A lezione di “formazione per il lavoro”

Stefania

Da Verona in Messico per un anno

Oramai è già passato un mese da quando ho iniziato a frequentare la mia scuola qui, in Messico, in una cittadina chiamata Coatepec.Il primo giorno di scuola credevo sarebbe stato imbarazzante e almeno un migliaio di volte mi ero immaginata quel momento. Invece, tutto è stato molto naturale, quasi fossi sempre appartenuta a quel luogo. I compagni mi hanno accolto calorosamente, chiedendomi tantissime cose sulla mia cultura e sulla lingua italiana e offrendosi di spiegarmi le più disparate tradizioni del luogo, cosa che mi è stata facile da comprendere perché già prima di partire conoscevo lo spagnolo. Inoltre, poco dopo l'inizio della prima ora è arrivato in classe un altro ragazzo italiano, conosciuto nel campo pre-partenza a Roma, cosa che mi ha rassicurato e rallegrato.
Le differenze con il sistema scolastico italiano sono molte, ad esempio i compiti valgono molto e coprono quasi la metà della valutazione finale. Inoltre, nel quinto (ovvero penultimo) semestre si sceglie un'area di interesse in tre materie la classe si divide a seconda dell’area scelta.
I compagni mi hanno accolto calorosamente, chiedendomi tantissime cose sulla mia cultura e sulla lingua italiana e offrendosi di spiegarmi le più disparate tradizioni del luogo

Le materie che studio qui sono completamente differenti da quelle italiane. Per esempio, ho iniziato a imparare il greco e il latino, cosa che in Italia non ho mai fatto. Inoltre, nella materia chiamata "formazione per il lavoro", che potrebbe corrispondere alla materia italiana di arte, facciamo molti progetti e attività creative, come la realizzazione di un tappeto di segatura colorata fatto in occasione della festa del patrono della città.
Anche la struttura del'istituto è diversa. Per esempio, nel mio colegio (di formazione cattolica) ci sono la primaria, la secondaria e le superiori. Inoltre, in classe non ci sono banchi e sedie come in Italia, ma semplici sedie con una tavoletta sul bracciolo.
I professori si fanno chiamare per nome e con loro il rapporto è più informale che in Italia, però non manca mai il rispetto. Anche tra compagni solitamente c’è complicità, forse per il carattere allegro e molto socievole dei messicani. Grazie a loro non ho sentito la difficoltà nell'integrarmi in questo nuovo contesto e mi fanno sempre sentire parte della classe, come se fossi una di loro.
Grazie ai miei compagni non ho sentito la difficoltà nell'integrarmi e mi fanno sempre sentire parte della classe, come se fossi una di loro.

Stefania

Da Verona in Messico per un anno

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