My vision of Russia

Gloria

Da Savona in Russia per un anno

Nonostante sia passato circa un anno da quel giorno, ricordo come se fosse ieri il momento in cui la mia vita prese una svolta decisiva. Era il 19 febbraio e sapere di avercela fatta era tutto ciò a cui riuscivo a pensare in quell'istante. Avevo vinto quella borsa di studio tanto sognata, ottenuto qualcosa che mi ero guadagnata con il sudore della mia fronte. Poco importava, allora, verso quale parte del mondo io fossi diretta.
Sul display del mio telefono lessi "Russia", ma per quanto durante i mesi a seguire io possa aver provato ad immaginare, domandare o informarmi, soltanto una volta giunta qui avrei capito che la "Russia" non la si trova scritta sui libri. E così sei mesi dopo levai le ancore lasciando momentaneamente in pausa la mia vita e quotidianità per abbracciarne una del tutto nuova. Inutile dire che euforia ed eccitazione si erano impadronite di me a tal punto che neanche mi rendevo conto a cosa stessi andando incontro: una grande incognita. Sì, perché la Russia è un po' come un enorme vulcano apparentemente inattivo che si erge circondato da villaggi e cittadine: tutti sanno della sua presenza a causa della sua imponenza, ma nessuno è davvero a conoscenza di ciò che succeda al suo interno. Sporadicamente le persone al di fuori vengono a sapere di qualche attività o piccola eruzione che vi si è verificata, ma l'unico vero modo per scoprire quello che accade dentro al cono vulcanico è scalare la montagna ed esporsi ai suoi punti interrogativi.
Avevo vinto quella borsa di studio tanto sognata, ottenuto qualcosa che mi ero guadagnata con il sudore della mia fronte. Poco importava, allora, verso quale parte del mondo io fossi direttaLa mia scalata è cominciata un giorno di fine agosto, quando mi resi conto, scesa dall'aereo che mi portò a Krasnodar, che i pomeriggi passati su Internet oppure seduta di fronte ad un'enciclopedia o ad una guida turistica a poco sarebbero serviti. Ebbi la netta sensazione che tutto si stesse azzerando in quel preciso istante, come se io fossi un quaderno completamente nuovo, aperto e pronto per essere riempito. Fu infatti la prima di una serie di contraddizioni a darmi il benvenuto: non appena misi piede fuori dalla cabina fui sopraffatta da un caldo soffocante, che mai avevo avvertito fino a quel giorno. Senza dubbio ciò fu dovuto al fatto che mi trovavo nella regione più meridionale della Russia, ma ciò non toglie che mi chiesi istintivamente se l'aereo fosse stato dirottato verso un Paese tropicale e dove fossero finiti gli orsi polari. Una volta riuscita a superare questo piccolo shock iniziale mi preparai ad incontrare la mia famiglia. Quando anche l'ultimo metro che ci separava si esaurì, successe tutto così velocemente che fra abbracci sorprendentemente calorosi ed entusiasti mi ritrovai in macchina, di nuovo in viaggio verso la mia nuova casa. Imbarazzati ma emozionati, attraverso sterminati campi e una lunga strada a linea retta, giungemmo a destinazione, in una piccola cittadina situata nel bel mezzo di ciò che allora avrei definito il nulla, ma che ho imparato a chiamare campagna. Poche ore più tardi, dopo aver provato a fare ordine tra le mie cose e tra i miei mille pensieri, mi coricai a letto e, non senza incontrare qualche difficoltà, mi addormentai. Giunse così al termine il primissimo giorno della mia nuova vita, che, intenso come una doccia fredda, segnò l’inizio del mio percorso verso la cima del vulcano, il tratto che in seguito si rivelò essere il più ripido.
