudini che consideravo insopportabili. È incredibile quanto si possa cambiare in un anno. È incredibile quanto si può far maturare la propria identità personale, farla crescere e farla diventare multicolore, aperta ad ogni nuova situazione, sopportato ogni “assurdità”, aprendo la mente all’incredibile.







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