Datemi un bacio e sparite dalla mia vista!

Claudia

Mamma di Christelle, da Aosta in Argentina per un anno

Mercoledì 19 agosto. Roma. Zona EUR.

Dopo aver trascorso la notte, poco rilassata ad onor del vero, in albergo, ci dirigiamo verso il buffet della colazione (non prima di aver controllato per la 42 esima volta nelle ultime 24 ore il contenuto del bagaglio a mano e di quei fatidici e tanto maledetti 20 kg di valigia. 20 chili per 11 mesi!).

L’appetito non è quello di sempre, nonostante la nostra fama di “bocche buone” e la ricca varietà di leccornie che ci si presentano di fronte.

Di noi tre (mio marito, io, e la ragazza in partenza) è proprio la terza a non trarre grande ispirazione da croissants, torte fatte in casa, né tantomeno da bacon e uova... non è un bel segnale... ma era già stato messo in conto.

Fuori il cielo romano è nerissimo, nonostante il calendario ricordi che l’estate è ancora nel suo pieno vigore.

In un silenzio di calma apparente saliamo in macchina. Il GPS è già impostato e la gentile “signorina” ci suggerisce il numero esatto di rotatorie, i minuti e i chilometri di percorrenza che ci separano dalla meta. 8 chilometri: non è una grande distanza nella piccolissima regione da cui proveniamo, figuriamoci per ROMA CAPUT MUNDI. Neanche il traffico, grande assente all’indomani del ferragosto, ci permette di dilatare i tempi. In un soffio ci troviamo a varcare il cancello dell’auditorium, punto stabilito per il ritrovo dei partenti. Di fronte a noi una carovana di decine di pullman che espongono sul loro parabrezza codici alfabetici di difficile decifrazione.

Forse è servito proprio andare così lontano per scoprire una figlia così grande

Non c’è tempo per esitazioni: ora un vero diluvio colpisce i volontari che si difendono come possono: in una mano grossi ombrelli, nell’altra la fantomatica bilancia, la voce della verità per tutti quei giovani che vorrebbero portare con sé un pezzo della loro vita italiana o, perlomeno, “la copertina di Linus” che li scaldi per i loro prossimi 330 giorni lontani da casa.

Ok. Esame superato. Complice forse anche tutta quell’acqua che dal cielo cinereo impedisce uno zelo inflessibile. Segue l’incontro con responsabili, referenti, presidenti, ex borsisti e quant’altro.

Il primo groppo in gola mi assale con l’appello dei vari Stati: è devastante percepire un orgoglio infinito per quei nostri figli che inseguono un sogno, forse il loro primo grande sogno della vita, e la consapevolezza di avere ancora un pugno di minuti per far loro coraggio...o per FarSI coraggio. “Partono ragazzi e vi torneranno adulti” ci è stato detto. Già. Forse anche questo un po’ fa male. Le nostri rondini prendono il volo.

All’uscita, inaspettatamente, il cielo è turchese e il sole sulle nostre teste ci scalda anche l’anima. Un ultimo scatto o, per meglio dire, un selfie, come ci suggeriscono i nostri prodi avventurieri. Ora il codice su quei bus ci è chiaro, e trovare la lettera corrispondente al cognome è persino troppo immediato. Ed è proprio veder gli occhi lucidi anche sul volto del (fino ad allora) irreprensibile e macho papà a dare il colpo di grazia. Per fortuna i nostri ragazzi sanno prendersi cura degli animi, talvolta malconci, ed è stata proprio nostra figlia, con le guance bagnate, ma un sorriso smagliante a dirci “datemi un bacio e sparite dalla mia vista. Subito!”

E' devastante percepire un orgoglio infinito per quei nostri figli che inseguono un sogno, forse il loro primo grande sogno della vita, e la consapevolezza di avere ancora un pugno di minuti per far loro coraggio

Sono passati sette mesi, e per fortuna non abbiamo mai più avuto défaillances. Certo il Natale o altre ricorrenze sono sempre mancanti di un pezzo, ma sentire Christelle felice fa guarire ogni nostalgia.

Sapevamo sin dall’inizio (tanti anni or sono, considerato che il suo sogno era chiaro sin dai tempi della scuola media!) che sarebbe stata forte e avrebbe saputo cavarsela egregiamente. Un aspetto ci ha colpito particolarmente: l’integrazione pressoché totale nella famiglia di accoglienza, contro ogni previsione, conoscendo il suo carattere sagace e talvolta polemico. Mi sento di chiedere una benedizione speciale per quella grande famiglia, che oltre ai loro 5 figli ha saputo dare un letto, ma soprattutto un posto speciale nel loro cuore, alla nostra “bambina”.

A volte, condividendo questa esperienza con amici e colleghi mi sento chiedere:” ma tu non sei un po’ invidiosa dell’affetto che Christelle prova per quella mamma (che peraltro, per uno scherzo del destino, si chiama proprio come me) e per i suoi fratelli argentini?”. Una cosa l’ho imparata: il bene non si divide, ma si moltiplica. Forse è servito proprio andare così lontano per scoprire una figlia così grande. Grazie Intercultura!

Claudia

Mamma di Christelle, da Aosta in Argentina per un anno

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