Imbarazzati ma emozionati, attraverso sterminati campi e una lunga strada a linea retta, giungemmo a destinazione, in una piccola cittadina situata nel bel mezzo di ciò che allora avrei definito il nullaTra me e la Russia non fu amore a prima vista. Prima di partire ero stata avvertita su quanto fosse sconveniente costruirsi delle aspettative, ma un proverbio italiano recita che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare. Le mie nozioni di geografia generale non si rivelarono utili al momento del primo impatto con la cultura Russa, ma anzi mi portarono del tutto fuori strada, perché dovete sapere che la Russia occidentale, cosiddetta europea, di europeo ha talmente poco che sono arrivata a chiedermi perché ci si ostini a chiamarla in questo modo. Avevo sino ad allora erroneamente dato per scontato che, vista la distanza ridotta che li separa, tra il mio Paese e quello di destinazione non vi fossero differenze abissali. Tuttavia, ci misi incredibilmente poco ad avvertire quanto tutto fosse palesemente diverso. Quello che sperimentai fu una vera e propria forma di shock culturale. Lo shock culturale è un fenomeno che si può verificare a livello psicologico e talvolta anche fisico in un qualunque individuo che entri per la prima volta in contatto con una cultura estranea alla sua. Parlando ora in base a quella che è stata la mia esperienza strettamente personale, ecco in cosa, stando a ciò che sento, questo Paese si distingue dal resto del mondo.

A darmi il benvenuto fu la prima di una serie di contraddizioni. La Russia è come un rebus, di quelli contorti. Da una rapida prima occhiata tutto ciò che si può riuscire a trarre è confusione. Così fu per me: per alcuni mesi non capii né ebbi la benché minima intuizione su come questa enorme, affascinante macchina facesse girare i suoi ingranaggi. Ovviamente conobbi giorno dopo giorno semplici aspetti della vita quotidiana che mi piacquero sin da subito, ed altri che invece mi parvero più scomodi. Ad esempio, contro ogni previsione (rinomata è la diffidenza di noi italiani nei confronti di qualsiasi altra cucina al di fuori della nostra) il cibo tradizionale, preparato in ogni famiglia con una dedizione quasi sacra, prese ben presto un posto nel mio cuore. Amo il modo in cui un fumante piatto di –Ī–ĺ—Ä—Č, nella sua assoluta semplicità, riesca a rigenerare dopo una giornata stressante o riscaldare dal freddo di un pomeriggio invernale. Al contrario, non fu cosa facile riuscire a comprendere ed accettare la rigidità generale e il rigore del sistema scolastico russo. Frequentando alcune lezioni in una classe della scuola primaria, ho notato come gli studenti vengano abituati ad una solida disciplina sin dalla più tenera età: bisogna sedersi composti, le braccia incrociate, schiena dritta, e all'occorrenza scattare in piedi come soldatini. Inoltre ogni giorno alcuni alunni vengono incaricati di particolari compiti che hanno a che fare con la cura e il mantenimento della classe o la vigilanza dei corridoi. E ancora: è obbligatorio un abbigliamento classico e rigorosamente bianco e nero, l'ordine in ogni sua forma e la pulizia. Insomma, i ragazzi vengono responsabilizzati ad attenersi a determinati doveri il prima possibile. E questo soltanto nel contesto scolastico!
La Russia è come un rebus, di quelli contorti. Da una rapida prima occhiata tutto ciò che si può riuscire a trarre è confusione. Così fu per meIn Russia non esistono mezze misure, e quello che di nuovo sperimentai fu, oserei dire senza eccezione alcuna, un'esperienza forte. Quando decisi di intraprendere questa avventura lo feci anche perché determinata a mettermi alla prova di fronte ad una vera e propria sfida con me stessa. La scelta del Paese fu azzeccata: a rendere ogni cosa ancora più difficile da interpretare e assimilare fu la cosiddetta "high context culture". Questa è infatti la definizione poco chiara dell’aspetto più spaventoso e allo stesso tempo intrigante che la cultura di questa nazione ha da offrire ad uno studente impegnato in un programma di scambio. Ciò significa, in parole povere, che la gente di queste parti, essendo nata e cresciuta con lo stesso bagaglio di valori, usi e costumi del resto della popolazione russa, è perfettamente in armonia con essa e, giudicando dal canto suo ogni atteggiamento o usanza tipica come qualcosa di assolutamente normale, tende a non accorgersi della sua particolarità e ad omettere qualsiasi tipo di spiegazione, anche là dove sarebbe gradita, come nel caso di un ragazzo straniero. Tuttavia il poverino in questione è destinato a sopravvivere in Russia senza mai ricevere indicazioni in proposito, finché un giorno, sempre se ha continuato a mantenere un atteggiamento aperto e privo di ostilità in proposito, si accorgerà di essere riuscito ad entrare in armonia con questo meccanismo misterioso. E non si tratta solo di capire che sarebbe opportuno lavare i piatti sporchi senza aspettare il primo sollecito, ma c’è molto altro, difficile da spiegare a parole, come mi succede spesso quando cerco di raccontare questo Paese. Tutto questo suscitò in me un immediato senso di smarrimento che mi rese dipendente dai pochi punti di riferimento che avevo all'inizio del mio percorso. Mi affidai così alla guida e al consiglio della mia famiglia ospitante, e questo mi fece sentire di nuovo piccola e "auto insufficiente", ma anche amata e accudita. Avevo comunque tanta voglia di cominciare a muovere autonoma i miei primi passi e scoprire dove riuscissi ad arrivare con le mie gambe.
