Paura e felicità: il mio primo giorno di scuola in Indonesia!

Viola

Da Sanremo in Indonesia per un anno

Primo giorno di scuola. So già che molte cose saranno diverse dal mio abituale luogo di studio!Nulla mi ricorda la scuola italiana: non conosco le persone, non conosco la lingua, non conosco bene la religione, anche se cattolica. Lezione già iniziata, accompagnata da mama e kak Deby, entro in classe dopo aver preso un veloce respiro, mi butto.
Dopo il primo sbalordimento e caos generale, il professore spiega a tutti chi sono, in indonesiano ovviamente e io non capisco nulla! Quindi mi chiede di presentarmi e scegliere un posto a sedere. Per me era indifferente, quindi doveva decidere lui. Beh, il caos: tutti volevano avermi di fianco o perlomeno vicino, forse solo un altra buona occasione per fare ancora più rumore, ma comunque piacevole. Gente che toglieva zaini, che si spostava, che alzava la mano elencando i vari propositi per cui avrei dovuto sedermi vicino a lui o lei, gente che si limitava a fare foto. E beh, non erano esattamente in pochi, quarantasette esattamente. Quindi mi andai a sedere nel mio nuovo posto in terza fila: un ragazzo mi diede il suo libro di biologia, un altro mi chiese se avevo la penna, e tutti mi riempivano di domande. Che belli i loro grandi sorrisi,così contagiosi che di sorridere non smetti mai.
Che belli i loro grandi sorrisi, così contagiosi che di sorridere non smetti mai!Finalmente sentivo parlare inglese. Cercai di spiegare al professore perché mi trovavo lì e i ragazzi tradussero tutto per me. Ogni professore mi diceva che era molto felice di avermi nella propria classe, ognuno provava a fare un po' di lezione in inglese, per me, senza successo purtroppo. Per alcuni è un po' un onore: mi chiedono cosa faccio qui in Indonesia, l'istruzione in Italia è migliore, dicono. Scambio di cultura, dico semplicemente. Ma paesi come Cina e Thailandia sono più moderni e sviluppati, dicono. Forse non è una caratteristica negativa l'essere meno moderni, rispondo io. Non penso capiscano la mia scelta, ma sono contenti, l'importante è quello.

Le lezioni durano 45 minuti, cominciano alle 7.30, dopo la preghiera e terminano verso le due, ci sono due intervalli di venti minuti e qualche minuto per la preghiera altre due volte. Un fatto curioso è che alla fine di ogni lezione, al posto della campanella, sono scandite le note dell'inno nazionale indonesiano a un volume esagerato e penso avrebbero fatto meglio a dirmelo, perché appena sono entrata in classe era finita l'ora e io mi sono presa un mini infarto! Solo dopo ho capito che una banalissima campanella non si sentirebbe neanche un po'.
Durante la pausa faccio un giro per la scuola con mia sorella: tutti si girano, tutti vogliono presentarsi ma non osano, qualcuno che già conosco mi indica chi vuole conoscermi: "He really wants to meet you, but he is shy, really shy!".
Il sorriso è ormai spontaneo. Ora i miei compagni di classe hanno preso un po' di confidenza, vogliono imparare l'italiano!Il sorriso è ormai spontaneo. Ora i miei compagni di classe hanno preso un po' di confidenza, vogliono imparare l'italiano: sono sempre disponibili, mi dicono il significato di ogni oggetto o azione, e quando scrivo sulla mia piccola rubrica si divertono a ripetere le parole italiane. Appena arrivata a casa, sono già sul gruppo online della classe e qualcuno già mi ha scritto in chat, si scusano, dicono che non parlano bene inglese, quindi in classe non mi parlano ma sono contentissimi di conoscermi.
Non posso fare a meno di pensare a quando c'è stato un nuovo alunno nelle mie classi in italia. Non esattamente come qui, ecco. Ora ho davvero voglia di andare a scuola, non tanto per matematica e fisica, perché figuriamoci, spesso neanche in italiano le capisco; più che altro per le lezioni di mandarino, che è ancora più affascinante di quanto mi aspettassi, e soprattutto per un piatto tipico a base di riso e latte di cocco che hanno promesso di portarmi... vogliamo mettere con le schiacciatine delle macchinette?

Viola

Da Sanremo in Indonesia per un anno

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