E così ho trovato la mia Ungheria

Asia

Da Verona in Ungheria per un anno

Quando sono partita, molte delle persone che conoscevano mi ritenevano pazza.

Pazza non solo perché partivo per un anno all’estero lasciando amici, genitori o scuola, ma anche per il luogo in cui il mio aereo sarebbe atterrato. L’ Ungheria.

“che vantaggi puoi trarne?”

“A che ti serve una lingua che non parla nessuno?”

“Non sono molto avanti come popolazione!”

“Ah! Rimarrai indietro con gli studi..”
Dovevo vedere con i miei occhi, sentire quello che questa nazione aveva da dire e da offrire

Non potevo né difenderla né tantomeno giudicarla e me ne stavo in silenzio ad ascoltare le critiche, a pensare in positivo nonostante ci fosse sempre quel pallino che m’infastidiva. E se fosse vero quello che dicono?

Oramai però mi ero buttata e per nulla al mondo sarei tornata indietro, dovevo vedere con i miei occhi, sentire quello che questa nazione aveva da dire e da offrire. Non mi scoraggiò nessuno nel partire in uno stato ricco di pregiudizi.

Ora vivo qui da più di sei mesi.

Ho una famiglia a cui voglio un bene immenso, una classe di 20 persone su cui posso contare ogni giorno, una squadra di pallavolo, una migliore amica, e tantissime, nuove esperienze nei miei ricordi.

Nonostante mantengano antiche tradizioni, che sono bellissime, sono per certi versi molto più avanti di noi italiani. Non hanno il problema delle borse in plastica che ogni giorno al supermercato prendiamo e gettiamo inquinando, perché loro la spesa la fanno con i cestini di legno (ogni famiglia ne ha almeno uno), gli autobus sono sempre perfettamente in orario e che dire.. l’abbonamento mensile costa 2 euro (paragonando fiorini in euro) non come in Italia che per lo stesso tragitto spenderei più di 100 euro!
Non hanno il problema delle borse in plastica che gettiamo inquinando, perché loro la spesa la fanno con i cestini di legno

Parlano una lingua fantastica e fluente- anche se difficile- che ho imparato ad ascoltare, capire e parlare. Mi sento fiera di me nell’avere questo bagaglio in più, proprio perché nessuno potrà avere anche questo piccolo pezzo di Ungheria qual è la lingua e sono assolutamente sicura mi servirà in futuro. Per imparare un linguaggio come quello ungherese bisogna pensare in ungherese, non c’è un vero e proprio significato su cui tradurre in inglese o italiano. Questo ha fatto sì che ho appreso l’inglese come nulla e studiato tedesco e spagnolo in modo molto più semplice - durante questa esperienza infatti ho imparato lo spagnolo grazie agli studenti del Sud America.
Mi sento fiera di me nell’avere appreso questo bagaglio in più, la lingua

Per quanto riguarda gli studi beh.. sono a dir poco eccezionali! La scuola è diversa da quella italiana, migliore in tanti versi. Qui le lezioni sono basate sulle idee che ognuno ha, comparandole con l’aiuto del professore. Rimango stupita dalle lezioni di storia, per esempio, i libri non hanno paragrafi e paragrafi di storie scritte, ci sono solo cartine e date. Si apre il libro sulla cartina europea della Seconda Guerra Mondiale e sfogliando le pagine si vede come i confini fossero diversi prima, e come lo sono diventati poi fino ad oggi. Il professore ci fa notare i cambiamenti, ci mostra dove sono state combattute le guerre e scrivendo qualche parola alla lavagna si finisce nell’avere una lezione così piena e così interessante che la “voglia di studiare” si trasforma in “interesse”.

Qui le lezioni sono basate sulle idee che ognuno ha Tanti sono i vantaggi dovuti ad un anno come questo; ogni giorno, cucinando i piatti tipici con la nonna, imparando a ballare le danze tradizionali o scoprendo tutte quelle piccole sfumature che differenziano due diversi paesi, s'impara qualcosa di nuovo; ma c’è di più, che è molto profondo: la crescita personale, il capire se stessi, raggiungere obiettivi, superare gli ostacoli.

Durante un anno come questo s'impara cos'è la vita vera, si ha la possibilità di provare emozioni che mai avresti pensato di poter vivere. Come il momento in cui ho capito di essere parte della famiglia, il giorno in cui abbiamo comprato la macchina nuova. Solo Anya(mamma) e Apa (papà) sono andati a prenderla e poi ci hanno chiamati tutti e quattro noi fratelli che avevamo finito scuola. Siamo saliti e partiti senza una meta, solo per provare l’auto! E’ stata una sensazione bellissima e infinita che spero tutti abbiano provato nel corso del loro anno.
Quando finalmente riesci a rispondere alle domande dei professori, tutti i tuoi compagni sorridono, felici più che mai di essere arrivati con te fino a questo punto

Poi c’è il giorno in cui riesci a rispondere alle domande dei professori alla classe, e tutti i tuoi compagni si girano a guardarti sorridendo, felici più che mai di essere arrivati con te fino a questo punto, avendoti aiutato ogni giorno con parole nuove.

Ho, inoltre provato ogni tipo di danza tradizionale. Sono andata al ballo della scuola, che qui è molto sofisticato con tanto di vestito bianco stile sposina. Ho provato il folk ungherese che non è mica una passeggiata! E in fine, Koszorucska, un evento tipico solo nel paese in cui vivo.
Per me ora Ungheria è uguale a famiglia, amici, esperienze e felicità

Ne avrei da scrivere un libro di tutto ciò che ho vissuto fino ad oggi!

E quindi grazie a tutte quelle persone che non hanno creduto in me, o nell’Ungheria. Ora porto fiera questo Paese nel cuore e che difenderò dalle critiche senza averci mai vissuto, che non sanno nulla. Per me ora Ungheria è uguale a famiglia, amici, esperienze e felicità.

Quindi a tutti i prossimi studenti che vorrete partire con Intercultura, non lasciatevi ingannare dalle apparenze, dai falsi miti. Non lasciatevi condizionare, siate abbastanza forti da mettervi in dubbio e partire.

Vi auguro di trovare anche voi la vostra “Ungheria”.

Asia

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