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Benedetta

Da Mantova in Indonesia per un anno

Oggi è il 5 ottobre, quindi è più di un mese che vivo in Indonesia, più precisamente a Medan, nella provincia di Sumatra Utara. Sono qui grazie ad un programma di scambio interculturale gestito da Intercultura.
Il 21 agosto sono partita insieme alla mia compagna di avventura, Simona. Siamo le pioniere dell’Indonesia perché questo è il primo anno che gli studenti italiani la possono scegliere come meta di destinazione.
Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulla mia esperienza in Indonesia non ho potuto dire di no. Come al solito però i dubbi sul mio stile di scrittura hanno iniziato ad assalirmi. Non mi piace come scrivo… mi trovo noiosa. E qualche volta mi sembra che sia tutto troppo costruito. Preparato a puntino. Non è modestia, è quello che penso.
Siamo le pioniere dell’Indonesia perché questo è il primo anno che gli studenti italiani la possono scegliere come meta di destinazione.Potrei cominciare proprio da questo! La presidentessa del mio centro locale qui a Medan proprio in questi giorni mi ha chiesto se sto tenendo un blog e io le ho detto di no, spiegando le ragioni sopra menzionate. E lei mi ha risposto “Non ti preoccupare, puoi scrivere in inglese, in indonesiano, in italiano, quello che preferisci. In inglese sarebbe meglio così anche altri ragazzi potrebbero sapere della tua esperienza”. Ecco, il punto è questo: comunicazione e condivisione. Rendersi conto che questa esperienza è la mia, ma può essere di spunto per altri. Questa avventura non è fine a se stessa, non coinvolge solo me, io non sarò l’unica persona che ne uscirà migliorata. Ci sono anche gli amici, i volontari e le mie famiglie: sì, sono due. Quella in Italia e quella con cui vivo.
Questa avventura non è fine a se stessa, non coinvolge solo me, io non sarò l’unica persona che ne uscirà migliorataMi sento sfacciatamente fortunata. La mia famiglia ospitante è davvero…wow! Come posso spiegarlo?! Vera! Non mi fanno sentire un’ospite, mi coinvolgono a tutti gli effetti come membro della famiglia. Sia mamma che papà sono molto gentili e amano chiacchierare con me: facciamo discorsi sulle differenze tra Italia e Indonesia, parliamo di come funzionano le cose (dal sistema scolastico a quello elettivo), del cibo, di viaggi fatti e da fare, di storie tradizionali e cultura. La mamma mi abbraccia anche! La mia più grande paura prima di arrivare era quella di soffrire della mancanza degli abbracci. Potrebbe sembrare infantile, ma credo sia un potente mezzo per trasmettere affetto. Per fortuna non sono in astinenza. Il papà sorride un sacco, mi piace da matti. Anche quando torna a casa tardi la sera trova un po’ di tempo per me. E poi c’è mia sorella Gaby. All’inizio credevo che pensasse che fossi una cattiva ragazza perché parlando era saltato fuori che ho già dato il mio primo bacio. E qui è assai raro per giovincelli come noi, quindi era un po’ scandalizzata. Ma in verità, in verità io vi dico: se era così adesso non lo è più. E’ come una sorella vera: ci prendiamo in giro, ci aiutiamo, ridiamo insieme, lei mi racconta i suoi turbamenti di cuore e mi lancia frecciatine su chi pensa che mi piaccia. Stiamo entrando, o forse già siamo, in confidenza. C’è feeling, ragazzi. Oltre a Gaby ho anche due fratelli e una sorella ospitanti, ma vivono in un’altra isola perché studiano/lavorano là. Qui con noi c’è anche Maria, che è una cugina di non so quale grado dalla famiglia di papà. Vive con noi perché viene da un villaggio povero ma studia qui in città all’università. Grazie a lei sto imparando cosa vuol dire condividere. Ed essere pazienti. Spesso mi chiede in prestito delle cose. A volte le prende e basta. Io pensavo di essere una persona abbastanza paziente e per nulla possessiva. Beh, mi sbagliavo: in realtà mi dà un po’ fastidio quando non mi chiede il permesso. Non che mi arrabbi, però sento un qualcosa dentro di me che…”gratta”. A parte questo, mi piace e ci vado d’accordo.
Mi sento sfacciatamente fortunata. La mia famiglia ospitante è davvero…wow!

  • Benedetta e la sua famiglia
  • Benedetta e i suoi compagni di scuola
  • Benedetta e la sua famiglia sulla spiaggia
  • Benedetta e i suoi amici

L'esperienza di Benedetta

Ah dimenticavo…la lingua! Mamma, papà e Gab parlano abbastanza bene inglese, Maria mica tanto. All’inizio parlavamo in inglese a casa, ma adesso per quel che è possibile comunichiamo in indonesiano. La mia famiglia allargata, alcuni miei compagni di classe, i volontari e altre persone che ho conosciuto qui dicono che sto imparando in fretta. Spero sia vero, perché non vedo l’ora di poter assaporare la sensazione del “riesco a capire e a rispondere senza fare fatica”. In realtà mi esalto con poco. Mi basta ricordare il significato di una parola o riuscire ad avere una breve conversazione con qualcuno.
All’inizio parlavamo in inglese a casa, ma adesso per quel che è possibile comunichiamo in indonesianoE a scuola mi trovo bene. Ho un gruppetto di amici che mi ha preso particolarmente a cuore e mi coinvolgono nei loro programmi. Quando non capisco qualcosa posso chiedere a loro e so che mi risponderanno, o almeno proveranno a spiegarmi. Riesco a seguire solo alcune lezioni: matematica e fisica, qualche volta chimica. E non sapete che sensazione di potenza si prova quando si riescono a capire le leggi di Keplero spiegate in indonesiano! O qualsiasi altra cosa in realtà!

Il Centro locale della mia città è piuttosto attivo. I volontari sono giovani e spesso io, Alejandro (dall’Argentina) e Midoriko (dal Giappone) ci incontriamo con loro. In questi giorni, ad esempio, abbiamo “vissuto” in uno dei centri commerciali della città. Questo perché si è appena svolto un evento legato al lancio di un programma per l’insegnamento dell’inglese con un metodo non convenzionale e interattivo nelle zone rurali della provincia. Gli insegnanti vengono dalla Malesia e quindi abbiamo avuto modo di conoscere moltissime persone! Noi eravamo lì per aiutare come volontari e allo stesso tempo per promuovere gli anni di studio all’estero.
C’è molto di più da dire, ma per ora mi fermo qui!

Benedetta

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