La mia esperienza in Belgio

Alice

Da Viterbo in Belgio per un anno

Mi chiamo Alice e ho 17 anni, quasi 18. Sto facendo un anno all’estero, precisamente in Belgio, parte fiamminga, e vorrei raccontare un po’ di quello che si prova ad essere nei miei panni. Vorrei cominciare dicendo che per quanto io possa cercare di spiegare le emozioni provate, i momenti passati, le paure superate e le gioie incontrate un’esperienza del genere è indescrivibile ma io comunque cercherò di mostrarvi la mia vita, qua, all’estero. Dunque comincio dicendo che sono arrivata qua in una famiglia splendida verso la fine di Agosto dell’anno 2016. Dire che ero emozionata è poco, non stavo praticamente nella pelle per la felicità e quando ho visto la mia famiglia per la prima volta ho fatto una cosa che mai mi sarei immaginata di fare, ho pianto. Per la felicità ovvio, ma per me è stata comunque una cosa stranissima.

Quando sono arrivata qua ho da subito incominciato a notare differenze tra l’Italia ed il Belgio, sin dalle cose più banali, come il fatto che qua tutti (ma proprio tutti) mettono la cintura in macchina, (come per altro dovrebbe sempre essere), qui hanno gli orari dei pasti molto diversi, le persone utilizzano la bici per andare ovunque anche posti a kilometri e kilometri di distanza, molti ragazzi (inclusa io quest’anno) la domenica vanno ad una sorta di Youth Club che può essere di 3 tipi (Klj, dove sono andata io, Scouts o Chiro) qui alla feste non si balla molto e se lo si fa è perché sono balli di gruppo, la scuola è circa dalle 8.20 fino alle 4.10, i mezzi pubblici sono molto efficienti.. e molte cose ancora.
In molti mi chiedono, mi hanno chiesto e continueranno a chiedermi: “Ma quale è meglio?”. La mia risposta è sempre la stessa; per me sono solo differenze e non vi è una cosa migliore dell’altra perché sia a casa mia qua in Belgio ed a casa mia in Italia ci sono lati positivi e lati negativi.

Un’altra cosa che in molti mi hanno detto è “Ah beh, ma sei in vacanza praticamente”, il che non è proprio vero. Penserete, “Certo non studi ciò che studiavi in Italia e non fai le stesse cose, non hai compiti o per te è più facile perché non fai i test o i compiti in classe”. La verità è che qui sin dal primo giorno è stata una sfida. Immaginatevi ricominciare tutto da capo, niente famiglia, niente amici, niente facce conosciute, perfino le strade, la città, il paese intero vi è sconosciuto, anche la vostra camera, lo stesso letto, il cuscino … tutto quanto. Poi dover incontrare cosi tante persone nuove che alla fine penserete veramente di averne avuto abbastanza per una vita intera, doversi descrivere ogni volta come la “ragazza italiana”, dover sempre rispiegare come funziona AFS, spiegare che sì, hai una famiglia qua ma ne hai anche una, la “vera” in Italia, chiedere ogni volta se per favore ciò che è stato detto può essere rispiegato da capo in inglese perché, almeno per i primi 3 mesi, fidatevi non se ne capisce niente della lingua.

Poi si arriva alla parte dove cominci a capirne qualcosa, cominci a pensare di capire un po’ come funziona: a scuola (in bici ovviamente) dal lunedì al venerdì, dalle 8.20 alle 4.10, eccetto il mercoledì in quanto quel giorno è solo fino alle 12; panini per pranzo, patatine fritte per cena il venerdì, il cane a passeggio, le feste il sabato sera tardi e il Klj la domenica pomeriggio.
  • Alice con la sua famiglia fiamminga e suo fratello cileno
  • Alice ed un'altra studentessa AFS, Vanna dalla Bosnia
  • Da sinistra: fratello cileno Seba, fratello fiammingo Robbe e papà fiammingo Papa Geert
  • Nell’Atomium a Bruxelles con il fratello cileno Seba, diventato anche uno dei migliori amici di Alice.
  • 3 delle 17 galline a casa di Alice

Scatti dalla vita di Alice in Belgio

Cominci a pensare di aver passato la parte più difficile ma il problema è che anche gli altri cominciano ad aspettarsi di più da te, si aspettano che tu ormai capisca tutto, che tu sappia come fare tutto e che tu possa farlo da solo, senza aiuto. L’unico problema è che non va proprio cosi. Ci sono sempre regole nuove, posti nuovi, facce nuove, incontri nuovi e questo non fa altro che portare a problemi nuovi e sbagli incessanti e figuracce sempre presenti. Poi se vi fidanzate (come ho fatto io) non dovete fare altro che moltiplicare tutte le sfide, i problemi e le figuracce per tre. Giuro sono arrivata a pensare che da qualche parte qualcuno doveva pure avere un libro tutorial sul come avere un ragazzo Belga, e farà ridere come cosa ma è vera perché molte, troppe volte mi son chiesta “Ma questo è un atteggiamento del mio ragazzo o della gente di qua in generale?”; perché fatevelo dire, non importa se si va in capo al mondo o qua vicino come in Belgio, le differenze vi sono ovunque e molte, molte più di quante se ne aspettano inizialmente.

Il fatto è che rimangono differenze, niente di più e niente di meno, cose che all’inizio sembrano cosi estranee e che invece poi diventano la normalità, le sfide si riducono ad un’unica sfida quotidiana ma alla fine di tutto ciò posso assicurarvi che ne varrà la pena.

Pensando indietro ricordo ancora i momenti ed i tempi più difficili che ho passato ma sono oscurati dai momenti più belli e più felici: il momento in cui ho fieramente realizzato di aver formato ed utilizzato una frase in fiammingo totalmente corretta, quando ho scoperto che in verità il ragazzo che mi piaceva (mio ragazzo ora) non mi stava ignorando come pensato sin dall’inizio in realtà era solo estremamente timido, quando mio fratello mi chiama “zusje” - “sorellina”, quando ho scoperto che avrei avuto un fratello cileno che si aggiungeva alla famiglia, quando una ragazza della classe mi ha chiesto se volevo uscire con lei ed i suoi amici, quando un’altra amica voleva imparare alcune parole in Italiano ed io le ho insegnato (tra tutto ciò che le potevo insegnare per altro) “bevo coca cola con la cannuccia corta corta”, quando sono, in qualche strano modo, riuscita a prendere uno dei voti più alti della classe, quando ho conosciuto la famiglia del mio fidanzato appena 3 settimane dopo esserci stata assieme, quando sono diventata ufficialmente una leader al Klj e quando la mia migliore amica ed il mio fratello (italiano) sono venuti a visitarmi qua in Belgio.

Il punto è che ne vale la pena, per quanto possa essere difficile, senza ombra di dubbio ne vale la pena.

Alice

Da Viterbo in Belgio per un anno

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