O conquisto io Istanbul o Istanbul conquisterà me

Luna

Da Palermo in Turchia per un anno

Sono ormai più di sette mesi che mi trovo in Turchia, un Paese sul quale tutti hanno mille pregiudizi, ma di cui nessuno sa realmente niente. Ho trovato il mio modo di esprimere ciò che la Turchia e Istanbul, la mia città ospitante, appaiono ai miei occhi. Mi scuso in anticipo per i mille errori grammaticali, ma le emozioni hanno preso il sopravvento e dopo 7 mesi l'italiano ormai è un "optional".

Quando ti dicono che andrai in Turchia per un anno non sai cosa aspettarti. Da noi quando si sente qualcosa sulla Turchia in televisione di solito si parla di guerre, di bombe e del problema immigranti. Da noi se dici “Turchia” la maggior parte delle persone neanche sa dov’è, molti addirittura la scambiano con la Tunisia. “Ci sono stato quando sono passato dall’Africa in crociera” ti dicono; una volta mi sono sentita addirittura dire “attenta che ti vendono per cammelli” eppure non ho visto neanche un cammello qua, anzi, solo uno addobbato come un albero di Natale per accontentare i turisti che altrimenti ci rimangono male. Quando stavo per venire in Turchia mi dicevano “dovrai metterti il burqa”, “ti obbligheranno ad arruolarti nell’ISIS” e intanto nessuno finora mi ha mai obbligata a coprirmi né tanto meno ad arruolarmi in qualche subdola “organizzazione”.

Quando ti dicono che andrai in Turchia per un anno non sai veramente cosa aspettarti. Mica è come con la Francia e i nostri cari cugini francesi o con l’America e i suoi famosissimi stereotipi. Con la Turchia è diverso, la gente si preoccupa per te manco stessi andando in guerra: “ma sei pazza?!”, “Signora ma come?! Manda ‘a picciridda dai turchi?”

Poi quando arrivi in Turchia, con tanta voglia di immergerti nella cultura e imparare quella lingua che all’inizio tutto sembra tranne che comprensibile, scopri che la Turchia, e soprattutto il popolo turco, è una delle cose più belle che ci sia sulla faccia della terra.

Quando vieni in Turchia scopri che oltre alla religione e al velo ci sono persone con una mentalità veramente aperta: persone con voglia di studiare, di imparare, di viaggiare e di Vivere. Donne con altissime ambizioni che di rimanere a casa a badare ai figli mentre il marito va a lavoro non ne vogliono sapere proprio niente.

Ci sono persone con una mentalità veramente aperta: persone con voglia di studiare, di imparare, di viaggiare e di Vivere

Venendo in Turchia scopri cosa significa veramente condividere. La prima volta che ho visto una mia compagna tornare dal bar della scuola con un pacco di biscotti e offrirli a tutta, e dico TUTTA, la classe sono rimasta sconvolta. Per non parlare di quando si comprano merendine a vicenda per il piacere di migliorare la giornata a qualcuno, mentre in Italia quando chiedi in prestito una penna o una matita in classe per prendere appunti tutti ti dicono “ho solo questa e mi serve” “io non l’ho” e poi nello zaino hanno una scorta che neanche la fabbrica della Faber Castell. Perché la Turchia è il Paese dell’educazione, dove sui mezzi pubblici a nessuno verrebbe mai in mente di non pagare il biglietto; dove appena sale un anziano tutti si alzano per cedergli il posto e se lo fai tutti ti ringraziano.

La Turchia è quel Paese dove è impossibile non parlare con gli estranei perché il signore seduto accanto a te ti parlerà sempre, sarà sempre curioso, per non parlare poi di quando scopre che sei straniera e riesci a cavartela col turco, a quel punto diventate migliori amici.

  • Ragazzi del programma di scambio in Turchia
  • Campo AFS in Turchia
  • Luna e il cavallo di Troia<br /><br />
  • Luna e un'amica
  • Luna e la sua famiglia ospitante
  • Gruppo di studenti italiani in Turchia

Luna e la sua vita in Turchia

Quando vieni in Turchia scopri anche che il gossip della vecchietta del paese appostata alla finestra a mo’ di videocamera di sorveglianza non è niente e scopri anche che Einstein si sbagliava e sì, qualcosa più veloce della luce esiste, ma lui mica ha mai avuto a che fare con la razza femminile turca! Istanbul, una città con più di 14 milioni di abitanti, eppure è peggio di un paesino di 100.

