Il mio "dia del nino"

Alessia

da Parma in Honduras per un anno

Quanto è diversa la mia scuola rispetto alla mia italianauna lezione che non farei mai in Italia, l’organizzazione delle lezioni, il rapporto con i compagni e i professori, il metodo d’insegnamento e di studio, l’impatto con la lingua straniera, la divisa… etc…

“Quale altra sorpresa mi aspetta?”

È questa la prima domanda che mi sono fatta il primo giorno di scuola… è stato tutto un susseguirsi di sorprese ed è stato anche il più impegnativo. Non capivo nulla di ciò che stava succedendo ed ero l’unica straniera tra 200 hondureñi… e se ve lo state chiedendo… sì, mi sentivo parecchio osservata!
Mi sono svegliata alle 5:30 (tutta colpa del jet lag ovviamente, di certo io non mi sveglio così presto!) e alle 8 sono andata a scuola insieme alla mia sorella ospitante. È stato un giorno molto particolare perché, in quanto primo giorno di scuola, avevano organizzato un’assemblea in auditorium con tanto di inno nazionale e preghiera collettiva (solo successivamente ho scoperto che non è così strano lì, ma per me lo è stato) poi all’improvviso è arrivata una limousine bianca, davanti sono stati posizionati dei fumogeni colorati e non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Dalla limousine sono scesi 4 ragazzi e 6 ragazze, vestiti eleganti come per il Prom (ballo di fine anno), sotto gli occhi di tutta la scuola hanno attraversato il tappeto rosso, sono saliti sul palco e si sono presentati… ebbene sì, loro erano proprio i miei compagni di classe. Panico. E se mi chiamano sul palco cosa dico?!

E ovviamente non poteva che avverarsi… “Seniors ho il piacere di presentarvi la vostra nuova compagna di classe, si chiama Alessia e viene dall’Italia, forza Alessia vieni qui sul palco con me”. Ok. Sinceramente? Se avessi potuto mi sarei sotterrata in quel preciso momento… ma non potevo e così sotto gli occhi di tutti sono salita sul palco e ho balbettato le stesse scontatissime parole che avrebbe detto chiunque.

“Mi chiamo Alessia. Vengo dall’Italia. Sono molto felice di poter passare un anno qui.” e poi è stato tutto un “Ehm, sì, piacere di conoscervi, potresti per favore parlare più lentamente e scandire bene le parole? Ok. Per l’ennesima volta non ho capito nulla.”

Alla fine di questa bellissima cerimonia certo non poteva mancare il servizio fotografico in cui, molto ovviamente, sono venuta malissimo! Cos’è che mi avevano detto i miei volontari locali? Ah sì, “abituatevi perché farete moltissime figuracce”. Ok, ora posso dire che avevano senza dubbio ragione.

La scuola e le lezioni sono organizzate in modo decisamente differente rispetto alla mia scuola in Italia partendo prima di tutto dal fatto che qui si indossa l’uniforme e la cosa bella è che anche se è brutta e non ti piace, non importa perché la indossano tutti, così almeno ti consoli e non ci pensi. La scuola inizia alle 7 e fino alle 7:30 ci si ritrova tutti nel cortile, si dice una preghiera e molto spesso si canta l’inno nazionale. Alla fine di questo “rituale” ognuno va nella propria aula ed iniziano le lezioni. Qui una lezione dura solo 30 minuti ed essendo una scuola bilingue, metà delle lezioni sono in inglese e metà in spagnolo. Il rapporto tra professori e studenti è molto diverso, gli insegnanti sono considerati quasi come degli amici, quando entrano battono il cinque, dicono battute e ridono con gli alunni. La cosa che più mi ha stupito però è che qui non sono solo gli studenti a dare del “lei” al professore, anche lui è tenuto a farlo e perciò è una sorta di rispetto reciproco.

Anche il metodo di valutazione è differente, io ora sono nell’ultimo anno di scuola ovvero il cosiddetto “2° bachillerato” alla fine del quale c’è la graduation. In un anno si può uscire con un massimo di 100 punti ed un minimo di 70. Di questi 100 punti, 70 sono accumulativi ovvero questi si ottengono facendo i compiti per casa e gli esercizi in classe, mentre gli altri 30 sono esami che si affrontano solo a gennaio e ad aprile. Qui si dà molta importanza ai compiti perché comunque si dà per scontato che lo studente si impegni. In Honduras andare a scuola è un onore anche perché non è accessibile a tutti, soprattutto se oltretutto è una scuola privata e bilingue.

L’impatto con la lingua straniera è stato un trauma, un vero e proprio shock, ogni volta che voglio dire qualcosa devo prima pensare attentamente alle parole e poi quando lo dico sono tipo “Oddio mi sta guardando in modo strano, sicuramente ho sbagliato qualcosa”. Il problema principale però sono le lezioni in inglese perché qui i miei coetanei hanno un livello di inglese decisamente alto, mentre io non proprio… addirittura la settimana scorsa un mio professore statunitense mi ha chiesto “Come si chiama questo oggetto in spagnolo?” e io ero tipo “E’ già tanto se so cosa significa in italiano, non chieda qual è in spagnolo proprio a me, la prego!”.

Mi piace molto questa scuola, il metodo di insegnamento più coinvolgente, il sistema di valutazione e le persone che ci sono, essendoci sia ragazzi che bambini di tutte le età è sempre tutto molto allegro e divertente, i bambini più piccoli guardano noi “seniors” come se veramente stessero cercando di prendere il nostro esempio, sono gentilissimi e molto curiosi. I professori sono sempre disponibili anche per una semplice chiacchierata e hanno un rapporto molto più libero e sciolto con gli studenti.

Questo però è solo il primo periodo, sono molto curiosa di vedere cos’altro mi aspetta e soprattutto, per la prima volta in vita mia, posso dire che andare a scuola mi piace.

Alessia

da Parma in Honduras per un anno

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