rss
HomepageCercaMappa del sitoLinksRichiedi informazioni

Racconti

 

Link alle altre sezioni del sito

 
Clicca per Ingrandire
Mi sentivo parte integrante dell'Honduras
Scegli un'altra categoria:
Scegli un altro racconto:

Sono quasi tre gli anni che mi separano dall’inizio della mia esperienza, ma al mattino mi sembra ancora di sentire radio “La voz del Atlantico”, che a ritmo di salsa e merengue mi svegliava.
Vivere in Honduras è stata l'esperienza più bella e profonda che potessi mai vivere.
Ricordo ancora il mio primo giorno in Honduras; ero davvero felice ed impaziente di conoscere la mia nuova famiglia. Il primo giorno, quello in cui conobbi mia madre hondureña, accadde qualcosa di strano, in quanto io non sapevo fosse lei  mia madre ospitante, né tanto meno lei sapeva che io fossi sua figlia ospitante, ma l'una fissava l'altra. Non sapevo che dire, né tanto meno che fare, e fu lei a rompere il ghiaccio dicendomi “Yo soy tu mamà”. Ad un tratto mi sentii rassicurata.
Arrivati a Puerto Cortes, il porto più importante, nonché il più esteso del Centro America, conobbi il resto della mia famiglia: mio padre, i miei due fratelli e le mie due sorelle. Mio padre hondureño mi faceva quasi paura per la sua corporatura, ma in quel momento non sapevo che proprio quell'omone, avrebbe sostituito quel papà che in Italia mi era venuto a mancare. Appena arrivata in città fu la gente a colpirmi, per la spontaneità, la cortesia ed il calore che la caratterizza.
Dopo aver visitato casa, posai le valigie ed andammo in centro. Fu proprio durante le tante passeggiate che ebbi la possibilità di conoscere la gente, i vari luoghi così come gli itinerari degli autobus, il mezzo di trasporto più economico dell'Honduras.
Dopo solo pochi giorni, fui in grado di spostarmi da sola e, in generale, mi adattai molto presto.
Non era difficile vedere mucche, cavalli ed iguane per la strada, così come coccodrilli nei fiumi!
L’ospitalità della mia famiglia faceva sì che mi sentissi davvero come in casa mia, tanto da riuscire a mettere da parte la mia timidezza.
Così come la mia famiglia, l’ambiente scolastico fu di grande importanza sia per l’apprendimento della lingua, sia per abituarmi a vivere tra i miei coetanei.
I primi giorni facevo davvero fatica ad abituarmi all'uniforme: mi sentivo davvero in imbarazzo con gonna, calzette bianche  e camicia, ma con il passare del tempo capii che anche quella era parte della cultura hondureña e che per gli altri era normale vedermi in uniforme.
Le lezioni iniziavano alle sette del mattino, e finivano alle due del pomeriggio, dopo aver pranzato.
Al ritorno a casa era per me un'abitudine sedermi sul dondolo e parlare con mio padre della giornata trascorsa, mentre il caffè stava sul fuoco.
Dopo essere ritornata da lavoro, mia madre si univa a noi, non prima, però, di aver tirato fuori dal freezer la crema di fagioli, alimento base nella dieta hondureña.
Spesso aiutavo mia madre in cucina, imparando  deliziose ricette a base di “platanos”, fagioli, ”tortille”, tanto da diventare un'ottima cuoca e sostituirla in cucina. Ho anche imparato ad assaggiare prima di dire che un piatto non mi piace, soprattutto dopo aver mangiato piatti a base di iguana o tartaruga!
Con il passare del tempo mi sentivo parte integrante non solo della mia famiglia, ma in generale della società, soprattutto dopo aver acquisito una buona proprietà di linguaggio.
Ricordo molti momenti passati insieme alla mia famiglia e ai miei amici con quali avevo un ottimo rapporto. Per loro ero inizialmente “la chela”, poi “la hondureña” e, infine, “la negrita”, perché avevo imparato ad intrecciare i capelli come fanno le donne garifuna.
Gli hondureñi sono amichevoli, disponibili, allegri e hanno, soprattutto, la capacità di trasmettere la felicità che li caratterizza, nonostante molti di loro vivano in condizioni disagiate.
Ricordo che ad Ottobre andammo a visitare le rovine maya di Copan e una signora credeva che fossi hondureña. Per me fu davvero una soddisfazione sentirmi dire da qualcuno che avevo un accento tipico di Puerto Cortes!
Vivere in Honduras ha cambiato non solo le mie abitudini, ma la mia personalità.
La Lucia timida, riservata, la ragazza che aveva paura di parlare in pubblico ed esprimere le proprie opinioni, ha lasciato il posto ad un’altra sicura di se stessa, che non si arrende davanti alle difficoltà. Posso davvero dire che un'esperienza all’estero cambia la vita, perché ti fa guardare il mondo con occhi differenti.
Grazie mille ad Intercultura!

Lucia


Stampa
Realizzato da tnx.it - Siti Internet

copyright © 2014 by Intercultura.it