La magia della lingua

Marta

Da Rimini in Colombia per un anno

Mai avevo riflettuto sull’importanza della mia lingua madre, mai mi ero resa conto di quanto sia un aspetto che fa parte della persona e che la definisce quanto la nazionalità, i valori o l’orientamento politico.

Sono elementi che fanno parte di una persona, bagagli personali dati per scontanti perché sempre posseduti o cresciuti pian piano e diventati parte di essa.

La nostra lingua madre ci dà sicurezza, è il mezzo che ci permette di comunicare con gli altri, di esprimere le proprie idee e di mostrarsi per quello che si è. Nessuno si ricorda come abbia fatto da piccolo a impararla!

Quando si cambia paese e si è costretti a comunicare in una nuova lingua si comincia a riflettere su tutti questi temi. Si impara un nuovo tipo di umorismo e nuovi codici di cortesia, le parole che, prima fluivano senza sforzo, si è costretti a pescarle una a una e a combinarle in modo tale da rispettare regole e norme diverse. Si ascolta tanto, inizialmente comprendendo abbastanza ma non tutto, e poi col passare del tempo ci si sorprende a poter seguire un intero film in un’altra lingua, a poter studiare, a poter confidarsi descrivendo ciò che si sente, a non sentirsi fuori dal discorso.
Si impara un nuovo tipo di umorismo e nuovi codici di cortesia, le parole che, prima fluivano senza sforzo, si è costretti a pescarle una a una e a combinarle in modo tale da rispettare regole e norme diverse.

Può sembrare assurdo, però si è più consapevoli del proprio cervello: i primi tempi mi capitava di immaginarlo diviso in aree colorate ognuna corrispondente a una lingua e di poterlo “manovrare” dipendendo da quella che volevo utilizzare. Ascoltare è stato facile sin da subito perché 24 ore su 24 si trattava di spagnolo. Leggere non mi ha mai dato problemi, forse perché dopo le prime 2 settimane già avevo la home di Facebook in tre lingue grazie a persone colombiane, persone che ho ospitato in passato, canadesi e americane, e amici che stanno vivendo il programma di scambio da tutto il mondo. Parlare e pensare però richiedevano più tempo e spesso mi capitava di dover imporre al cervello di passare da italiano a spagnolo o viceversa.

Poi, una mattina di tre settimane fa, nel momento in cui ha suonato la sveglia, mi sono resa conto che non stavo sognando in italiano, ma in spagnolo. È stata una delle emozioni più forti della mia vita: si dice che questa è la prova di avere imparato la lingua o per lo meno di esserne immersi completamente.
Cambiare lingua è un processo per me paragonabile a una specie di magia: si perde qualcosa che fa parte di sé e si è costretti e “ricostruirsi” trovando un nuovo modo di esprimersi

Cambiare lingua è un processo per me paragonabile a una specie di magia: si perde qualcosa che fa parte di sé e si è costretti e “ricostruirsi” trovando un nuovo modo di esprimersi. È un’opportunità per trovare nuovi aspetti di sé, per “riformarsi” e trovare diversi modi per comunicare ciò che si pensa. Bisogna entrare in una nuova logica di parlare e pensare. Questo può essere un esempio: dopo aver assaggiato un dolce, in Italia si dice che è venuto bene, in spagnolo si utilizza il verbo quedarse che letteralmente sarebbe rimanere. Le prime volte ad affermare che la torta era rimasta buona ci si sente stupidi, ma poi si riflette che sul fatto che il dolce non si muove e quindi sarebbe sbagliato anche utilizzare il verbo venire. Sono piccole cose che però si accumulano e ti aprono un nuovo mondo e si trasforma anche la forma di pensare e di vedere le cose. Un esempio è il verbo querer che allo stesso tempo significa amare e volere, c’è qualcosa di più logico?

Leggi anche il racconto di Marta sulla sua gita in Amazzonia.

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