La mia Polonia: tutta una scoperta

Martina

Da Napoli in Polonia per un anno

Sono trascorse due settimane dall'inizio della mia esperienza. Sono l'unica studentessa italiana che trascorrerà quest'anno in Polonia, e in parte so che è un onore, in parte lo sento come una sfida. Come una doppia sfida rispetto all'esperienza in sé.Due settimane e a me sembra di essere qui da una vita intera. Non ho ancora capito se è una cosa positiva o meno, però credo che il mio giudizio sia in bilico tra entrambi. Da straniera, da nuova abitante di un Paese che, pur essendo piuttosto vicino, è molto diverso dal mio, riesco a vedere delle cose che magari non spiccherebbero se fossi nata qui. I miei punti di vista cambiano in continuazione, non c'è un momento in cui riesca a stare fissa su qualcosa, ma credo che anche questo faccia parte della sfida.
La Polonia... non avrei saputo far altro che associarle il grigio, quello del cielo ad esempio, il colore che ha in questo momento. È risaputo che la Polonia è un Paese freddo, dal clima molto "lunatico", e posso confermare che è decisamente così. Per il resto, invece, è composta da tanti colori, che a loro volta si dividono nelle più disparate sfumature. Le fragranze, gli odori che invadono le narici sin dall'arrivo vanno da quelli del cibo, che può attrarre o meno, a quelli dello smog, della natura, dell'erba, dei fiori. Quando ancora non ero qui, non avrei mai immaginato che tutti i miei sensi sarebbero stati coinvolti dal primo momento.
Quando ancora non ero qui, non avrei mai immaginato che tutti i miei sensi sarebbero stati coinvolti dal primo momento.Vivo a Koziegłowy, vicino Poznań. È il villaggio più grande che c'è qui, con 12.000 abitanti. Non posso dire che ci sia un centro città mozzafiato, ma mi viene spontaneo dire che passa totalmente in secondo piano. Le uniche cose che riesco a guardare sono il cielo, tutte le sfumature che l'attraversano dall'alba al tramonto, che variano dal rosa, all'arancione, al blu, al celeste, e le nuvole variano da quelle bianche a quelle grigie scuro e nere, addirittura gialle/arancioni grazie al sole, ed è uno spettacolo che semplicemente mi fa dimenticare di tutto il resto, o quasi. Insetti a parte, che mi seguono praticamente ovunque ed in ogni momento della giornata in cui non sono a casa, tutto l'ambiente circostante mi ha lasciata senza fiato. Il clou della mia vita, però, è la mia famiglia, che mi ha fatta subito sentire a casa sin da quando, dopo ben nove ore di treno, sono giunta da Cracovia alla stazione principale di Poznań, chiamata per l'appunto Poznań Głowny.

Scatti dalla vita di Martina in Polonia

La mia scuola è il Lyceum Karola Marcinkowskiego, un edificio che ricorda vagamente una Hogwarts in miniatura e in versione polacca. L'edificio si erge tra gli alberi se si guarda dall'entrata principale, mentre la facciata più ampia si affaccia su un enorme piazzale dove i ragazzi trascorrono l'intervallo, un campo da basket ed uno da calcio recintato, più un palazzo dove vi è la palestra con annessi spogliatoi maschili e femminili. Entrando nell'edificio scolastico, si nota che è molto antico attraversando i corridoi, le cui luci sono soffuse ed arancioni, e l'aspetto è un po' cupo ad essere onesti, ma si arriva poi all'atrio principale, luminoso e contornato di finestre e panche sulle quali i ragazzi si siedono. E' uno dei due centri principali dove gli studenti si concentrano durante le svariate pause nell'arco della giornata: panche oppure dinanzi ad un tabellone elettronico sul quale vengono mostrate le lezioni mancanti o spostate in diverse aule. Sì, qui sono gli studenti a cambiare classe, e se da una parte è una cosa che avrei sempre desiderato provare, da un'altra devo ammettere che è un po' stancante.
Ci sono molte altre differenze con la scuola italiana, proverò a scriverne qualcuna.
Durante le lezioni, sono perlopiù i professori a parlare, e ho notato che, a differenza mia che sono entrata in classe piuttosto tesa, così come sono sempre stata abituata a fare entrando nella mia aula in Italia, tutti i ragazzi sono sempre molto tranquilli e instaurano una sorta di rapporto stretto con i docenti sin dal primo giorno di scuola. C'è un feeling, un'unione particolare tra docenti e studenti che mi ha stupita, un modo di colloquiare e di riuscire a ridere anche nei momenti in cui, guardandoli da persona che non capisce nemmeno una vocale di ciò che dicono, sembra sia l'ultima cosa opportuna da fare.
A scuola c'è un feeling, un'unione particolare tra docenti e studenti che mi ha stupita

