Una storia iniziata per caso

Francesca

Volontaria del centro locale di Sassari

“Dovrai ospitare un ragazzo per una settimana al mio posto, io ho un Congresso proprio in quei giorni”
Così Enza, la mia amica, mi ha catapultato in questa avventura che va avanti da undici anni.

Dall’oggi al domani ho dovuto avvisare gli uomini di casa, marito e figlio, che sarebbe venuto a casa nostra un ragazzo sconosciuto, per una settimana. Ed è arrivato Tyler, di Albuquerque ma con accento avellinese, cui la famiglia ospitante aveva detto di stare attento ai sardi, che giravano tutti col coltello!
Ciò che conta è quanto il ragazzo abbia imparato da te famiglia, scuola, società e quanto tu abbia appreso da loro, correggendo gli errori o evitandoli
La presenza di una persona sconosciuta, che devi in qualche modo accudire, trattare come un figlio, certamente mette in gioco tutti gli assetti familiari; ci vuole un equilibrio notevole per evitare che si inneschino gelosie o, peggio, indifferenza. E’ un lavoro di pazienza, di volontà, ma anche di sana incoscienza e curiosità.

Dopo Tyler la nostra famiglia ha ospitato 5 annuali di varie nazionalità: Mattie (NZ), Judith (Svizzera), Christian (Honduras), Tobine (Norvegia) ed infine Kenta (Giappone), ognuno diverso dall’altro, culturalmente, socialmente e, anche, “familiarmente”. Tutte esperienze positive, alcune molto, altre un po’ meno, ma alla fine ciò che conta è quanto il ragazzo abbia imparato da te famiglia, scuola, società e quanto tu abbia appreso da loro, correggendo gli errori o evitandoli.
Mattie è entrata nella nostra famiglia in punta di piedi ed è diventata nostra figlia; con Marco, mio figlio, c’erano sì molte discussioni ma anche complicità, ognuno faceva la sua vita poi a casa, dopo cena si ritrovavano a chiaccherare, a condividere esperienze, a darsi consigli. Dopo quattro mesi, durante il pranzo, all’improvviso ci dice che vuole cambiare scuola, andare all’Istituto Alberghiero, vicino a casa. Inizialmente non abbiamo capito il suo disagio, abbiamo sottovalutato senza approfondire le motivazioni. Quando poi abbiamo capito che i problemi erano reali, l’intervento della presidente di Centro è stato determinante perché ha parlato col referente e col dirigente scolastico e, nell’arco di due giorni, Mattie è stata trasferita di classe ed ha ritrovato la serenità per concludere positivamente il suo percorso scolastico.
Con Marco, mio figlio, c’erano sì molte discussioni ma anche complicità; ognuno faceva la sua vita poi a casa, dopo cena si ritrovavano a chiaccherare, a condividere esperienze, a darsi consigliCiò che per noi, come famiglia, è stato positivo con Mattie ma anche con Tobine e Kenta, è l’aver conosciuto le famiglia d’origine, con le quali tutt’ora manteniamo i rapporti, son venuti a trovarci e siamo andati anche noi da loro, li consideriamo parte della nostra famiglia.

Le tante famiglie interculturali di Francesca

E poi la presidente mi ha coinvolta ulteriormente e mi ha chiesto di diventare volontaria; son rimasta un po’ perplessa, facevo già volontariato nel mio settore lavorativo, in più il lavoro…Ho comunque accettato e pian piano ho iniziato a capire i meccanismi ma anche le complessità dell’essere volontario prima, poi assistente, responsabile ospitalità ed infine presidente. E’ un lavoro a tempo pieno! Qualunque ruolo tu occupi, devi essere sempre in grado di ascoltare, smussare, risolvere problemi, mediare, che si tratti di studente, famiglia, scuola o volontari.
Qualunque ruolo tu occupi come volontario, devi essere sempre in grado di ascoltare, smussare, risolvere problemi, mediare
Un ruolo fondamentale è poi quello della scuola: la capacità da parte dell’istituzione scuola di accogliere ed integrare lo studente straniero, farlo sentire parte di un progetto, motivarlo dandogli dei compiti ben precisi è importantissimo; è vero anche che talvolta qualche studente non ha le giuste motivazioni (non le ha capite? non gli son state spiegate?), sta però ai volontari e alla scuola indirizzarlo e rendere appettibile il progetto stesso, in modo che il ragazzo non si senta solo parte dell’arredamento dell’aula.
Lo scorso anno, quando abbiamo fatto la presentazione al Liceo classico Azuni, la tutor per gli studenti stranieri (rispettatissima e temutissima insegnante di latino e greco!) parlando ai 200 ragazzi presenti del progetto di Intercultura, ha ricordato Kenta e il suo 7 nella versione di greco di fine anno! Sono soddisfazioni!
Anche la scuola deve saper prendere da questi ragazzi tutto ciò che loro sono in grado di dare, secondo le loro possibilità
Ci sarebbe molto altro da scrivere, ma ovviamente non è possibile.
L’unica riflessione che mi viene in mente di fare è che la presenza di un ragazzo di un’altra parte del mondo, diverso per cultura, per abitudini sociali, religiose ma anche alimentari, rende la famiglia che lo ospita ancora più aperta, capace di mettersi in gioco, purchè le aspettative non siano esagerate (in medio stat virtus!). E anche la scuola deve saper prendere da questi ragazzi tutto ciò che loro sono in grado di dare, secondo le loro possibilità.

Francesca

Volontaria del centro locale di Sassari

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