Col viavai di Poznan

Martina

Da Napoli in Polonia per un anno

Il simbolo che più rappresenta la mia esperienza è una clessidra. A me sembra di guardare i granelli di sabbia scendere mano a mano sempre più velocemente, senza rendermi pienamente conto di quanto tempo sia effettivamente passato, dapprima da quel 29 marzo, giorno dell'esito della selezione, e poi dalla mia partenza, il 30 agosto.Ho guardato il sole illuminare Poznań, ho visto la pioggia e il grigio farle perdere colore, e ho visto la neve imbiancarla. Ho potuto osservare contenta le mie impronte su quella distesa candida. Sono rimasta sorpresa ed estasiata guardando le strade e gli edifici, e la mia scuola coperti di bianco, e potevo dire di aver visto la neve, sentendomi rispondere che non era vera neve, che durante gli anni precedenti ne avevano avuta di più. E io sorridevo, rispondendo che a Napoli non avremmo mai avuto quel briciolo di neve che ho potuto vivere. Ho potuto anche provare la sensazione di stare a quindici gradi sotto zero, e grazie al vento ne ho anche percepiti circa sette in meno. Ma è sempre un'esperienza, mi dicevo, no? Anche rischiare il congelamento fa parte del mio anno.

Fa parte del mio anno a Poznań guardarmi attorno ogni volta come se fosse la prima, e ancora stupirmi di quei tram e bus verdi che scorrazzano per la città, il caos ed il traffico che mi ricordano un po' Napoli. Fa parte della mia esperienza anche rompere i pregiudizi, come il fare di tutta l'erba un fascio degli italiani, conosciuti come sfaticati che non vogliono far nulla e non sanno parlare nessuna lingua al di fuori della propria; e non poter ribattere con molto in altri casi, come quando mi ricordano ogni giorno che Napoli è piena di spazzatura e c'è la mafia. Credo faccia parte del mio anno all'estero anche provare un senso di tristezza e una voglia di difendere la mia città, nonostante sia consapevole che vi sono molti difetti.
Questi avvenimenti mi hanno fatta molto riflettere su quanto, però, ci siano anche delle cose belle in Italia, a Napoli, e nessuno ne tiene conto: per loro la migliore e vera pizza è quella americana, il Vesuvio è superfluo, l'italiano è formato da "buongiorno, come stai?" e hanno solo una vaga idea di cosa tratti la Divina Commedia di Dante.
Per loro gli italiani sono solo quegli strani tipi che stanno sempre a gesticolare, mentre loro stessi non si rendono conto di fare esattamente come noi. Per loro gli italiani sono quei tipi strambi che litigano e dopo si parlano tranquillamente, e quelle persone che, pur non conoscendosi, se si incontrano all'estero sanno trattarsi con calore e sono molto simpatici.
E spesso mi sono chiesta perché, nonostante tutto, sia in rilievo la parte negativa del mio paese. Alla fine le persone non preferiscono le cose belle a quelle brutte?
Fa parte del mio anno a Poznań guardarmi attorno ogni volta come se fosse la prima, e ancora stupirmi di quei tram e bus verdi che scorrazzano per la cittàDi Poznań si possono dire un po' di cose: a parte il caos, è il centro universitario della Polonia. Ci sono miriadi di linee di tram e di autobus, che cambiano in continuazione e fanno impazzire, e ci sono altrettanti enormi centri commerciali, nemmeno così distanti l'uno dall'altro. C'è tanta natura, tanti paesaggi mozzafiato, tanti parchi. Ci sono tante persone in bicicletta e altrettante che camminano per le vie della città, un viavai continuo di gente che corre per non perdere tram e autobus, e che corre nella stazione centrale. Poznań è piena di ragazzi e ragazze che si incontrano e vanno al Poznań City Center o allo Stary Browar, al Poznań Plaza, al Malta oppure al King Cross nel week-end, per rilassarsi dopo una lunga, seppur relativamente molto più breve della nostra, settimana di scuola, trascorsa a studiare.
Poznań è situata al centro della Polonia. Dista un'ora circa dalla prima capitale della Polonia, e fin troppe ore da Cracovia, ma al tempo stesso non così tante da Varsavia. È lontana però dal mare, e di questo mi dispiace. Con il grigio dell'inverno e, quest'anno, il raro bianco della neve, i colori della natura sono spariti e il blu manca tanto.
Poznań, dopo mesi, profuma di casa. Sembra la mia seconda madre che mi accudisce in assenza della prima e che raccoglie tutti i ricordi che ho, e mi aiuta a custodirli gelosamente. Tutte le risate, tutte le persone che ho conosciuto, anche i pianti, le passeggiate in compagnia e quelle in solitudine, i viaggi in tram, autobus, auto e treni, specialmente quelli infiniti verso Cracovia. Poznań è anche come una bambina con gli studenti impegnati nel programma di scambio: siamo un fenomeno nuovo. Siamo la novità che intriga, ma perlopiù spaventa. Siamo la speranza affinché sempre più famiglie conoscano AFS e quanto importante sia questa esperienza ed aprirsi al mondo, oltre questa città e questo paese.

