American school system!

Sofia

Da Rimini negli USA per un anno

Prima di arrivare qui in America, nel Kansas, pensavo alla scuola americana come allo stereotipo che tutti si fanno guardando i film americani: niente compiti, basta essere bravo in uno sport per avere buoni voti nelle materie, i ragazzi girano per la scuola indisturbati palleggiando o chiacchierando davanti ai loro armadietti.Devo dire che molte delle cose che si vedono nei film riflettono la realtà, ovviamente esagerata e romanzata: ogni studente ha il proprio armadietto, non si può però camminare per i corridoi senza una giustifica firmata dall'insegnante dopo il suono della campana; una cosa stranissima per me, dover far firmare la mia agenda dal professore per andare in bagno!
Molti ragazzi fanno parte dei diversi team della scuola, cosa molto bella e divertente perché ti permette di conoscere nuove persone, ma questo non è certo sufficiente per avere ottimi voti: io, per esempio, sono nella squadra di corsa campestre; dopo le lezioni ho allenamento tutti i giorni fino alle cinque, poi torno a casa e subito dopo cena faccio i miei compiti per un paio d'ore. Ovviamente non è la mole di compiti che gli insegnanti italiani assegnano ai ragazzi, però si deve pensare che qui la scuola finisce alle tre del pomeriggio quindi si ha relativamente meno tempo per farli.
Io sono nella squadra di corsa campestre; dopo le lezioni ho allenamento tutti i giorni fino alle cinque, poi torno a casa e dopo cena faccio i miei compiti
Per quanto mi riguarda, adoro la mia scuola, conoscere nuovi compagni di classe ogni giorno, pranzare alla mensa, correre insieme ai miei "team-mates" nel pomeriggio. Probabilmente saprete che per ogni materia si cambia classe: all'inizio questa cosa mi dava molto fastidio perché ogni volta dovevo ricominciare da capo col conoscere i miei vicini di banco, fare amicizia, cercare di seguire il professore, trovare la classe (sì, perché dovete sapere che la mia scuola è immensa e io avevo una paura matta di perdermi per i corridoi e arrivare tardi a lezione - cosa che crea una penalità). Ora invece inizio ad apprezzare questo cambio di classi perché mi permette di conoscere sempre nuove persone e di sgranchire le gambe!
Gli insegnanti sono diversi da quelli italiani: molto disponibili e cordiali, cercano sempre un modo alternativo di fare lezione per non annoiare gli alunni. Si usa spesso la tecnologia durante le lezioni, alcune volte anche gli stessi cellulari degli alunni (per esempio nella classe di matematica capita che il professore ci chieda di usare il telefono/ipad per un quiz online). Sono però molto rigidi per quanto riguarda compiti e partecipazione in classe: se lo studente non presenta i compiti il giorno stabilito, l'insegnante non scrive note sul diario o cose del genere, ma non assegna allo studente i crediti che quel compito prevedeva. Allo stesso modo funziona la partecipazione in classe: il voto finale non è costituito soltanto dai voti dei quiz e dei test, ma anche dai compiti, dagli appunti presi (costantemente controllati) e dalla partecipazione.

  • La famiglia di Sofia
  • Con la mamma in un campo di girasoli, fiore simbolo del Kansas
  • Con gli altri studenti AFS ospitati in Kansas

La scuola ha più fondi rispetto a quella italiana: ogni classe ha computer portatili, libri di testo per tutti gli studenti (che vengono riutilizzati anno dopo anno, i ragazzi non hanno quindi bisogno di comprarli), fazzoletti, disinfettanti e cancelleria. Computer di ultima generazione, una palestra con tutti gli attrezzi all'interno dell'edificio, divise per ogni squadra, macchine fotografiche per il corso di fotografia: tutto di proprietà della scuola!
Ogni ragazzo ha una materia "facile", nel mio caso per esempio è fotografia, ma può essere coro, cucina, disegno, teatro. Tutti i corsi sono a discrezione del ragazzo, io per esempio ho cercato di seguire più classi simili a quelle italiane: inglese (dove si studia la letteratura), governo, matematica, storia, anatomia e francese. Le lezioni iniziano alle 8 e finiscono alle 3, per un totale di sette ore. Ogni giorno ho le stesse materie, cosa che mi annoiava molto all'inizio, però ora ci sto facendo l'abitudine.
Io seguo inglese (dove si studia la letteratura), governo, matematica, storia, anatomia e franceseI ragazzi sono molto gentili e cordiali, appena mi sentono parlare capiscono che non sono statunitense e iniziano a farmi domande sul mio paese di provenienza, le mie abitudini, come mi trovo nel loro paese. Cercano di aiutarmi se mi vedono in difficoltà e senza di loro non so a che livello sarei ora, sicuramente inferiore!
Inizio a vivere la scuola come una routine quotidiana, ogni tanto però mi rendo conto di quello che sto vivendo e mi stupisco ancora come una bambina, felice dell'esperienza che sto vivendo.
Consiglio veramente a tutti di fare altrettanto, mettersi in gioco senza timori o paure. È difficile, certo, ma il tempo che sto vivendo qui resterà nel mio cuore come uno dei migliori momenti della mia vita. In bocca al lupo a tutti i futuri studenti di Intercultura!

Sofia

Da Rimini negli USA per un anno

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