Una nuova quotidianità

Rama

Dall'Indonesia a Osnago, LC per un anno

Rama stende la tovaglia con aria pacata, poi toglie attentamente ogni piega e saltella in cucina a prendere piatti e posate. Adesso non sorride, è concentrato e calmo, come un pittore davanti alla sua tela.

Non mi era mai capitato di emozionarmi guardando qualcuno apparecchiare la tavola, ma mi accorgo di avere la pelle d’oca.
L’Italia è la culla di qualsiasi cosa, moda, cibo, arte, la lingua è molto bellissima. Soprattutto, qui c’è la mia nuova famiglia: mamma Antonella, papà Marco e mia sorella Alice

Rama è partito dall’Indonesia cento giorni fa, sognava di studiare un anno all’estero e desiderava andare negli Stati Uniti. Grazie ad Intercultura, adesso vive ad Osnago, un piccolo paese della Brianza e non perde occasione per esclamare, raggiante, che non potrebbe desiderare un posto migliore per il suo scambio culturale. “L’Italia è la culla di qualsiasi cosa, moda, cibo, arte, la lingua è molto bellissima. Soprattutto, qui c’è la mia nuova famiglia: mamma Antonella, papà Marco e mia sorella Alice”.

In casa si muove con estrema confidenza e, vedendolo interagire con la sua “nuova” sorella Alice, faccio fatica a credere che non siano davvero cresciuti insieme. Alice, con la sua ironia, non perde occasione per prendere bonariamente in giro Rama, lui ride e non si offende mai, gioisce per ogni nuova parola imparata ed il suo italiano migliora da un giorno all’altro.
In casa si muove con estrema confidenza e, vedendolo interagire con la sua “nuova” sorella Alice, faccio fatica a credere che non siano davvero cresciuti insieme

A Jakarta Rama vive con la sua famiglia in una grande casa con molti domestici, sua mamma è una famosa cantante ed il padre un attore. Nel suo paese di origine è abituato ad andare a scuola con l’autista. In Italia fa la vita di un qualsiasi pendolare, ma spesso con il sorriso sulle labbra. Mi indica felice la magia della brina che alle 6.45 del mattino congela l’erba di fronte a casa, poi si incammina verso la stazione; dopo il treno prende un autobus ed arriva a scuola, dove si siede tra i suoi nuovi compagni di classe mentre aspetta il risultato della verifica di filosofia. Pare che con Epicuro se la sia cavata molto bene. Filosofia è una delle materie nelle quali Rama deve impegnarsi di più perché per lui è totalmente nuova, non l’ha mai studiata in Indonesia. Anche per la sua curiosità verso ogni tipo di novità Rama affronta lo studio della filosofia con entusiasmo ed anche la professoressa è felice di avere un nuovo alunno così motivato, per questo non perde occasione per coinvolgerlo nella lezione.

Momenti di divertimento per Rama, a casa e fuori

Dopo scuola ricomincia il viaggio del pendolare, ma con un nuovo pensiero fisso nella testa: l’avvicinarsi del Natale. Rama, musulmano, mi riempie di domande, è emozionato e spalanca ancora di più gli occhi mentre mi dice che è la prima volta che vede il Natale “per davvero” e non attraverso un film. Il Natale lo incuriosisce ed è impaziente di scoprire esattamente cosa succederà, mi chiede chi sia a portare i regali e quando incredulo mi domanda “Babbo Natale non esiste??” sono sicura che ci sia stata una piccola incomprensione linguistica, ma, per un attimo, temo di infrangere il sogno di un bambino e cerco di sviare la conversazione. Fortunatamente i vicini di casa chiamano Rama dal balcone per salutarlo e poi sarà il delizioso spezzatino di mamma Antonella a riportare i pensieri al presente.
"Quando sarò in Indonesia sentirò molto la nostalgia della mia famiglia italiana, mi mancherà questa quotidianità e la loro presenza"

Appena il tempo di bere un caffè dopo pranzo e poi si corre alla Caritas, dove spesso il sabato Rama aiuta mamma Antonella ed Alice nella distribuzione dei pacchi per le persone bisognose. E’ attento e amichevole, esclama felice “Miracolo!” incontrando una signora che ha da poco partorito, e che lui aveva conosciuto con il pancione.

Rama è un ragazzo solare e socievole, sembra adattarsi ad ogni contesto e riesce ad essere simpatico ad ogni persona che incontra. Eppure le differenze con la sua vita indonesiana sono grandi.
Fin dai primi giorni dopo il suo arrivo Rama ha iniziato ad avere i propri turni, che ha sempre compiuto con impegno, cosciente che questo lo avrebbe aiutato ad essere un membro della famiglia a tutti gli effetti

Una delle cose a cui Rama si è dovuto abituare, è la divisione delle incombenze casalinghe. Nella sua famiglia italiana, da sempre, esiste una rotazione di turni in cui ognuna delle tre figlie (due adesso vivono in un’altra città) ha i propri compiti. Fin dai primi giorni dopo il suo arrivo Rama ha iniziato ad avere i propri turni, che ha sempre compiuto con impegno, cosciente del fatto che questo lo avrebbe aiutato ad essere un membro della famiglia a tutti gli effetti.

Antonella ride mentre mi racconta i primi approcci di Rama con la lavastoviglie, ma poi scorgo l’orgoglio di mamma mentre parla di come lui non si lamenti mai quando deve apparecchiare. D’altra parte, ho potuto constatare con i miei stessi occhi l’attenzione che il ragazzo ripone in ogni piccolo gesto, come se si trattasse di un importante rituale. “La sua camera, però, è sempre in disordine! Non si trova nulla in quella confusione, da questo punto di vista è proprio il tipico diciassettenne!” aggiunge papà Marco con un grande sorriso.
Non abbiamo legami di sangue, ma nel mio cuore loro non sono soltanto le persone che mi ospitano per un anno, ma la mia seconda famiglia

In camera Rama mi mostra il vestito tradizionale della regione di Jakarta, mi spiega come indossarlo e poi indica, sul comodino, un pupazzo che gli somiglia. Mi si avvicina e sussurra “È un mini-me, voglio regalarlo ad Alice a luglio, quando tornerò in Indonesia.” Poi il suo sguardo diventa improvvisamente malinconico e continua con le confidenze “Sai, c’è una cosa a cui ho pensato solo alcuni giorni fa, ma che non avevo mai preso in considerazione, prima di partire. È difficile da spiegare, ma ho capito che quando sarò in Indonesia sentirò molto la nostalgia della mia famiglia italiana, mi mancherà questa quotidianità e la loro presenza. Non abbiamo legami di sangue, ma nel mio cuore loro non sono soltanto le persone che mi ospitano per un anno, ma la mia seconda famiglia”.

Leggi anche "Dire, fare, imparare" - un racconto sull'esperienza a scuola di Rama!

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