Mi affidai alla guida e al consiglio della mia famiglia ospitante e questo mi fece sentire di nuovo piccola e "auto insufficiente". Avevo comunque tanta voglia di cominciare a muovere autonoma i miei primi passi e scoprire dove riuscissi ad arrivare con le mie gambeSettimana dopo settimana, mese dopo mese acquisivo nuove competenze e più sicurezza, proprio come un bambino che impara a stare al mondo. Ogni volta che riuscivo a raggiungere, con impegno e perseveranza, uno degli obiettivi che mi ero prefissata, dentro me si faceva avanti una grande soddisfazione, più intensa del solito, come se mi fossi aggiudicata la fetta più gustosa di una dolcissima torta. Il fatto che il mio percorso non fu affatto privo di ostacoli mi aiutò a capacitarmi realmente di quanto venga a conti fatti ripagata la forza di non fermarsi di fronte alla prima difficoltà o scoraggiarsi a causa di qualcosa di nuovo soltanto perché è diverso da come sei sempre stato abituato a vederlo. Mi aprì gli occhi su quanto io come singolo individuo, senza tutto il mio mondo alle spalle, possa ottenere risultati importanti con la sola forza di volontà. Tutto questo, e molto altro ancora, me lo ha insegnato la Russia, con le sue luci e ombre, i suoi sapori e dissapori.
Il fatto che il mio percorso non fu privo di ostacoli mi aiutò a capacitarmi realmente di quanto venga ripagata la forza di non scoraggiarsi a causa di qualcosa di nuovo soltanto perché è diverso da come sei sempre stato abituato a vederlo.E poi successe. Non so come né quando, ma una mattina, camminando per la strada e osservando le case costeggiare il marciapiede me ne accorsi: tra me e quello che mi circondava si era creato un forte legame. Quando arrivai qui, in particolare nel mio piccolo centro abitato, l'assetto tipico delle vie russe mi lasciò leggermente perplessa. Era tutto così strano: case di lamiera, di legno, di mattoni scoperti, circondate da orti, attrezzi e parchi giochi arrugginiti. Ogni angolo di strada trasudava storia; l'atmosfera che vi aleggiava tutt'intorno aveva qualcosa di malinconico e grigio, ed il tutto era amplificato dal contrasto con l'oro e la ricchezza delle cupole delle chiese ortodosse, che sorgevano splendenti oltre i tetti delle vecchie case. E poi la fierezza dei monumenti e dei busti in memoria del periodo e dei leader sovietici, le ampie piazze e i grandi spazi aperti circostanti al centro abitato. Ogni cosa che mi spaventò quando arrivai, mi parve finalmente chiara quel giorno, quando avvertii proprio nella pancia che presto tutto ciò mi sarebbe mancato. Attraverso quelle vie colsi, al di là dei segni che il passato di questo Paese si è lasciato alle spalle, storie di amore per la famiglia e per la patria, di persone forti, di coraggio e temperanza. La vita incastrata fra quelle assi di legno dipinto mi sembrò ad un tratto uscirne e raccontarmi di anni e anni di resistenza e passione, di gente semplice che si accontentava con poco. Ero capitata nel posto giusto, perché è proprio nei villaggi come quello in cui vivo che è sedimentata la Russia, quella autentica. Fu in questo modo che mi accorsi che mi ero innamorata di questo Paese. Da allora cominciai a rendermi conto di volta in volta di cosa era entrato silenziosamente e a piccoli passi dentro me e vi si era sistemato in via definitiva.
