Grazie mamma!

Mario

Da Avezzano in Turchia per un anno

Boh, da dove iniziare? Probabilmente si deve tornare a novembre, mese in cui tutti noi, come ben sappiamo, ci troviamo a compilare il fatidico fascicolo andando a scavare tra le foto e cercando di presentarsi in un inglese perlomeno intuibile, fatto ciò arriva la decisione più importante: “Dove voglio andare?” Ecco, tra le mie scelte nel angolino più buio c’era la Turchia, suggerimento da parte di mia madre messo lì tanto per farla felice.

I mesi passano, ormai non ci pensi più ma a febbraio arriva la mail di Intercultura con il tuo risultato, naturalmente la mia destinazione è la Turchia… Sarà per la gioia mista stupore e rabbia che in quel momento le uniche parole che ho detto sono: “L’importante è partire!”

Il tempo passa anche troppo in fretta e ti ritrovi ad inizio estate con i tuoi amici che non vogliono che tu parta, l’ansia dei tuoi nonni e genitori realizzano che probabilmente un anno è parecchio lungo e poi ci sono io che, sarà un difetto o un pregio, non ne sono particolarmente preso e penso solo a godermi l’estate.

Si vola ad Istanbul, bel salto di qualità visto che vengo da un paesino di 700 abitanti, tutto è diverso: la famiglia, gli amici, la lingua, gli odori, il traffico, il chiasso, i mezzi pubblici, le migliaia di facce nuove… Ma a tutto si fa l’abitudine!

Oggi sono più o meno cinque mesi che sono qui, ed il pensiero che ogni giorno mi assale è solo uno: il ritorno; rifletterci penso che sia il momento più duro per uno studente di Intercultura: abbandonare una nuova vita costruita in così poco tempo, la tua routine settimanale, la colazione con çay e formaggio invece di pane e nutella, le tre ore di metrobus attraversando Istanbul nel fine settimana per andare in centro, quella cultura Europea mista Orientale unica al mondo, la TUA famiglia, i TUOI amici che difficilmente potrai incontrare ed abbracciare una seconda volta nella tua vita.

Ma a tutto si fa l’abitudine

I Turchi sono speciali, davvero simili a noi Italiani: l’essere socievoli, solari, patriottici fino al midollo, il rispetto per la famiglia e perfino la cucina può essere considerata simile alla nostra (l’italiana non si batte tranquilli) con un’incredibile varietà di piatti sia salati che dolci davvero da leccarsi i baffi ed un mondo speziato davvero invidiabile.

Prima di partire anche io ero un po’ perplesso ma oggi probabilmente la Turchia avrebbe un posto in top 3 nella mia lista, ma in gran parte tutto questo lo devo alle persone che ho incontrato qui: i volontari che sono disponibili alla minima esigenza, i miei tutor che considero più amici che tutor, gli altri italiani che ho conosciuto il giorno prima di partire con cui è nato un legame che difficilmente verrà sciolto, gli studenti stranieri così simili ma così diversi, la famiglia che mi considera più che un figlio, i Turchi che mi vedono come uno di loro… Ma un ringraziamento speciale va a Mari la mia compagna di avventure qui ad Istanbul che mi sopporta ogni volta che stiamo insieme.

P.S Se quel decimo posto è vuoto e sei indeciso su dove non andare scrivi Turchia se avrai la “sfortuna” di andarci, ti assicuro che non te ne pentirai ;)

Mario

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