Poznań, dopo mesi, profuma di casa

In pochi mesi, non mi sarei aspettata di poter parlare il polacco. Non mi sarei mai aspettata nemmeno che gli altri mi avrebbero capito. Non mi sarei aspettata di migliorare davvero giorno dopo giorno, nonostante i mille errori e le declinazioni sbagliate. Non mi sarei aspettata di poter stare accoccolata sul divano con mia nonna e poter chiacchierare, discutere di alcuni strambi programmi che guardiamo in TV assieme; né di poter imparare a suonare la chitarra assieme a mio nonno, che con pazienza ed armato di libro e strumento, mi sta insegnando a suonarla. Non mi sarei aspettata di poter tornare a casa e, quando possibile, raccontare di tutto ciò che ho fatto durante il giorno alla mia mamma, né di poter giocare e scherzare con il mio papà. Non mi sarei aspettata di poter tradurre delle parole in polacco durante le lezioni di francese, quando tutti i miei compagni di classe non potevano, scatenando risa ed applausi, perché sono fieri di me, quasi della loro "bambina", nonostante sia più grande di tutti loro. Nemmeno mi aspettavo di poter leggere un libro, migliorare pian piano e, fermandomi ogni tanto, di poter spiegare cosa ho letto finora. Non mi sarei aspettata di sconvolgere tutte le persone che mi hanno incontrata per la prima volta dopo cinque mesi dall'inizio della mia esperienza e del mio studio di polacco, perché "è una lingua difficilissima, e non posso credere che tu l'abbia studiata solo per cinque mesi! È incredibile, parli benissimo!".
Non mi sarei aspettata di poter stare accoccolata sul divano con mia nonna e poter chiacchierare, né di poter imparare a suonare la chitarra assieme a mio nonno, che con pazienza mi sta insegnandoNon mi sarei aspettata di trovare persone calorose. La verità è che le persone sono davvero più fredde e chiuse qui, non propense a chiacchierate lunghe ed amichevoli, nemmeno se si prova a metterli a proprio agio, e specialmente distaccate dal pensiero dell'abbraccio, come lo conosciamo noi, all'italiana. Ho pazientemente tenuto dentro la mia voglia di ricevere un vero abbraccio quando mi toccavano per due secondi e si staccavano da me, e con altrettanta pazienza ho insegnato loro cos'è un "Italian hug". Un abbraccio in cui ti puoi perdere e in cui senti il calore di una persona, in cui puoi trasmettere conforto, affetto, o qualunque altra cosa tu voglia. Cosa non possibile in due secondi di contatto.
Ciononostante, ci sono persone, anche se sono una minoranza, che sanno prenderti con più calore, che sanno coinvolgerti e sanno ridere con te, anche quando sembra che nessuno sia disposto a farlo. Persone che ti prendono alla sprovvista e quando meno te lo aspetti fanno anche una piccola cosa per te che ti rende felice per tutta la giornata. Una piccola cosa che nessuno prima si era premurato di fare o chiederti. Anche un semplice "come stai" pronunciato con interesse e non con uno sguardo fugace, pronti ad intraprendere conversazioni con qualcuno che non sia tu. E quelli sono i momenti più belli di cui riesca a colmare i miei giorni tristi, in cui non vorrei altro che un abbraccio dalle mie migliori amiche.
Ci sono persone che ti prendono alla sprovvista e quando meno te lo aspetti fanno anche una piccola cosa per te che ti rende felice per tutta la giornata