E poi successe. Non so come né quando, ma una mattina, camminando per la strada e osservando le case costeggiare il marciapiede me ne accorsi: tra me e quello che mi circondava si era creato un forte legame

Comincerò a parlare della mia famiglia, a cui devo tanto. Non ho mai smesso di riflettere sulla grandezza del loro gesto: delle persone comuni, interessate dai problemi e dalle preoccupazioni di tutti i giorni, hanno deciso di aprire la propria porta di casa alla sottoscritta dandole così la possibilità di essere parte della loro vita a 360 gradi. Sin da quando conobbi per la prima volta la mia mamma russa, il nonno, mia sorella e gli altri tutti, loro fecero ogni cosa che rientrasse nelle proprie possibilità per fare in modo che io mi sentissi a mio agio. Il limite della lingua non mi impedì di avvertire molto presto una sensazione di tranquillità e protezione. Il modo in cui si preoccupano per me e la cura che mi dedicano ancora mi sorprende, dal momento che spesso si è portati a diffidare del genere umano ai giorni nostri. Una caratteristica tipica delle famiglie russe è la tendenza ad essere apprensivi e premurosi, avere sempre un occhio di riguardo l'uno per l'altro e prendersi cura dei propri ragazzi finché loro glielo permettono. Quando sono in partenza per un viaggio il nonno si assicura sempre che io abbia con me qualcosa da mangiare e da bere; se sto uscendo la mamma non si dimentica mai di controllare che io sia vestita adeguatamente in modo da non sentire freddo. Tanti piccoli gesti, una forma di amore. Le vere famiglie russe sono così: ospitali, calorose, capaci di darti anima e cuore. La mia famiglia russa mi ha donato tanto affetto e momenti indimenticabili. Russia per me è un pranzo tutti insieme, con le canzoni, le discussioni, il cibo, e quella sensazione di tepore nel petto.
Russia per me è un pranzo tutti insieme, con le canzoni, le discussioni, il cibo, e quella sensazione di tepore nel petto
In questi sei mesi qui ho, tra le altre cose, imparato a conoscere i russi e il loro modo di pensare, che a volte porta ancora il segno della travagliata storia di questo Paese. All'inizio possono essere più o meno diffidenti, ma poi si dimostrano estremamente generosi e di grande compagnia. Particolare attenzione ho prestato alla cura che le donne russe dedicano al proprio aspetto: in tutto il mondo è rinomata la loro bellezza, ma solo conoscendole ho potuto capire cosa si nasconde dietro a tale abitudine. Per le russe il fatto di mostrarsi in pubblico curate costituisce un segno di rispetto, vietato quindi mangiarsi le unghie o uscire abbigliate in modo trasandato. Dedicarsi al proprio corpo non è un optional, ma un vero e proprio stile di vita. All'inizio dovetti fare qualche sforzo per capirlo, ma ora sono convinta che sia un costume molto nobile, una tradizione che dice tanto sui valori di questo popolo. I miei preferiti in assoluto sono senza dubbio gli anziani, le persone con qualche anno in più sulle spalle e tanta tanta esperienza, che si può leggere fra gli incavi delle rughe che segnano i loro volti. –Ď–į–Ī—É—ą–ļ–į –Ķ –ī–Ķ–ī—É—ą–ļ–į (i nonni) sono una vera e propria istituzione: sono parte fondamentale della famiglia e vengono interpellati e ascoltati in caso di necessità proprio allo stesso modo in cui ci si rivolgerebbe ai propri genitori. Sono praticamente sempre persone squisite, dolcissime e autorevoli al tempo stesso.
