Tre mesi in Ecuador

Lisa

Da Montebelluna in Ecuador per un anno

Ormai sono tre mesi che sono dall’altra parte del mondo, a cinque minuti dalla linea dell'equatore, e già ho difficoltà a scrivere in italiano.
Quest’estate non sapevo quasi nulla sull’ Ecuador, non ne parlavano mai in tv e non era per niente “famoso”. L’unico momento in cui era arrivato il suo nome in Italia fu pochi giorni prima della mia partenza, attorno al 15 agosto; la notizia era “si risveglia il vulcano Cotopaxi in Ecuador, dopo cent’anni di inattività”!

Ovviamente tutti super preoccupati ma comunque siamo partiti, dopo quattordici lunghe ore di aereo e siamo arrivati, stanchissimi ma con un adrenalina che ci avrebbe tenuti svegli per una settimana.

Durante il tragitto verso il campo per incontrare tutti gli altri ragazzi del programma di scambio guardavo fuori dal finestrino e ogni dieci metri vedevo persone che sulla strada stavano cucinando qualcosa di non identificabile. Pensavo a quello che mi dicevano in Italia: “stai attenta al cibo di strada, noi non ci siamo abituati quindi è facile ammalarsi, meglio non mangiarlo”; e mi ripromettevo di stare attenta e cercare di evitare i “posti” come quelli.

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L'anno di Lisa in Ecuador, tra arte e cultura

Il primo campo è stato uno dei momenti più belli di questa esperienza, ma anche il più difficile e stancante per me, accompagnato anche da un po’ di preoccupazione, dato che ero l’unica italiana!

Mi venne a prendere un ragazzo, mi portò a casa sua cercando di spiegarmi un po’ come era la sua famiglia, capii solo che aveva due sorelle e che in qualche maniera la pallavolo centrava qualcosa.
Ormai sono tre mesi che sono con loro, che mi chiamanomijita (figlia mia) e che mi trattano veramente come una della famiglia

Arrivai in questa specie di casa, lì incontrai una vecchia signora con due lunghe trecce che pelava patate e una signora che mi fece sedere e mi diede un mandarino. In quel momento non so bene cosa mi passava per la testa, cercavo di farmi forza da sola ma non era facile... tutto il pomeriggio lo passai seduta in questa stanza che avrebbe dovuto essere una cucina, osservando e cercando di capire dove ero finita. I primi due giorni furono cosi, in questa cucina, che aveva una finestra che dava su dei campi da pallavolo (per meglio dire ecuavolley) con i clienti che venivano a parlarmi stupiti di vedere una ragazza bianca, con i capelli castani e cosi alta. Vi dico la verità, nella prima settimana ho pensato più di una volta di voler cambiare famiglia. Passate tre settimane i miei pensieri erano cambiati, mi ero abituata a quella routine, a quelle persone, mi ero già affezionata.

Ormai sono tre mesi che sono con loro, che mi chiamano mijita (figlia mia) e che mi trattano veramente come una della famiglia. Pensandoci mi stupisco di come in tre mesi queste persone sono diventate importanti per me, e come questo Paese in realtà si stia rivelando ricco di persone e un cultura fantastiche. In questi tre mesi sono cresciuta tanto, tra lacrime e sorrisi; solo al pensare che un giorno dovrò lasciare tutto questo mi si stringe il cuore!

Lisa

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