Cos'è il Portogallo?

Vincenzo

Da Trento in Portogallo per un anno

Cos'è il Portogallo? Come dovrei iniziare? Premettendo che il Portogallo non era nella lista di Paesi in cui avrei voluto vivere la mia esperienza? Oppure dicendo che adesso, sorseggiando tè a mezzanotte e lasciando che le dita corrano sulla tastiera, ascoltando buona musica e ripensando a tutto quello che ho vissuto, mentre la casa intera sonnecchia, ignara, sorrido.
Vorrei dirvi una cosa, prima che continuiate a leggere. Non createvi aspettative riguardo a questa testimonianza, che è una promessa a voi che dovete partire ed un elogio a coloro che sono tornati. Non aspettatevi di trovare le risposte ai vostri dubbi, come le tante altre persone che chiedono per avere un'opinione riguardo ai Paesi da scegliere, per sapere quanto tempo occorre per apprenderne la lingua, quanto diversa sia la cultura o come sono le famiglie. Non ascoltate questi dubbi, le risposte arriveranno a tempo debito. Tranquillizzate vostra madre, chiarite a vostro padre e a voi stessi che questa esperienza non può essere vissuta credendo di trovarne un'altra.
Ma riprendendo il discorso sospeso poco fa, vi dirò in tutta franchezza che siete fortunati, sia voi che partirete ma anche voi vecchietti che state leggendo queste righe ricordando ciò che avete vissuto. I primi perché sono elettrici, colmi di curiosità, lanciati verso qualcosa che ancora non hanno ben capito, gli altri perché si staranno rannicchiando nei ricordi di un cambiamento che, senza mezzi termini, è stato radicale. E siete fortunati nel vivere queste emozioni, che non tutti al giorno d'oggi possono vantare, anche con un mondo diventato piccolo piccolo. Ah, com'è bello capire la semplice complessità dei giochi di parole. E' proprio vero che inizi a capire una lingua quando ne parli due, o tre magari. Ma basta divagare, io scrivo, voi leggete e il tempo passa.
Vi dirò in tutta franchezza che siete fortunati, sia voi che partirete ma anche voi vecchietti che state leggendo queste righe ricordando ciò che avete vissuto

Oggi è proprio un brutto giorno, sono giù e non ho voglia di fare nulla di produttivo. Mi alzo dal letto e scendo al piano di sotto. Intravedo un pesante blocco castagno piuttosto grosso e mi siedo: è un mio caro amico dai tasti bianchi e neri, con dei piccoli martelli che percuotono delle corde. Inizio quindi a suonare un po', anche se non c'è nessuno in casa. Mi aiuta a riflettere, liberando la mente dalle ragnatele inutili dei pensieri secondari. Penso a quante cose avevo passato da quando ero fuori casa. "Mai stato così tanto fuori", dico, "Pensare che non ero mai uscito dall'Italia! Non avevo neppure preso l'aereo una sola volta. Quante cose nuove ho fatto, quante passioni ho trovato!". Toccando delicatamente i tasti del piano si forma una melodia orecchiabile. "Quando ritorno non vedo l'ora di cambiare tutto, da capo a fondo". La melodia si fa più definita. "Sì, ci sono". Ora più calma, ora più veloce, accompagna i miei pensieri. D'improvviso è più triste, molto più nostalgica. "Mi manca la mia Italia, seppur vecchia e stantia. E' come una libreria antica, affascinante, colma di cultura, ma appena si entra esplode l'allergia alla polvere. E cosa faccio quando torno? La mia Italia mi aspetta lì, immutata. Ci rimango solo per un po'? Fuggo?". Ormai le dita sono incontrollate, specchio dei miei pensieri, colorano l'atmosfera di colori caldi e freddi, per poi arrivare al grigio più totale.
"E cosa faccio quando torno? La mia Italia mi aspetta lì, immutata. Ci rimango solo per un po'? Fuggo?"Ancora adesso non ho risposta a quelle domande, anche se ciò non mi spaventa. Sono stato fortunato, ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno aiutato a capire l'importanza delle differenze. Il colore della loro pelle era diverso, le idee anche, ma sentivo una parte di me in loro e mi stupivo della fantastica somiglianza nella diversità. Ho fatto molti errori in questa esperienza, senza alcun dubbio. Vivo ancora nella paura di non riuscire ad approfittare di tutto quello che ha da offrirmi, ma francamente sono stanco di nascondermi dietro questo timore. Ho trovato me stesso e mi sono accettato, ne vado orgoglioso. Ho imparato a guardare le cose da più punti di vista, ho comparato la mia cultura con quella di tantissime altre persone, mischiando, unendo, togliendo, creandone una mia personale e chiunque sia disposto a scambiare un po' della sua, è il benvenuto. Ho creato memorie, plasmato emozioni e spero di aver passato anche a voi, miei cari lettori, almeno un'unghia di quello che credo di aver capito.
Risposto alla domanda? Vi vorrei lasciare con un'ultima frase di una persona molto vicina a me, ossia mia madre ospitante, anche lei studentessa in un altro Paese attraverso uno scambio interculturale. Eravamo in macchina, nei freddi parcheggi di un centro commerciale. Le luci delle automobili correvano davanti a noi, mentre discutevamo delle nostre vite, condividendone alcuni brevi momenti. Ricordo ancora che stavamo parlando di quanto affascinante fosse vivere da soli, modo più facile per vincere la propria indipendenza e ostentare la libertà (ah se mi sentisse Gaber). Il discorso conduce ad una mia domanda legittima: "Ma come vivono coloro che non hanno fatto quest'esperienza?". Lei mi guarda, calma, e apre la bocca per parlare, racimolando tutta la sua vita e concentrandola in una frase: "Io credo che coloro che sono usciti a scoprire il mondo abbiano aperto gli occhi. Tutti gli altri vivono chiusi nella loro realtà, senza conoscere ciò che sta al di fuori di essa e per questo privi di un paragone".
"Io credo che coloro che sono usciti a scoprire il mondo abbiano aperto gli occhi. Tutti gli altri vivono chiusi nella loro realtà, senza conoscere ciò che sta al di fuori di essa e per questo privi di un paragone"Grazie per aver capito, spero di aver creato almeno una piccola emozione. Altrimenti non so proprio come spiegarvi.
Il tè è finito. Ormai la tazza è lì, vuota, con un cucchiaio a far compagnia. Gli ultimi sorsi sono stati bevuti alcuni minuti fa. La casa giace sempre silenziosa. La musica è finita proprio in questi istanti. Meglio spegnere il PC, ormai è notte inoltrata e le dita sono stanche.

Vincenzo

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