I Russi all'inizio possono essere più o meno diffidenti, ma poi si dimostrano estremamente generosi e di grande compagniaMi è capitato più di una volta, mentre mi aggiravo sola per le vie della città, di essere fermata da una signora sconosciuta in lungo cappotto e tipico foulard legato dietro alla testa, che con un'espressione preoccupata e un tono gentile mi consigliasse di indossare il cappuccio perché altrimenti mi sarei ammalata, oppure che mi facesse notare che avessi le stringhe di una scarpa slacciata e che quindi rischiavo di cadere e farmi male. Non importava che io per lei non fossi né una figlia né una nipote: in quel momento quella donna si preoccupò per me, un po' come i russi in generale tendono ad aiutarsi l'un l'altro attraverso piccoli gesti come questo. Dopo tanti anni continuano a vivere in una sorta di sistema collettivo, in cui dare un seppur minimo contributo e aiuto è importante per il benessere della comunità nell'insieme. Io li osservo e vedo un popolo, unito e fiero da sempre anche nelle avversità. Russia per me è quella dolce vecchina che un pomeriggio di novembre si è avvicinata a me e mi ha chiuso la lampo della giacca fino in fondo, in modo da impedire all'aria pungente di inizio inverno di farmi battere i denti.
Dopo tanti anni continuano a vivere in una sorta di sistema collettivo, in cui dare un seppur minimo contributo e aiuto è importante per il benessere della comunità nell'insiemeUn'altra cosa che amo di questo Paese è la fierezza e l'orgoglio che la gente dimostra nei confronti della propria terra. Il proverbiale patriottismo dei russi non sempre viene visto di buon occhio al di là dei confini della Federazione, dove si pensa che questo venga ostentato dal popolo in maniera smodata ed esagerata. Io, al contrario, non posso fare a meno di guardare a questa tendenza con ammirazione. Come qualunque altra nazione del mondo, la Russia possiede punti di forza di cui compiacersi come anche problemi da affrontare, ma trovo semplicemente grandioso come nel bene e nel male la sua popolazione celebri giorno dopo giorno un solo Paese, forte, grande e unito, che si regge proprio sull'amore della sua gente. Ascoltando le donne e gli uomini che ho incontrato sulla mia strada raccontare di sé e della propria patria ho notato una luce per me nuova nei loro occhi, nonché piena devozione e convinzione nelle loro voci. Non ho paura di sbagliare se affermo che la maggior parte dei russi non potrebbe immaginare un futuro lontano da casa propria. I più avvertono un autentico senso di dovere che li lega al proprio posto, al servizio della nazione, contribuendo attivamente alla sua crescita. Russia per me è il tricolore bianco, blu e rosso che sventola solenne sopra i tetti di ogni scuola.
Ascoltando le donne e gli uomini che ho incontrato sulla mia strada raccontare di sé e della propria patria ho notato una luce per me nuova nei loro occhiUn'altra caratteristica della Russia che colpisce in maniera inevitabile sono le distanze. Nonostante l'identità di stato saldo e compatto sia forte e non passi inosservata, il Paese è a dir poco immenso. In ogni regione e oblast si possono trovare alcune città dove si concentra un alto tasso della popolazione; per quando riguarda il resto degli abitanti, essi vivono nelle varie cittadine e piccoli villaggi che si collocano a ore ed ore di distanza, attraverso un'infinita successione di campi che divididono all'orizzonte la terra dal cielo. Nel mio caso la città più vicina è Krasnodar, che si trova approssimativamente a due ore di autobus da casa mia. Krasnodar è un posto piuttosto speciale per me, che occupa un ruolo importante nella mia collezione di ricordi. In particolare non scorderò mai la poesia dei suoi sottopassaggi, che con i loro suonatori ambulanti regalano ai passanti qualche attimo di pausa dalla confusione e dal traffico delle strade del centro. Capita piuttosto spesso che io mi debba recare là durante il weekend, e quando si presenta la suddetta necessità mi siedo sul primo autobus alla mattina presto e torno indietro la sera stessa. Se le prime volte mi è sembrato che il viaggio potesse non finire mai, ormai il tempo che trascorro su quel sedile rappresenta uno dei momenti della settimana che preferisco. Con le cuffiette alle orecchie, la musica alta e lo sguardo diretto fuori dal finestrino, libero i miei pensieri e le mie preoccupazioni, le gioie e le ansie, mentre lo scenario tipico che tanto mi piace si sussegue e si trasforma in chilometri già percorsi. È proprio in questa circostanza che ho potuto dedicarmi a me stessa, prendere delle scelte decisive e sperimentare una grande ed improvvisa felicità. Russia per me è tanta strada fatta e ancora di più davanti a me ancora da percorrere.
