Dalla Thailandia a...casa Morandi!

Gianni Morandi

Papà ospitante di Chayakon, dalla Thailandia a Bologna per un anno

Testo tratto da un articolo di Rolando Repossi, pubblicato sul settimanale Di Più del 2 giugno 2014

GIANNI MORANDI: VI PRESENTO CHAYAKHON. E’ THAILANDESE E GLI FACCIO DA PAPA’ PER UN ANNO

"Va al liceo e vive a casa con me, mia moglie e con nostro figlio. Per averlo, ci siamo affidati a Intercultura, un’Associazione che si occupa di far studiare i ragazzi in giro per il mondo”.

Bologna, maggio 2014: In camerino, alla fine dello spettacolo, con Gianni Morandi, c’è un ragazzo orientale che lui tratta come se fosse un figlio.

Me lo presenta: “Si chiama Chayakhon, è thailandese”, mi dice il grande cantante bolognese. Poi aggiunge: “Gli faccio da papà per un anno”. Alle nostre spalle, dietro il muro che separa il camerino dal palcoscenico, si sentono ancora gli applausi. In tanti vorrebbero che Gianni tornasse in scena: per cantare una ultima canzone, per farsi vedere, per firmare altri autografi. Ci va, poi torna in camerino da noi.

Siamo alle porte di Bologna, all’Unipol Arena, un grande palazzetto dello sport che contiene quasi seimila persone. E’ la prima tappa della nuova tournée di Gianni Morandi che, dopo cinque anni passati a lavorare in televisione e a condurre due festival di Sanremo, lo rivede alle prese con la musica dal vivo. Dopo avere cantato qui, è previsto che si esibisca a Torino, a Roma e a Taormina, in Sicilia. Dopo ancora, in Brasile e in Australia. Sempre con un successo straordinario. In camerino non c’è Pietro, il figlio minore di Morandi. Però c’è sua moglie, Anna Dan e, di fianco a lei, c’è sempre Chayakhon, incuriosito da tutte le persone che ha intorno.

A questo punto chiedo a Morandi: “Gianni, ma chi è esattamente questo ragazzo cui lei e sua moglie vi rivolgete così tanto affetto?”

“Chayakhon, che come le ho detto è thailandese, per un anno è parte della nostra famiglia: vive nella nostra casa, mangia con noi e studia in un liceo italiano perché vuole imparare la nostra lingua e le nostre abitudini”.

“Come è arrivato in Italia?”

“Mia moglie e io, per averlo a casa, abbiamo aderito a Intercultura, una organizzazione senza fini di lucro che promuove e organizza scambi tra famiglie di ragazzi che vogliono vivere e studiare all’estero”.

“Come siete entrati in contatto con questa organizzazione?”

“Conosciamo alcune famiglie che hanno aderito a Intercultura prima di noi e tutte, ma proprio tutte, sono rimaste entusiaste dell’esperienza che hanno vissuto. Erano anni che avevamo l’idea di fare anche noi una cosa del genere. Così mia moglie e io, una sera, ci siamo messi a tavola e ne abbiamo parlato, pensando che sarebbe stato bello ospitare uno studente straniero”.

“Perché?”, domando.

“Abbiamo pensato soprattutto a nostro figlio Pietro, che tra poco avrà diciassette anni. Abbiamo pensato che era giusto che si confrontasse con un ragazzo della sua età: un coetaneo che ha regole, abitudini e stili di vita diversi dai suoi. Tra l’altro, assumendosi la responsabilità di farlo stare bene e di fargli conoscere noi italiani”.

“Pietro come l’ha presa?”.

“Avere in casa un amico, un coetaneo con cui confrontarsi, lo ha riempito di gioia. I fratelli di Pietro, i miei figli Marianna e Marco, gli vogliono un bene dell’anima ma sono molto più grandi di lui”.

“Quindi lei e sua moglie cos’avete fatto?”.

"Abbiamo visitato il sito dell’Associazione e abbiamo compilato un modulo. Tempo dopo siamo stati contattati e due responsabili sono venuti a conoscerci”.

“Nel vederla, nello scoprire che ad averli contattati era stato il grande Gianni Morandi, che faccia hanno fatto?”.

“Nessuna faccia, anzi, erano serissimi. Ci hanno spiegato come ci saremmo dovuti comportare con il ragazzo che avremmo ospitato. In sintesi, ci hanno detto: ‘Dal cibo agli orari per andare a dormire, le regole della vostra famiglia saranno le sue regole’”.

“Poi cos’è successo?”.

“Ci hanno dato i riferimenti di Chayakhon: una e-mail per scrivergli e un contatto in Internet. Lui e Pietro hanno iniziato a chattare e sono subito diventati amici. Quando mi sono presentato a lui attraverso la videocamera del computer, mi ha detto: ‘Ho visto i tuoi filmati, sei un bravo cantante’. E quando è arrivato qui, sembrava che ci conoscesse da semrpe. Mi ha colpito , molto, per la sua educazione e per una sua particolare caratteristica”.

“Quale?”.

“Non dice mai ‘no’. Mi spiego meglio. Malgrado sapessimo che Chayakhon non aveva mai mangiato cibo italiano, a tavola non ha mai detto ’questo non lo voglio’ oppure ‘quello non mi piace’. Mio figlio un giorno non ce l’ha fatta più e gli ha detto: ‘Amico mio, guarda che in questa casa puoi lamentarti: non posso credere che ti piaccia tutto’, e siamo scoppiati a ridere”.

“In che lingua parlate tra di voi?”.

“All’inizio parlavamo in inglese, ora parliamo in italiano. Ha imparato la nostra lingua in pochissimo tempo: frequenta il liceo a San Nazzaro , poco distante da casa nostra, ed essere l’unico straniero lo ha spinto ad apprendere in fretta per capire e per farsi capire”.

“Lo porta a scuola Lei?”.

“No, lui e Pietro ci vanno da soli: sono grandi abbastanza…”.

“Vanno in motorino?”.

“No, mio figlio non ha il motorino e nemmeno ho intenzione di comprarglielo. Vanno a scuola in bicicletta, pedalando piano piano per tutti e cinque i chilometri che separano casa nostra dall’aula”.

“Cinque chilometri? Sono parecchi..”.

“Io, che ho il passatempo della corsa, quando finisco cinque chilometri, non ho nemmeno il fiatone. Pedalare fa bene, proprio come correre”.

“Lei, Gianni, ha insegnato qualcosa a Chayakhon? Magari a cantare?”.

“No, gli sto insegnando a suonare la chitarra. Poi, ogni volta che posso, lo porto a vedere le grandi città: Firenze, Roma, Milano. A Venezia è rimasto senza fiato…”.

“Il rapporto tra Chayakhon e suo figlio com’è?”.

“Escono, vanno al cinema. Insieme, tutti e tre, abbiamo seguito le partite del campionato di calcio. Chayakhon tifa per il Chelsea, una squadra inglese molto forte, mentre mio figlio ed io tifiamo per il Bologna, che purtroppo quest’anno è retrocesso in serie B”.

“Insomma, quella di ospitare un ragazzo straniero è un’esperienza che consiglierebbe?”.

“Sì, con tutto il cuore”.

Gianni Morandi

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