Non siamo sotto lo stesso cielo

Gaia

Da Siracusa in Cina per un anno

Dopo 3 giorni di viaggio siamo finalmente arrivati a Jamusi. Ho stretto forte i miei compagni per prendermi tutta la forza di cui avevo bisogno per affrontare la mia nuova vita e sono scesa dal treno. Ho visto i volti delle persone con cui avrei vissuto dieci mesi, ho notato i loro occhi, ho ringraziato i loro sorrisi ed il mio mondo.
Quella sera mi sono fermata a guardare le strade piene di cartelloni luminosi, a cercare di arrestare il fiume di emozioni in piena, a realizzare che un giorno avrei saputo leggere i caratteri che in quel momento mi sovrastavano, a cercare la forza di cui avevo bisogno per affrontare quei mesi che mi sembravano troppo lunghi. Quella sera mi sono fermata a guardare il cielo.
Non è lo stesso cielo, non sono le stesse stelle.
Le ho odiate queste stelle, rivolevo le mie, ripensavo alle mie e invece di aprirmi a tutte le sfumature di questo mondo li richiudevo sul mio prima. Avevo bisogno di sentire il calore delle persone che mi volevano bene, di sentirmi dire "è tutto ok, andrà meglio", di ricevere un semplice abbraccio. Ma a poco a poco, vivendo ogni giorno, lasciandomi andare, accettando i piccoli pezzi di questo mondo, ho visto il resto. Ho visto mia nonna guardarmi fare i compiti e sorridere, l'ho sentita chiedere ai miei amici cosa mi piacesse mangiare e impegnarsi ogni giorno a cucinarlo, ho sentito la sua carezza una sera quando pensava stessi dormendo, ho visto mia sorella cercarmi con lo sguardo quando aveva bisogno di me, ho sentito mia madre stringermi la mano e comprarmi un gelato, riempirmi il piatto di cibo solo per assicurarsi che mangiassi, ho visto gli occhi di mio padre decisi ad inse-gnarmi a giocare. I miei occhi con i mesi hanno iniziato ad aprirsi e a trovare in quei gesti forza e calore.

"Questa non è la tua vita" mi ha detto mia sorella prima di partire. Quanto mi ha aiutato nei primi mesi quando questo mi sembrava tutto tranne che casa! Eppure un bel giorno arriva uno strano vento che ti disturba, ti chiedi “chissà come sarà riabbracciare tutti i miei amici". Un giorno arriva uno strano vento che ti spinge e ti dici "non voglio tornare, ora questa è la mia vita”: alzarmi la mattina alle 6:30, scendere in cortile, mettermi in fila con altri 3000 studenti, ascoltare l'inno ed ogni giorno sentirlo sempre più mio, affrontare le mie classi mattutine, una pausa pranzo in cui decidere cosa mangiare e andare finalmente a giocare a pallavolo. È lì che la prima volta ho sentito la parola fighting, una di quelle parole che ti entrano dentro. Qui in Cina la usano spesso quando affronti qualcosa di duro che ti destabilizza. Loro la urlano e tu ti senti parte di qualcosa, senti l'improvvisa ondata di forza che ti attraversa. Loro, la mia squadra di pallavolo, sono stata la mia forza per un anno: il mio allenatore che ogni giorno mi spingeva sempre più avanti, le mie compagne che mi rendevano partecipe delle loro vite. Entrare a far parte della squadra è stato un grande obiettivo, ma non è stato facile. Quando mi sembrava di aver fatto un passo avanti e di sentirmi finalmente parte di questa Cina ecco che di nuovo mi chiamavano straniera e io mi sentivo addosso i loro sguardi curiosi e diffidenti, mi sentivo esclusa e di nuovo ricadevo indietro.

Eppure non mi sono fermata e a poco a poco la mia squadra è diventata la mia casa e io ho vinto la mia più grande sfida, perché sono proprio questi i momenti in cui decidi se rinunciare o andare avanti, in cui capisci te stessa, davanti alle difficoltà e alle riflessioni che questa esperienza ti porta scopri chi sei, cosa vuoi, qual é la tua posizione in mezzo agli altri. Io ho deciso di non fermarmi alla diffidenza che vedo negli occhi delle persone, di non arrendermi davanti a un ostacolo, di fare la prima mossa e non aspettare gli altri. Questa città, Jiamusi, è anche la mia casa ora. Mi ha portato momenti di pianto, mi ha sbattuto tante porte in faccia ma mi ha anche fatto crescere e mi ha fatto conoscere persone meravigliose e io riconosco oggi quanto tutto sia stato una ricchezza e come sono stata fortunata ad avere questa opportunità per il mio futuro e me stessa.

Gaia

Da Siracusa in Cina per un anno

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