La scuola in Hong Kong

Alessia

Da Vicenza a Hong Kong per un anno

Come potete immaginare, essendo in Asia, la scuola occupa un posto importantissimo nella vita degli abitanti di Hong Kong. Essendo qui da ormai otto mesi, mi sono accorta della grandissima diversità tra la scuola di Hong Kong e quella italiana.

Innanzitutto, qui la scuola mi occupa la maggior parte della giornata (11-12 ore). La mia scuola è abbastanza lontana da dove abito, ci impiego circa un’ora per arrivarci e la sera torno a casa verso le 17.30 (se non ho attività dopo scuola), quindi è abbastanza stancante.

La campanella suona alle 8.10, ma fino alle 8.40 c’è l’assemblea. Di solito il lunedì, salvo brutto tempo, scendiamo in cortile e tutti disposti in file ordinate (e silenziose!) e ascoltiamo i vari studenti che si preparano su un argomento a scelta e lo condividono con il resto della scuola. Ricordo che in una delle prime assemblee ho dovuto presentarmi e parlare un po’ di me e dell’Italia davanti a tutti, ero terrorizzata poiché ho sempre avuto una gran paura a parlare di fronte a molte persone ma per fortuna me la sono cavata senza molti problemi. Le lezioni finiscono alle 15.45. La pausa pranzo dura un’ora e abbiamo la possibilità di uscire da scuola e andare a mangiare nei ristoranti del centro commerciale lì vicino.

Io, essendo una studentessa straniera, ho molte ore in biblioteca poiché non studio le materie svolte in cinese, ma solo quelle in inglese.
Devo ammettere che la scuola non è così pesante come sembra, le lezioni sono ben equilibrate (due lezioni, pausa di 15 minuti, due lezioni, pausa pranzo e altre due lezioni) e non pesanti (almeno quelle che faccio io).

Tutte le scuole qui organizzano un sacco di attività extracurriculari, come drama club, dance club, pallavolo, basket, etc. Io faccio parte del dance club e ho le prove tutti i giovedì dalle 16 alle 18, all’interno della scuola. All’inizio ero un po’ spaventata nell’iscrivermi ai vari club ma è un bel modo per conoscere le persone del posto e per fare amicizia con i vari studenti della scuola e non solo quelli della mia classe. Ho anche partecipato ad una gara tra le varie scuole ed è stata un’esperienza davvero bella, me la porterò sempre nel cuore.

L'esperienza di Alessia

Come potete vedere, la differenza tra la scuola in Hong Kong e quella in Italia è molto grande, ma ora voglio parlarvi di quello che mi ha colpito di più di tutto: la divisa scolastica. I primi giorni sono stati traumatici. Vedermi indosso quella divisa bianca lunga fino al ginocchio, le calze bianche (che devono arrivare almeno sopra alla caviglia), le scarpe nere, aver dovuto togliere tutti i braccialetti, collane e orecchini, dover avuto raccogliere i capelli e non essermi potuta truccare nemmeno un po’, non ha aiutato per niente la mia autostima. Le persone mi fissavano (e lo fanno ancora) perché non capita tutti i giorni vedere un occidentale con la divisa di una scuola locale e quindi mi sentivo imbarazzata e mi vergognavo un po’ a camminare per andare a prendere il bus perché mi sentivo come se avessi tre teste al posto di una. Dopo qualche settimana però non ci ho più fatto caso, anzi, è diventata una cosa positiva. La mattina non devo passare ore a decidere cosa indossare, non ho mai i capelli in disordine e il trucco non è poi così essenziale come si pensa. Ho imparato a giudicare le persone per il loro carattere, piuttosto che per il loro abbigliamento (cosa che in Italia tendiamo a fare molto spesso) e ho cominciato a dare meno importanza all’apparenza. Portare la divisa aiuta molto a non fare distinzioni sociali, a renderci tutti uguali senza creare gelosie e disagi all’interno della scuola. Inoltre, ho notato fin da subito quanto le persone qui siano gentili. Prima di partire ero spaventata dal fatto che qui non è comune il contatto fisico e mi aspettavo di trovare persone fredde, che non mostrano affetto. Invece mi sbagliavo, non importa quanto impegnata sia la gente per strada, se ti fermi e chiedi indicazioni saranno sempre pronti ad aiutarti, anche se magari il loro inglese non è dei migliori. Ti dimostrano il loro affetto non con baci e abbracci, ma a tavola, riempiendoti di cibo in continuazione.
Ho imparato a giudicare le persone per il loro carattere, piuttosto che per il loro abbigliamentoRipensando a questi mesi non mi pento neanche un po’ di aver scelto Hong Kong come destinazione. La cultura è molto diversa dalla nostra e forse è più difficile riuscire ad integrarsi, ma il mio avviso è di osare. Osate, scegliete Paesi che non avreste mai pensato di visitare perché in fin dei conti non è importante il Paese dove vai, ma l’esperienza e i ricordi che ti crei.

Alessia

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    CEO, Balich Worldwide Shows, con Intercultura nel 1979/80

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