Lettera a cuore aperto per i prossimi studenti di Intercultura

Angela

Da Putignano in Russia per un anno

Ragazzi, ragazze, adolescenti come me, pieni di sogni, di speranze, di aspettative, fors'anche di progetti, certo di segreti, piccoli, grandi, che importa.E' bello immaginare di rivolgermi a persone piene di vita, che hanno alle spalle storie da raccontare e, chissà, che hanno la volontà di mettersi in gioco, di "Viversi", con la V maiuscola, in un qualche altro angolo del mondo più o meno sperduto.
Quando raccontiamo di essere stati un anno (o comunque un lasso di tempo dai due mesi scarsi in su) all'estero, otteniamo variegati tipi di reazione, e domande più o meno assurde, ma la constatazione più ricorrente è quella del tipo: "Ah, beata te, ci vuole un coraggio, io non ce l'avrei mai fatta". Ragazzi, non prendiamoci in giro, non è una settimana al luna park o una passeggiata attorno alla Reggia di Venaria, assomiglia più ad una scalata di montagna durante una bufera, ma alla fine in vetta ci si arriva incolumi, sani e salvi, ma cambiati dentro. Perché, quando guardi da lassù la città, il paese, ti sembra tutto diverso.
Un anno all'estero assomiglia ad una scalata di montagna durante una bufera, ma alla fine in vetta ci si arriva incolumi, sani e salvi, ma cambiati dentro.Ti pervade quella strana sensazione di onnipotenza, la stessa che provavo quando riuscivo ad andare da una parte all'altra della mia città senza perdermi, o quando non cadevo supina sul soffice manto di neve sovietica. Sì, in Russia la neve ha un'altra forma, un altro sapore, anche un'altra colonna sonora, è un mondo a parte, di cui ho avuto la fortuna di far parte, e vi assicuro che un anno non basta mica, ma ci si può provare, ce la si può fare.
Ogni esperienza è unica, inimitabile e specialmente irripetibile: certo, la meta conta relativamente, ma la mia esperienza sarebbe stata diversa se avessi scelto Paesi diversi. La verità è che si può parlare relativamente di esperienza, quella che noi abbiamo vissuto è un'altra vita, un po' come dei gatti. Ci siamo reincarnati in noi stessi e spogliati di tutti quei pregiudizi, quelle peculiarità che ci contraddistinguevano.

Nessuno si aspetta più niente da noi, siamo quelli da proteggere, da conoscere, siamo la curiosità, il nuovo, l'"esotico", come mi faceva spesso notare mia mamma lì, in Russia. E la verità è che, assieme alla nostra competenza della lingua, con il passare dei mesi impariamo a crescere anche noi, a prendere forma, dal blocco di marmo esce una scultura vera e propria. Ad averci modellato? Non Michelangelo, forse un po' gli agenti esterni, magari atmosferici, magari le vicissitudini, gli altri sì, ma soprattutto noi stessi. Che, man mano, diventiamo ciò che vogliamo essere, impariamo ad uscire dall'anonimato del semplice "studente", e diamo forma a ciò che, inconsciamente, abbiamo sempre desiderato.
Alcuni non tengono abbastanza duro, mollano, si arrendono, oppure semplicemente sottovalutano le loro capacità, e si auto convincono di non potercela fare, e, come se questo potesse autorizzarli, mollano la presa. La verità è che il mondo non si divide in deboli e forti, ma in speranzosi, audaci, risoluti contro i senza speranza, quelli che in loro stessi non credono più, o non ci hanno mai creduto, e che magari non hanno mai avuto un valido motivo per andare un periodo di tempo a vivere e studiare all'estero, magari l'hanno fatto così, per moda, per sport, perché fa curriculum, per imparare una lingua e basta.

Con il passare dei mesi impariamo a crescere anche noi, a prendere forma, dal blocco di marmo esce una scultura vera e propria

Ad aspettarvi non ci sarà un tappeto rosso, né una strada spianata, ma un sentiero che voi stessi dovrete tracciare, come in una sorta di labirinto: sceglietelo con cura. La vostra bacchetta magica? Le persone del vostro cuore che, vicine o lontane che siano, animeranno comunque la vostra tenacia. E non sottovalutate la presenza di volontari del posto, amici, impiegati scolastici: sono diventati la mia famiglia, ma va là i 5000 km a separarci adesso. Non fatevi mai mancare i fazzoletti, gli ultimi momenti della vostra esperienza all'estero saranno i più dolorosi, a dispetto di quanto possiate credere all'inizio.
Non regalate un anno alla monotonia e all'inerzia, a ciò che è facile perché già vostro, già preconcetto, già vissuto, investite sul vostro presente, mettetevi in discussione, accendete la passione che è in ognuno di voi.
Non regalate un anno alla monotonia e all'inerzia, a ciò che è facile perché già vissuto, investite sul vostro presente, mettetevi in discussione!Questa lettera è a cuore aperto, forse è una testimonianza, forse non lo è, è solo un modo come un altro per avvicinarvi a qualcosa che magari avete da sempre desiderato, e la cui reale possibilità di concretizzazione non vi aveva mai neppure sfiorato la mente. Grazie al mio professore di religione sono qui a raccontarvelo, perché lui mi ha solo mostrato un catalogo, ma io con il dito già scorrevo una destinazione, già la indicavo, la Russia faceva già parte di me, ed io neanche me ne accorgevo.

–£–ī–į—á–ł –≤–į–ľ, —Ä–Ķ–Ī—Ź—ā–į!

Buona fortuna a tutti voi, ragazzi!

Angela

Da Putignano in Russia per un anno

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