Non mi sarei aspettata nemmeno che, nonostante alti e bassi, avrei reputato la mia famiglia ospitante come una mia vera famiglia polacca. Non mi sarei aspettata di trovare qui un vero nonno ed una vera nonna che si sono affezionati a me proprio come io mi sono profondamente affezionata a loro. Non mi sarei aspettata di poter avere i nonni che in Italia non ho mai avuto. E nemmeno di avere le sorelle che in Italia non ho. Non ci saranno rapporti perfetti - d'altronde quale rapporto fraterno lo è?! - ma quando parlo di loro posso dire "mia sorella" e non "la ragazza che ha deciso di ospitarmi assieme alla sua famiglia".
Non sapevo che, a differenza di quando sono arrivata, mi sarebbero piaciuti tanti alimenti che in Italia non mi azzardavo a toccare, né che le zuppe di mille colori che sanno fare mi sarebbero effettivamente piaciute. Ho sempre assaggiato titubante, rimanendo veramente sorpresa nello scoprire che, a parte i colori strani e gli accostamenti incredibili di certi alimenti, era tutto molto buono e lo mangiavo con piacere. Non mi sarei aspettata di ridurre la lista delle cose che non mi piace mangiare, lasciandoci poche cose che, nonostante provi e riprovi, proprio non riesco a digerire.
Non sapevo nemmeno che rifiutare con gentilezza, o rispondere negativamente alla domanda "Ti piace?" avrebbe offeso le persone qui. Nemmeno sapevo che avere molte espressioni e non fossilizzare il mio viso in un sorriso di circostanza, come gran parte di loro fanno, è una cosa non propriamente accettabile.

Non mi sarei aspettata di poter avere i nonni che in Italia non ho mai avuto. E nemmeno di avere le sorelle che in Italia non ho

Quando ero in Italia, immaginavo come fosse il mondo al di fuori del mio Paese, come vivessero al di fuori di tutto ciò che conoscevo, sognavo di girare il mondo senza che nessuno mai mi fermasse. Stando all'estero, ho appreso più che mai di voler volare sempre più in alto, sempre più lontana, conoscere nuove lingue e nuove culture, nuove persone e nuovi modi di pensare, di agire, di vivere, di gestirsi il tempo, nuove abitudini alimentari. Un mondo nuovo, alla fine, perché dietro ogni paese si nasconde un mondo. Non importa quanto vicino o lontano sia, perché, nonostante la Polonia sia piuttosto vicina all'Italia, qui ho potuto stilare una lunga lista di cose diverse dal mio paese, e ancora mi chiedo cosa, in effetti, ci sia in comune.
E mai avrei potuto immaginare quanto intenso fosse quel famoso turbinio di emozioni di cui ho tanto sentito parlare. Nemmeno immaginavo quanto fosse bello ridere senza ragioni, per il semplice volerlo fare, e altrettanto quanto fosse una liberazione piangere ed ammettere tutto ciò che è sempre difficile dire ad alta voce. Quant'è bella, in effetti, la diversità, nonostante lasci spiazzati e non si sappia quasi mai come sia giusto comportarsi in determinate situazioni.
Stando all'estero, ho appreso più che mai di voler volare sempre più in alto, sempre più lontana, conoscere nuove lingue e nuove culture, nuove persone e nuovi modi di pensareNon potevo, in effetti, avere nemmeno vaghe idee di cosa mi avrebbe aspettato una volta qui. Non mi aspettavo mi sarebbero toccate così tante cose in pochi mesi, non mi aspettavo soprattutto di lasciar perdere tanto in fretta degli atteggiamenti di una me con la quale ho vissuto per diciassette anni, creando una persona della quale ancora non posso dire di conoscere molto.
E non mi sarei aspettata di provare un tale senso di gratitudine nei confronti di tutti coloro che mi hanno permesso di vivere quest'esperienza, si trovino essi in Italia o in Polonia. Tutti coloro che hanno fatto qualcosa per me e che non riuscirò, probabilmente, a ringraziare mai abbastanza. Perché mi hanno lasciata andare nonostante facesse male, perché volevano che mi liberassi da quella gabbia che tanto sentivo opprimermi. Perché tutti mi hanno dato l'opportunità di costruirmi la mia vita in pochi mesi, e nel contempo con crudeltà e tristezza essere obbligati a lasciar tutto andare, per tornare dove si era prima e, per quanto possa sembrare un ritorno al passato, tornare nel proprio paese e nella propria città, dalla propria famiglia e dai propri amici, non conoscendo più nemmeno se stessi. E quindi la domanda alla quale ancora non ho risposta, e per ora una delle poche alle quali non voglio rispondere, è proprio: "Sto tornando a casa, o sto andando a conoscerne una nuova?"

Trzeba mi nowych skrzydeł, nowych dróg potrzeba.

Ho bisogno di nuove ali, di nuove strade.

Juliusz Słowacki

Leggi anche come è iniziata l'esperienza di Martina - "La mia Polonia: tutta una scoperta"

Martina

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