La scelta migliore che potessi fare

Marta

Da Rimini in Colombia per un anno

Mi sono chiesta mille volte la ragione della mia partenza. Mi guardavo attorno e mi chiedevo: “perché sono cosi folle da voler lasciare la mia vita, che tanto mi piace?”.

Mi sono sempre ritenuta felice: ho una famiglia unita che mi ha sempre sostenuto, amici con i quali posso condividere qualsiasi dubbio tristezza o gioia e non conosco un luogo migliore di quello dove vivo, un Paese pittoresco e super caratteristico a pochi chilometri dalla città del divertimento, Rimini. Non dovevo scappare né da amori finiti male, né da sorelle odiate, né da brutti voti a scuola, semmai tutto il contrario. Ho sempre avuto una vita piena, ricca di tanto. Forse la ragione è che ne sono stata sempre consapevole, ma non l’ho mai valorizzata, non mi sono mai fermata a riflettere su quanto fossi fortunata.

Ora invece apprezzo anche le piccole cose, si può dire che la Colombia mi ha aperto gli occhi. Questa nazione non mi ha accolto, mi ha letteralmente travolto ed ora, dopo appena tre settimane, mi sento già parte di essa. Mi fa quasi paura dire che mi sento a casa, che adoro la mia famiglia colombiana, che ho il sostegno di amici, che già comincio a muovermi con sicurezza nella città. Mi fa paura perché ero partita senza aspettative e mai mi sarei aspettata una accoglienza del genere.

Questa nazione non mi ha accolto, mi ha letteralmente travolto

La Colombia è una nazione dai mille colori: la vista si riempie di essi e non se ne può più fare a meno. Prima di tutto il verde: il colpo d’occhio dall’aereo sorvolando il Paese è impressionante, qui si comprende davvero la parola “natura”. Seduta sotto il portico della finca (casa di campagna dove di solito si passa la domenica), con un leggero venticello e davanti a me solo verdi alberi di mille tipi diversi, l’animo mi si tranquillizza e si fa trascinare dalla calma data da quella distesa di verde. Altri colori sono l’arancione dello squisito succo di mango e il giallo spento delle arepas calde che mi aspettano a colazione. Il blu della gonna della divisa, pressoché venerata da tutti gli studenti. Il rosso sono le unghie della mia mamma ospitante, che mi ha insegnato cos’è davvero l’estetica e quanto sia vero che la bellezza necessità tempo, costanza e lavoro. Il marrone sono il caffè, o per meglio dire il “tinto”, e il cioccolato: le mie passioni, che condivido con il babbo colombiano. Il rosa è il colore della camera di quella loca di mia sorella, che, quando i genitori non ci sono, a tavola fa le boccacce facendomi vedere il cibo masticato e che la sera si mette nel lettone con me a guardare Grey’s Anatomy.

Ci si siede, con le commesse sempre amichevoli e molto sorprese perché i turisti sono rari, e si sorseggia un frullato, si mangiano empanadas o carantata comunicando come si puòCredo però che il colore più prevalente attorno a me è il bianco. Non a caso, la “mia” Popayan è chiamata città bianca. Il centro è un susseguirsi di chiese e palazzi tutti dipinti di questo colore, si scovano nelle piazzette mercatini di artigianato locale e per le strade, ben nascosti, piccoli caffè ognuno con qualche prelibatezza da assaggiare. Ci si siede, con le commesse sempre amichevoli e molto sorprese perché i turisti sono rari, e si sorseggia un frullato, si mangiano empanadas o carantata comunicando come si può. Alcune volte i bambini dei tavoli vicini ridono sentendo come una italiana, due belghe, due tedesche, una austriaca e due svizzere tentano di parlare lo spagnolo.
Il mio mondo, composto dalla mia famiglia nativa e dai miei amici italiani, in realtà, era un tassello infinitamente piccolo

Il bello dell’esperienza è questo: rendersi conto di quanto il mondo sia piccolo, noi siamo l’Europa seduta al tavolo in America Latina e volendo, tramite Whatsapp, potrei comunicare con mia sorella paraguaiana (ospitata in passato a casa in Italia) o con i miei amici italiani partiti anche loro per gli Stati Uniti, l’Australia, il Brasile, Panama e la Costa Rica. Il mio mondo, composto dalla mia famiglia nativa e dai miei amici italiani, in realtà, era un tassello infinitamente piccolo; ora ho nuovi orizzonti e soprattutto so quanto io abbia ancora da conoscere e da scoprire. Ora ho dieci mesi per scoprire questo nuovo mondo chiamato Colombia, e non posso non pensare che questa sia l’occasione più grande che io abbia mai avuto. Fino ad ora ho imparato che non c’è niente di meglio che lasciarsi andare e seguire ciò che ci dice il cuore: tutti mi hanno ostacolato nella scelta di questa nazione, molti hanno riso di me, molti si sono preoccupati per la mia incolumità e molti hanno pensato fossi pazza. Ora che sono qua posso finalmente dire che la montagna di pregiudizi sulla Colombia non hanno fondamenta e posso godermi dieci mesi nel Paese migliore che avessi mai potuto scegliere.

Marta

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