Essere "exranjeros", insieme!

Aurora

da Pavia in Cile per sei mesi

Due mesi in Cile. Sono passati solo due mesi dalla mia partenza e mi sembra di avere vissuto un'altra vita, una vita strana, diversa. È una cosa che prima di partire puoi solo immaginare ma non si può capire quanto sia sorprendente e straordinario fino a quando non lo si prova.

La bellezza di tutto questo non è data solo dal fatto di conoscere e vedere con i propri occhi posti nuovi ma soprattutto dai momenti, quei momenti che compongono i minuti e le ore che fanno si che ogni giorno sia diverso e speciale nel paese in cui ti trovi. L'euforia e l'ansia che provi quando incontri la tua nuova famiglia e la confusione quando scendi dal treno e per la prima volta ti rendi conto che sei veramente dall'altra parte dell'emisfero circondata da un mondo di persone completamente sconosciuto che parla con normalità una lingua che non è la tua e tu non capisci nulla e ti sembra solo un turbine di lettere e suoni messi insieme senza significato. Parlano veloce e tu ti sforzi in tutti i modi di capire ma riesci solo a sentire qualche parola in più che è nel tuo povero vocabolario di spagnolo ma cogliere il significato della frase è una meta ancora lontana.
L'emozione dopo quattro lunghi giorni di viaggio nel vedere la casa, la tua nuova casa dove condividerai i momenti più intimi e belli con la tua famiglia.
Imparare le abitudini culinarie, alcune reputate terribili come la pasta con il ketchup altre mangiate più che volentieri; prima di partire non avrei mai pensato né tantomeno che potesse esistere un qualche paese dove non si cenasse ma si facesse la "once".

I momenti più belli sono quelli trascorsi fuori di casa assorbendo le abitudini dei tuoi coetanei eh si, anche facendo figuracce imbarazzanti perché sbagli una parola e pensavi che il suo significato fosse completamente l'opposto ma quando tutti si mettono a ridere capisci che c'è qualcosa che non funziona. L'emozione provata quando pronunci una nuova parola usata correttamente che prima non avevi mai detto oppure quando pensi in spagnolo come se fosse una cosa normale, poi te ne rendi conto e ti senti cresciuto e ti viene quasi da piangere per la gioia.
La solitudine, imparare a convivere con questo sentimento è essenziale nell'esperienza, non perché tu sia solo ma perché a volte ti senti solo e mentre stai ascoltando una canzone che ti ricorda qualcosa o rivedi le foto vecchie o ti manca semplicemente tua mamma piangi silenziosamente nel tuo letto o in bagno e ci sei solo tu con te stessa perché praticamente nessuno può capire ciò che provi. Gli amici sono quelli che non ti dimenticherai mai perché ti accompagneranno, con la memoria, per tutta la vita. Quelli più importanti sono quelli che capiscono ciò che stai passando:
gli altri "exranjeros" che come te sono stati catapultati in questo nuovo mondo, in soli due mesi sono diventati, per me, come fratelli. Essendo nella stessa situazione si instaura un legame fortissimo e quando non sai con chi parlare perché non ti fidi o non pensi che altre persone possano capire, loro ci saranno sempre pronti ad ascoltare, a uscire e ovviamente anche a sparlare e a scherzare delle abitudini che saranno sempre strane del paese.


C'è la famiglia a cui sono grata per avermi accolta e avermi fatto sentire solo dopo una settimana già parte del globo familiare. I momenti in cui ridi tantissimo con le tue sorelle per quello che hai detto e loro ti fanno una lista di parole che hai appena inventato e ti correggono pazientemente oppure quando incominciano veramente a conoscerti e capiscono quando c'è qualcosa che non va e ti chiedono se stai bene senza che tu dica nulla. Le giornate passate con tutti i parenti, che sono demasiados, nel campo a mangiare "asado y sopaipillas" e a giocare con i tuoi innumerevoli cugini che in Italia non hai mai avuto.


Infine ci sono i paesaggi meravigliosi di cui in due mesi hai visto solo la metà di quello che poi vedrai ma che sono comunque spettacolari. Le albe e i tramonti sulle sfumature del rosa e viola intenso all'orizzonte dietro le Ande, la prima volta nella tua vita che vedi un vulcano che erutta o che vai a sciare; la bellezza di quando nelle notti di inverno alzi lo sguardo e non vedi solo nuvole come sei abituato ma tantissime stelle nitidamente e perdi lo sguardo cercando le costellazioni sconosciute oppure la felicità di scoprire, per una come me che ama il caldo, che i primi giorni di primavera c'è lo stesso clima che in Italia d'estate.


L'esperienza non è quindi imparare solo una nuova lingua come in molti pensano ma conoscere più persone possibili, guardarsi intorno per vedere più cose possibili e coglierne la bellezza e approfittare e vivere a pieno tutti i momenti di ogni singola giornata, ogni singola ora è minuto; ma non solo. È un modo per riscattare se stessi, per essere chi si è veramente e non chi si fa finta di essere a casa, perché quando arrivi nessuno ti conosce; un modo per ricominciare da capo e, dato che questa è un'età di cambiamenti e di formazione del proprio carattere, anche per plasmare e fortificare la propria personalità con le proprie mani e non con quelle di qualcun'altro. Un modo per imparare che non bisogna fare le cose come vogliono gli altri ma solo come le vuoi tu, perché a volte un'abitudine nel paese ospitante è un'originalità, mettersi alla prova e non tirarsi indietro per nulla, anche se sembra una pazzia perché nessuno sa tutto e quindi non ti può giudicare e le cose insolite alla fine sono le più belle. Quindi, brevemente, star vivendo questa esperienza anche se parzialmente, è un modo per vivere veramente.

Aurora

da Pavia in Cile per sei mesi

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