Una cosa che mi ha particolarmente colpita della scuola è il fatto che esistono tantissime attività extracurricolari alle quali si può partecipare. Ce n'è davvero per tutti i gusti!
Forse un punto di "svantaggio", almeno momentaneo, può essere il fatto che, talvolta, risulta difficile stare in comunicazione con gli studenti, o almeno io l'ho percepita così. Ci saranno milioni e milioni di modi di vedere gli atteggiamenti di queste persone, io credo che abbiano bisogno di tempo per accettarmi e soprattutto me ne stanno dando per imparare il polacco. Ho notato che sono piuttosto restii a parlare in inglese e più di poche frasi non scambiano. Sono persone che se ne stanno sulla loro, ma credo che non appena sarò in grado di reggere una conversazione mi sapranno mostrare chi sono veramente. Forse sono troppo ottimista, ma la mia famiglia mi ha mostrato un calore che davvero non posso credere sia così raro in questo paese. Le persone nutrono un estremo rispetto reciproco e non giudicano così di punto in bianco, se ne stanno sempre sulle proprie, sono tutti molto gentili e cordiali e lasciano a tutti i propri spazi senza invaderli, con o senza consenso.
Il secondo giorno di scuola è stato molto strano per me: la testa mi sarebbe esplosa da un momento all'altro, perché fidatevi, sentire solo una lingua che non si conosce senza avere la possibilità di otturarsi le orecchie non è una bella sensazione. Ma dopo un po' ho incontrato la preside. Con mia immensa sorpresa, questa donna mi ha abbracciata calorosamente, augurandomi il meglio e pregandomi di rivolgermi a lei per qualsiasi cosa, mostrandomi sin da subito un sorriso caloroso e una disponibilità che, ad essere onesta, non mi sembra di aver mai visto in Italia.
La preside mi ha abbracciata calorosamente, augurandomi il meglio e pregandomi di rivolgermi a lei per qualsiasi cosaSì, beh, sono solo da due settimane qui. Quindici giorni in questa mia nuova vita, una vita che devo ricostruire da capo, pezzo dopo pezzo. Mi sembra di esser tornata bambina da un lato, ma devo essere grande dall'altro. Imparare tutto da zero, ricominciare da zero, non avere amici, non conoscere la lingua, adattarsi a tutto e diventare una persona nuova, magari la persona che si vuole essere. Tante volte l'ho desiderato, ma non avevo mai appurato quanto difficile potesse essere. Ora che lo sto vivendo posso dire che sì, è difficile e che no, non mi arrenderò mai. In fondo è la mia vita in un anno, anzi, in dieci mesi, e sono piuttosto pochini se si vuole costruire una vita intera. Io la mia precedente l'ho iniziata quasi diciassette anni fa. Le speranze non mancano mai, lo ammetto, ma ho imparato che non devo aspettarmi più nulla, perché è inutile. Farsi tante aspettative, immaginare come ci si sentirà... è tutto tempo sprecato, perché non si indovinerà mai. E non si sentiranno mai le stesse cose. Sarà una scoperta ed una sorpresa ogni giorno, senza mai un po' di tregua.
Voglio viverla al massimo e lo farò, così come consiglio a tutti di farlo. La Polonia non era una mia scelta in quanto non era ancora presente tra gli annuali, ma il mio pensiero è sempre stato e continua ad essere questo: l'esperienza è dura in qualsiasi paese, che sia esso orientale od occidentale. Il mondo non è sempre così come ci viene dipinto dalla televisione e dalle foto, perché c'è sempre molto altro. Se fosse tutta apparenza, fare un'esperienza del genere non avrebbe alcun senso. Personalmente avevo inserito determinati paesi per il semplice fatto che ero più protesa ad imparare una determinata lingua od approfondire e vivere una cultura in particolare, ma sono certa che alla fine di questa esperienza ringrazierò la Polonia, il mio nuovo Paese, la mia nuova casa.
A presto e in bocca al lupo a tutti.

Scopri come è proseguita l'esperienza di Martina in Polonia - "Col viavai di Poznań"

Martina

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