Una discesa velocissima

Viola

Da Livorno in Belgio fiammingo per un anno

Mi sveglio alle 6.45 ogni mattina, faccio colazione con la mia sorellina e la mia mamma ospitante ed alle 7.35 sono pronta per andare alla fermata dell'autobus.

Salgo sulla bici e, dopo dieci minuti in mezzo ai campi, passando pecore, galline che corrono per la strada, alpaca, cavalli e pony, prendo il pullman.

Da vivere nel centro del mio grande paese in Toscana (che conta quasi 30.000 abitanti) con la casa a tre minuti a piedi dalle due piazze centrali mi sono ritrovata (non da intendersi con un significato negativo, capiamoci subito) in un paesino di 2.000 persone a mezz'ora fra bici e pullman (o macchina) dalla città più vicina.

Quasi tutti i paesi e le città qui sembrano da fiaba, con le case basse e rosse (gli appartamenti non esistono proprio, tutti hanno una casa a sé stante con giardino), animali ovunque, canali e atmosfere accoglienti. Nonostante la nebbia, la pioggia, il gelo sulle strade, il Belgio è un Paese tutt'altro che inospitale, che in sei mesi si è rivelato quasi una seconda casa.

Io parlo per la parte fiamminga, ossia quella in cui si parla olandese ed è più legata alla cultura e stile di vita "nordico". Al contrario, nella zona sud del Paese si trova la Vallonia, la parte francese, più legata alla Francia e alla cultura latina. Prima di partire ero stata informata del cattivo sangue che corre fra fiamminghi e valloni, ma alla fine ho capito con mio grande stupore che i fiamminghi odiano molto di più gli olandesi (naturalmente in modo non serio, ma non chiedetemi comunque perché, perché penso non lo sappiano nemmeno loro) che i loro "connazionali francesi".

Nonostante la nebbia, la pioggia, il gelo sulle strade, il Belgio è un Paese tutt'altro che inospitale, che in sei mesi si è rivelato quasi una seconda casa

Comunque, breve salto temporale: prima che io partissi, ho ricevuto ogni tipo possibile di commento - manco stessi andando al macello! Ogni giorno da quando ricevetti la notizia fino a pochi giorni prima di prendere l'aereo era un susseguirsi di "Ma cosa ci vai a fare in Belgio", "Ma perché non hai scelto *nome di Paese*?", "Ma poi, sto Belgio, dov'è? In Olanda?" Ora posso dire, fiera, di essere in questo piccolo Paese del centro(-nord) Europa, attraversabile in treno in più o meno di tre ore da Est a Ovest (paragonabile a farsi Trento-Messina. Solo che qui ci si mette un terzo del tempo, se non meno!) I vantaggi di vivere qui sono tanti; per dirne uno, almeno una volta al mese con i miei genitori ospitanti andiamo a fare la spesa... in Francia, che è a quaranta minuti da casa! La Germania e l'Olanda sono un filino più lontane, ma lontane per gli standard belgi: a due ore di macchina la prima, una e mezzo la seconda!

Piccola curiosità: il mio villaggio si chiama Westrozebeke. Non scherzo quando dico che mi ci sono voluti tre giorni buoni ad imparare a pronunciarlo correttamente!

Poi, saltando di palo in frasca: la scuola è veramente tecnologica ed organizzatissima e, nonostante duri otto ore ogni giorno, non è per niente pesante grazie alle pause ogni due ore e le lezioni da cinquanta minuti.

La gente...la gente è fredda, inutili tanti giri di parole. I belgi tendono ad essere diffidenti e distantissimi quando li incontri, e nel mio caso è andata avanti così per uno o due mesi; una specie di apparenza che tengono mentre "ti studiano" da lontano fino a quando, dopo un tempo inconcepibile per gente in genere calorosa ed aperta come noi, tutto ad un tratto si sciolgono ed è come ti conoscessero da una vita. Una delle mie compagne di classe con la quale mi siedo sempre a pranzo si è comportata in modo stranissimo nei miei confronti per, appunto, circa un mese e mezzo. Faceva facce strane mentre stavo arrivando o dicevo qualcosa, e sembrava abbastanza gelosa del fatto che io attirassi spesso l'attenzione generale.

