Sentirmi libero nella mia amata India

Francesco

Da Frosinone in India per un anno

Ero arrivato da pochi giorni in India e pian piano mi abituavo a quel ritmo di vita così diverso dal mio.A luglio c'era la scuola, il pomeriggio bisognava studiare e in più il caldo non mi permetteva di uscire, sarei svenuto. A rompere la routine quotidiana erano le festività, a migliaia, derivanti da tradizioni ancestrali e bellissime. Gli indiani ne sono sempre stati molto devoti e con la mia famiglia accadeva spesso quindi di andare al tempio hindu più vicino per venerare il dio Shiva con riti musicali, danze mistiche e (almeno così sembravano) libagioni, come quelle che si trovano nelle versioni di greco e latino. Essendo l'elemento musicale molto presente in questi riti, erano molti i credenti che venivano, attrezzati di strumenti a percussione, tamburi, tabla. Anche io ne volevo uno, ma a casa non ne avevamo. Avevamo invece questo campanellino di benvenuto, attaccato alla porta a grate, messo lì in segno di buon auspicio. Me ne appropriai e diventò il mio strumento musicale.
A rompere la routine quotidiana erano le festività, a migliaia, derivanti da tradizioni ancestrali e bellissimeDa luglio, fino ad ottobre e maggio, ogni qual volta andavamo al tempio non dimenticavo mai di portarlo, e mi ha accompagnato nelle varie tappe della mia esperienza: dall'inizio, quando tutto mi sembrava così estraneo e dal finestrino del furgoncino che ci portava mi stupivo di come tutto fosse così difficile ed intenso lì fuori, fino alla fine, quando mi sentivo il padrone di quella città, libero di andare dove volessi, armonico in quella società, consapevole di avercela fatta.
  • Francesco in abito tradizionale di fronte al tempio d'oro
  • Francesco e altri Afser su scalinata
  • Francesco e la sua classe
  • Francesco al Diwali su Ghat
  • Volto di Francesc ocolorato durante l'Holi
  • Francesco e mamma
  • Francesco abbraccia a scuola la sua mamma e insegnante
  • gruppo AFSer al tempio
  • Francesco abbraccia Preside scuola

L'esplosione di colori e di affetto nell'anno in India di Francesco

Sudando, stavo sudando come mai in vita mia. Lo stretto furgoncino sobbalzava ad ogni buca, sorpassando vacche, capre, elefanti e una marea di altri veicoli e persone, indistinte. La temperatura sfiorava i 45, il colore blu dei jeans lunghi che indossavo si impregnava sui miei palmi, bagnati. Dai finestrini aperti si imponeva una realtà selvaggia, estranea, che non lasciavava scampo. All’orizzonte solo edifici che si protraevano nel nulla. Un grosso tondo cerchio viola faceva capolino da lontano.
Lo stretto furgoncino sobbalzava ad ogni buca, sorpassando vacche, capre, elefantiEra quasi sera ed erano ormai ore che eravamo in viaggio. Sarebbero potuti anche essere solo una decina di minuti. Quel momento sembrava fosse a-temporale. Proprio allora fui colpito, atterrito da una realtà che non avevo mai visto né lontanamente immaginato. Come avrei fatto a vivere per un anno in un tal caos? Come avrei trovato me stesso in mezzo a così tante esistenze ammassate l'una sull'altra? Non lo sapevo allora e non avevo nemmeno voglia di saperlo.

Francesco

Da Frosinone in India per un anno

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