Quando ti dicono che andrai a Istanbul non sai proprio quello che ti aspetta e non importa quanto tu abbia letto sulla sua popolazione e sulla sua grandezza perché la realtà supererà qualunque tua aspettativa, perché se al mondo esiste una cosa infinita quella è proprio Istanbul. Quella città dove tra casa tua e quella di una tua amica è normale che ci siano 60 km e il mare in mezzo e, soprattutto, è normale che siate su due continenti diversi. Sì, perché qua è così, mentre passeggi tranquillamente sul lungomare in Asia hai come vista l’Europa e senza alcun problema prendi un traghetto, un autobus, la metro e arrivi dall’altra parte. Che poi la cosa che meraviglia di più è che la differenza si vede, eccome se si vede, ma ciò non vuol dire che una parte sia più brutta o più bella dell’altra, semplicemente diversa.

Istanbul è la città dove il “tra 5 minuti al bar” te lo sogni, è la città dove le distanze diventano più lunghe e il tempo diventa più breve; dove stare un’ora in macchina (se si è fortunati) è normale, ma è anche la città dove con una semplice tessera puoi arrivare in capo al mondo e se la perdi o pensi di averla persa ti viene una tachicardia che manco il peggior film horror.

Istanbul è la città del cibo e se pensate che una nonna meridionale cucini tanto di certo non siete mai stati a casa di un turco, dove ogni giorno sembra essere Natale. Mi permetto di dire anche che la Turchia è il Paese della farina e devi dire grazie che non la mettano anche nelle bevande. E dello yogurt! Penso che l’incubo peggiore di una madre turca sia che il figlio nasca intollerante al lattosio. E sì, è la patria del famosissimo kebab e del tè! Se pensate che per un inglese il tè delle cinque sia sacro non avete idea di quanto sia importante per un turco bere seimila tè al giorno. Un turco senza il çay potrebbe morire!

La Turchia è il Paese dei paesaggi che ti lasciano senza fiato, è quel Paese che mentre lo stai visitando in ogni minima cosa vi è qualche collegamento con la storia

La Turchia è il Paese dei paesaggi che ti lasciano senza fiato, è
quel Paese che mentre lo stai visitando in ogni minima cosa vi è qualche collegamento con la storia. “Qua è stata combattuta la Guerra di Troia” e vedi il famosissimo cavallo del nostro amato Brad Pitt; “Qui c’era il mercato di Efeso” e intanto lo maledici ripensando a tutte le volte in cui una versione di greco che ti ha fatto passare alcuni dei peggiori momenti a scuola era ambientata proprio là. Per non parlare della Cappadocia con tutte le sue rocce e città sotterranee che ti lasciano a bocca aperta. Tralasciando poi la gioia nel scoprire, dopo anni di studi di storia e letterature antiche, che è un posto reale e non una qualche invenzione degli autori dei libri scolastici.

La Turchia è anche il Paese più nazionalista che io abbia mai visto. Ovunque ti giri trovi una bandiera e/o una statua del loro amatissimo Mustafa Kemal Ataturk che guai se ti azzardi anche solo a pensare qualcosa contro di lui che ti uccidono. È dove ogni studente almeno due volte a settimana canta l’inno nazionale a scuola.

La Turchia è il Paese dove le scarpe si tolgono prima di entrare in ogni casa e se hai i calzini bucati preferiresti morire, dei saluti che durano più della processione di Santa Rosalia. È il Paese dove non serve saper ballare, ma basta che schiocchi le dita e batti le mani che sei meglio di Carla Fracci. È il Paese con gli insulti più fantasiosi del mondo, ma dove non sanno neanche cosa sia una bestemmia.

Potrei continuare così per ore, ma riassumo tutto con un: “la Turchia è un Paese di cui nessuno sa niente, ma che tutti dovrebbero scoprire. La Turchia, con la sua cultura, con le sue persone, con la sua atmosfera ti entra dentro al cuore e il Sultano aveva proprio ragione “o conquisto io Istanbul o Istanbul conquisterà me”.

Luna

Da Palermo in Turchia per un anno

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