La musica ci unisce

Matteo

Da Roma in Sudafrica per un anno

A volte alcuni aspetti di una cultura emergono solo quando si mettono in gioco emozioni forti.Io e la mia famiglia abbiamo una cosa bellissima in comune: la musica. È stupendo aprire una relazione con altre persone che, sebbene siano cresciute in un altro continente e parlino una lingua diversa, riescono a comunicare con te suonando.
Ecco perché ero contentissimo quando il mio padre ospitante mi ha proposto di suonare il mio sax in banda ad un funerale. Personalmente non avevo mai partecipato a una funzione del genere in Sudafrica, tanto meno suonato! E il fatto che me lo abbia proposto due giorni prima non mi ha spaventato. Dovete sapere che mio padre ospitante è un pastore della chiesa evangelica, perciò sono stato esposto molto al loro modo di vivere la Chiesa. Ballare, cantare, battere le mani - e ho imparato a suonare molte canzoni! Una parola per descriverle: semplicità. Quando le senti sembrano tutte uguali, perché usano sempre gli stessi tre accordi, magari in ordine diverso, o con un altro ritmo. Ecco perche non ho avuto bisogno di preparare alcun brano per il funerale! Ho semplicemente suonato, seguito il flusso degli altri musicisti.
È stupendo aprire una relazione con altre persone che, sebbene siano cresciute in un altro continente e parlino una lingua diversa, riescono a comunicare con te suonandoQuando siamo arrivati ho visto il gruppo di vecchietti di colore (o, come li chiamano loro, coloured) che si stava scaldando sulla strada. Tutti sassofoni, una tromba e un mandolino. Non era una cosa troppo professionale, ma ognuno offriva la sua abilità per celebrare il defunto, e penso che le cose "casarecce" siano le più sincere.
Mi hanno accolto con sorrisi curiosi, molto tipici, perciò mi sono sentito a mio agio, nonostante fossi il giovincello del gruppo. Abbiamo marciato suonando, rilassatamente, seguiti dal carro funebre, e la musica bella tonda e piena nel sole mattutino ha fatto sorridere la gente per la strada. In chiesa ci siamo seduti davanti e abbiamo accompagnato la cerimonia solo in certi punti, dato che per dare omaggio al defunto c'erano tante persone che volevano cantare come tributo. È stato molto commovente quando parenti o amici cercavano di esprimere ciò che provavano per il defunto con la voce rotta dall'emozione.

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Scatti dalla vita di Matteo in Sudafrica

C'era una cosa che ho notato e che mi ha colpito molto. La zona in cui si è tenuto il funerale è principalmente musulmana. E c'erano tante persone fedeli ad Allah che stavano partecipando alla funzione cristiana. Non importava la loro diversa religione, in quel momento ci si trovava tutti insieme per celebrare la vita di un uomo che era stato importante per tante persone.
Ecco cosa può fare la diversità che si trova a Città del Capo. Può mettere in contatto persone di diversa origine, religione, colore della pelle, e creare legami molto stretti. Purtroppo la maggior parte delle aree della città non sono cosi. C'è ancora la presenza del fantasma dell'Apartheid. Persone dello stesso "tipo" tendono a vivere nelle stesse aree in cui vivevano durante l'apartheid. Ora ciò che li ferma dallo spostarsi è il costo dei quartieri. Le zone più ricche sono principalmente "bianche", mentre quelle povere praticamente solo "nere"; ma le cose stanno cambiando, persone diverse vivono vicine, e questo porta solo vantaggi.
Tornando al funerale, dopo la funzione in chiesa siamo andati al cimitero per accompagnare le spoglia fino alla sepoltura. Il ritmo esperto e veloce dei collaboratori che iniziavano a scavare andava in contrasto con la nostra musica, serena e senza pensieri.
Alla fine della funzione tutti quanti siamo tornati nella chiesa, in un'altra sala. Era piena di dolci, tortini, stuzzichini, samoosas (involtini croccanti di carne e spezie a forma di triangolo) e kooksister (tipiche pastelle immerse in sciroppo e cocco), e alcune donne col burqa offrivano riso al curry e pollo.
Solo allora mi sono reso conto di quanto suonare mi avesse fatto venire fame!

Leggi anche "Nel Paese delle molte facce, la religione è un collante" - l'altra storia di Matteo

Matteo

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