Sto vivendo un sogno

Chiara

Da Agrigento in Cile per sei mesi

09 Agosto.
Sono Chiara, sono una studentessa italiana in Cile per sei mesi.
Sono le 06.45 e sono sveglia.

Sono le 07.00, eppure ho fame come se avessi voglia di pranzare.

Sono le 07.00, o forse sono le 13.00. Sono in Cile, o forse sono in Italia.
Ho voglia di fare un sacco di cose e non c’ho il broncio come tutte la mattine
Sono le 07.05 e sento passi dal corridoio su cui si affaccia la mia camera. Sento voci, risate, música. Sento acqua che scorre provenire dalle docce, sento odore di colazione, anche se avrei proprio voglia di un bel piatto di pasta.

Sono le 07.07 e qualcuno entra in camera a svegliarmi. E’ mia sorella, da circa 24 ore, ha gia’ fatto la doccia ed entra in camera urlando “Buenos días mi nueva hermana! Levantate!”

Non capisco molto, sono confusa ma dal suo tono suppongo che mi abbia dato il buongiorno e mi stia intimando di alzarmi.

Sono le 07 e 10, sono seduta sul letto cercando di capire dove sono, sento risate e música. Sono le 07.15 ed una cosa l’ho capita, non sono in Italia. Ho voglia di fare un sacco di cose e non c’ho il broncio come tutte la mattine.
Scendo giù e afferro una tazza di latte, sul tavolo c’e’ pane, burro, prosciutto e cocacola. Niente cereali?
Sono le 07:25 e sono appena uscita dalla doccia, provo a mettere l’uniforme ma niente, la prima volta è una tragedia. Quanti capi volete farmi mettere? Ma devo davvero andare a scuola cosi?

Sono le 07:35 e devo fare colazione. L’uniforme mi ha impiegato più tempo del previsto. Devo essere pronta alle 07:40 ma sto ancora capendo come si mettono le scarpe. Mi sa che domani devo alzarmi prima. Scendo giù e afferro una tazza di latte, sul tavolo c’e’ pane, burro, prosciutto e cocacola. Niente cereali? Cerco di essere veloce ma sono gia’ tutti giu’ ad aspettarmi. Scusate, domani farò più in fretta.

Sono le 08.00 e ho appena varcato il cancello del collegio. Sono tutti lì che corrono. Ma perchè? Sono le otto, la scuola è appena iniziata. Mi guardano tutti, mi sa che qualcuno gli ha parlato di me. Davanti all’ingresso trovo tante persone ad aspettarmi, ci sono due professori, la coordinatrice, c’è una signora che tutti chiamano "ispettora". Che ci farà mai un’ispettora a scuola?

Mi abbracciano, ci sono tutti per me se ho bisogno, mi dicono. La mamma mi guarda e mi sorride, mi fa un segno della croce sulla fronte.

“Que te vaya bien” mi sussurra, e anche se non so ancora che significa, so che sarà la mia frase preferita per tutti i giorni che seguono.
I miei compagni sono curiosissimi, al recreo vengono anche altri ragazzi di altre classi, mi dicono di uscire, c’è il sole!
Un signore mi accompagna in classe, e’ tutto pulitissimo, mi sorprende. Mi racconta che i miei compagni hanno fatto la lite per sedersi con me. Dice che sono la novità. E in questo momento mi sento desiderata come mai. Apre la porta, la classe è grandissima. Ci sono 40 visi che mi fissano. Mi sorridono, mi fanno cenno di sedersi accanto a loro. Il signore che mi ha accompagnato però mi dice già che ho una compagna di banco. O per lo meno intendo questo. C’e’ un posto vuoto, una ragazza dai capelli lunghissimi vi è seduta accanto. Credo proprio che starò con lei. L’uomo va via, mi siedo e, come se non ci fossi, recitano qualcosa, da ciò che capisco sembra essere un padre nostro. Quando terminano, la ragazza mi spiega che è l’oracion, la fanno tutte le mattine. Che strano.

Quante cose che mi chiedono, sono curiosissimi, al recreo vengono anche altri ragazzi di altre classi, mi dicono di uscire, c’è il sole! E’ vero, c’è il sole e dietro di me ci sono anche le Ande. Quanto sono belle.

Cercano di dire qualche parola in italiano. Rido, non ci riescono proprio. Ho scoperto che fanno 3 recrei, che escono da scuola alle 15. E’ tutto una scoperta, mi sento come una bambina che va per la prima volta al mare, che impara a parlare.

I professori parlano velocissimo, non capisco nulla. Sussurro un “Mas lento por favor”, riesco a dire solo questo ma mi capiscono e così inizio ad ascoltare un po’, se non capisco qualcosa ho 25 persone che cercano di spiegarmelo.
Termina la giornata e non mi sembra neanche passato il tempo da quando sono entrata
Ho fogliettini ovunque, gli oggetti adesso hanno un altro nome.

I maschi non mi parlano, credo proprio che alcuni non sappiano neanche della mia esistenza. Sono timidi, mi dicono.

Sto facendo biología, entra una donna scandendo il mio nome. No, non è Ciara, la H si pronuncia. E’ Chiara. Mi porta dalla directora. Esco di lì piangendo. Sono felice, è stata gentilissima, ultimamente sono più emotiva del solito.

Termina la giornata e non mi sembra neanche passato il tempo da quando sono entrata. Metto lo zaino in spalla e mi cade la chiave dell’armadietto. Un ragazzo me la porge, mi chiede come sia andata oggi e così anche tutto il resto del genere maschile inizia a parlarmi. Da domani saranno i compagni delle più’ grandi risate.

Sono Chiara, adesso sono una studentessa cilena che per 16 anni ha vissuto in Italia.

Sono le 06.45 e sto dormendo.

Aspetto che mia sorella mi venga a svegliare alle 07.07 come ogni giorno. Adesso sono velocissima e alle 07:40 sono io che aspetto loro.

Aspetto il “Que te vaya bien” di mia madre appena arrivata a scuola.

Oggi mi parlano tutti, nessuno è timido. Sto con un ragazzo in banco e con lui rido come se ci conoscessimo da una vita.

Sono Chiara e sono in Cile da un mese.

Sono Chiara e adesso sto iniziando a parlare una lingua che non è la mia e sto iniziando a vivere in una città, in famiglia, in una casa che fino a poco tempo fa non era la mia, adesso sì.

Sono Chiara e sto vivendo un sogno.

Vivilo anche tu.

Chiara e la sua classe cilena

Chiara

Da Agrigento in Cile per sei mesi

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