Dopo altri due mesi di indifferenza seguiti da un lento avvicinamento, a dicembre ero una diventata una sua buona amica - tanto che una volta se n'è uscita con: "Oddio, mi conosci così bene e sono solo quattro mesi che ci siamo incontrate!". Adesso va tutto bene, ho la mia cerchia di amici e sono delle persone buonissime con le quali rido a tutte le ore.

La scuola è tecnologica ed organizzatissima e non è per niente pesante grazie alle pause ogni due ore

Penso inoltre che una grande parte del "farsi degli amici"/iniziare ad integrarsi in una società e diversa dipenda sicuramente dall'impegno che uno mette nell'imparare la lingua. Sarò onesta: dopo un mese e mezzo riuscivo a seguire quasi tutti i discorsi e afferrare i punti principali, ma fino a dicembre non ho quasi mai osato parlare per paura di sbagliare, paura di essere presa in giro o paura di non riuscire a mettere insieme una frase, non lo so. Quando ti butti, però, dopo è una discesa velocissima.

Una piacevole sorpresa è stato vedere quanta gente che non mi aveva mai considerata mi si avvicinasse e parlasse con me appena scopriva che riuscivo a capire e parlicchiare l'olandese. Avevano aspettato ad avvicinarmi non perché, come pensavo, non volessero avere a che fare con me, ma semplicemente perché non se la sentono di parlare in inglese! Quindi, mai giudicare un libro dalla copertina. Insegnamenti tanto cliché quanto importanti!

Altro punto non poco importante: la lingua in sé, perché se l'anno all'estero lo vai a fare in un paese anglofono, bene o male, la lingua la conosci. L'inglese lo sai, comunichi relativamente bene e con tutti fin dal primo giorno, le incomprensioni sono comunque possibili ed accadono, ma sempre meno frequenti.

Quando invece vai in un paese con grandi promesse di gente bilingue che parla inglese in modo quasi perfetto e alla fine ti ritrovi circondata da persone che blaterano in una lingua di cui non capisci un'acca, anche se magari te lo aspettavi, un minimo interdetta rimani. Insomma, basta sapere che il fiammingo è stato spesso chiamato "tedesco sbagliato" per capire che lingua graziosa e musicale sia! Nonostante tutti i pregiudizi che avessi mai potuto avere, il fiammingo è una lingua, seppur mezza germanica e mezza nordica, pur sempre europea e con delle somiglianze con l'inglese. Insomma, a sentirlo, l'olandese non è esattamente musicale quanto il francese o anche la nostra lingua, ma a me è piaciuto sin da quando ho cominciato a capirlo.

Quando ti butti, però, dopo è una discesa velocissima.

Io mi trovo nella zona delle Fiandre dell'Ovest, denominata anche "de boerland", che sarebbe a dire "il paese dei contadini". È la zona del Belgio con il dialetto più forte ed incomprensibile; in pratica è come se uno studente straniero fosse finito in un villaggio del Sud Italia, in cui non parlano altro che uno dei numerosi dialetti, e dovesse imparare l'italiano "normale", quello giusto, standard. Ecco quindi che insieme ad imparare l'olandese, l'algemeen nederlands, mi sto trovando ad imparare il West Vlaams, incomprensibile per la gente di altre pronvince. Lo considero un grande tesoro, un lato del folklore che non avrei immaginato mai (basta pensare che se si va su Wikipedia alla voce "lingue" impostabili sul sito, tra queste si trova anche il West Vlaams).

Per parlare di un altro aspetto del folklore, finalmente arriviamo al cibo.

Ora, a più di metà della mia avventura, un po' perché mi sono abituata, ed un po' perché ormai ho fame a ogni ora del giorno, ho imparato a farmi piacere (quasi) tutti gli orrori che qui spacciano come cibo italiano, come per esempio le lasagne "bolognaise" o la carbonara con panna e broccoli. Va detto però che il loro cibo tradizionale lo sanno fare, ed anche più che bene. Si mangiano patate tutti i giorni, sempre insieme a carne e verdure varie. Il piatto nazionale sono le patate fritte, che rivendicano come orgoglio come loro patriottico tesoro, e non credo di potermi tanto lamentare se ingrasso - la vita è una e l'anno all'estero si fa una volta sola, quindi, qui vi saluto ed auguro a tutti una buona giornata mentre torno a casa dopo scuola.

Viola

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