Krasnodar è un posto piuttosto speciale per me, che occupa un ruolo importante nella mia collezione di ricordiÈ impossibile fare un elenco esauriente e completo di tutto ciò che significa per me questo posto. Ogni mattina che bussa alla finestra della mia camera mi invoglia ad alzarmi per scoprire cosa mi riservi la nuova giornata appena iniziata. Più trascorre il tempo e più mi innamoro, mi scopro ricca di nuove consapevolezze, mi sento in carreggiata come mai mi ero sentita in vita mia. Neanche una volta come in questo pugno di mesi avevo avuto la sensazione di essere nel posto giusto impiegando il mio tempo di giovane ragazza nel migliore dei modi. A volte capita che io mi soffermi a pensare se la Russia è stata una scelta giusta per me, o se avrei preferito che la mia esperienza unica nella vita con Intercultura fosse stata completamente diversa. Non posso negare che questo Paese non sia facile da metabolizzare, e nemmeno che in alcuni momenti io abbia temuto di essermi sbagliata nel dirigermi con sfacciataggine dove sono ora, ma la risposta, a mente lucida, è si, milioni di volte. Sì, ho probabilmente preso la decisione migliore della mia vita intera nell'esprimere come preferenza su tutte le destinazioni disponibili la Russia. Venendo qui e rimanendo fedele alla mia missione, che consisteva nello smentire personalmente la miriade di stereotipi negativi attraverso i quali il mondo intero guarda a questa nazione, ho fatto tesoro di un'opportunità che è stata e sarà privilegio di pochi.
Ho probabilmente preso la decisione migliore della mia vita intera nell'esprimere come preferenza su tutte le destinazioni disponibili la RussiaConoscere la grande madre Russia in prima persona è stata la determinante scoperta che ha segnato l'inizio del mio percorso di donna. Ho imparato che tutto ciò che ci hanno sempre raccontato e mostrato alla televisione non sempre rispecchia la verità, e che al di là delle malelingue e delle dicerie diffuse fra le menti chiuse esiste un mondo sconosciuto ai più. Il mio obiettivo si può dire già archiviato, dal momento che qui ho conosciuto alcune fra le persone più incredibili che abbiano mai incrociato il mio cammino, e che non vedo l'ora di riportare tutto ciò che ho appreso in Italia con me, contribuendo così, da parte mia, all'informazione sulla Russia vera, quella che si nasconde dietro a cliché e preconcetti. La Russia può lasciare senza parole a causa della sua forte personalità e stordire coloro i quali provino ad imporle i propri schemi, ma si rivela meravigliosamente generosa e ospitale con chi è pronto ad apprezzarla e viverla per come è. Per me essa rappresenta perlopiù emozioni, sentimenti; a volte le parole si dimostrano inutili, incapaci di raccontare quello che succeda dentro di me mentre cammino per le strade, parlo con gli sconosciuti o osservo le persone mandare avanti le proprie vite senza mai fermarsi per riposare. Non saprei dire con esattezza a che punto della mia scalata verso la cima del vulcano io sia arrivata; può darsi che davanti a me mi aspetti molta più strada di quanta ne abbia già fatta, o forse sono sul punto di raggiungere la vetta così da poter osservare tutto con chiarezza e godermi il panorama. Io stessa ho affermato che la Russia è un mistero, e rimango convinta del fatto che non basti una vita intera per schiuderlo completamente. Tuttavia mentre avanzo sento la terra tremare sotto i piedi, più mi avvicino più sento l'energia rilasciata dal cuore del vulcano. Questo Paese è vivo, e non è la guerra o la politica a generare il fuoco che divampa al suo interno, ma è la passione della gente che lo manda avanti, l'amore e la tradizione che da secoli sopravvive tramandata di padre in figlio. Ecco, questa è la Russia vista attraverso i miei occhi.

Gloria

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