Varanasi, la città con otto nomi

Alessandro

Da Trento in India per un anno

Mi chiamo Alessandro e sto frequentando l’anno all’estero in India, precisamente a Varanasi/Benares/Kashi (la mia città può essere chiamata in 8 nomi diversi) e, ancora più precisamente, alla Sunbeam School Lahartara.

La mia esperienza in India finora sta andando benissimo. Ovviamente all’inizio ho avuto molti momenti tristi, visto che ho lasciato casa durante una situazione di piena vacanza e mi sono ritrovato ad andare a scuola in un Paese dove tutto è diverso e dove, all’inizio, ero perennemente frastornato da tutti gli input che mi arrivavano ogni giorno dalla vita indiana.

Il primo periodo non facevo altro che pensare a casa, alla vacanza, al dolce clima mediterraneo/montano del Trentino (dove vivo), agli amici che avevo lasciato e alla famiglia che prima di partire pensavo non mi sarebbe mancata più di tanto.

Dopo circa un mese ho avuto un periodo in cui mi sentivo molto patriottico, in cui i ragazzi del collegio indiano dove risiedo ora mi sembravano stupidi, antipatici, poco amichevoli e pensavo all’Italia come il Paese più perfetto e bello del mondo. Ebbene, ora invece, dopo due mesi che vivo in questo ostello della Sunbeam Lahartara, i ragazzi (la maggior parte) sono diventati buoni amici, con cui chiacchiero amichevolmente a volte di cose serie, a volte scherzando e ridendo.
La mia esperienza in India finora sta andando benissimo.

L'esperienza di Alessandro

Il mio pensiero rispetto all’Italia pure è cambiato. Penso all’Italia come al mio Paese, un bel Paese, ma sto imparando, grazie anche all’idea di Intercultura e al pensiero di migliaia di ragazzi che stanno facendo la mia stessa esperienza in giro per il mondo, a pensare al mondo come a un grande villaggio, tutto da scoprire! Il mondo non finisce mai.
Sto imparando, grazie anche all’idea di Intercultura, a pensare al mondo come a un grande villaggio, tutto da scoprire!La scuola è più difficile di quella italiana e all’inizio ho davvero odiato le divise. Ora non è che mi piacciano, ma ho imparato ad accettarle come una cosa abituale, che è entrata nella mia vita giornaliera.

I ragazzi qua studiano molto e tengono molto alla scuola e ai propri voti e tutti mirano a fare l’ingegnere, il medico o il businessman, quindi prendono la scuola molto seriamente. Soprattutto, cosa che mi è molto piaciuta, la vedono come una grande fortuna e opportunità. In Italia succede molto raramente che un ragazzo veda la scuola in questo modo.

Affacciandosi dalla finestra della mia classe si vedono le case delle persone povere, che vivono in situazioni che in Italia non si trovano da nessuna parte. Osservando la vita di queste persone, ho capito perché i ragazzi considerano la scuola una fortuna anziché un'”oppressione”. Dalla finestra, durante le ore di scuola, vedo spesso i bambini (7-11 anni circa) delle famiglie povere citate prima, che giocano con gli aquiloni.

Il cielo di Varanasi è perennemente “infestato” dagli aquiloni che volano altissimi; aquiloni fatti a mano, di carta, semplici ma geniali, con cui i bambini qui passano le giornate.
I ragazzi qua tengono molto alla scuola e la vedono come una grande fortuna e opportunitàPure la mia visione dell’ostello è cambiata: all’inizio lo vedevo come una prigione, da dove non potevo mai uscire e dove mi sarei annoiato a morte. Ora lo vedo del tutto diversamente: cioè come un posto dove sono perennemente circondato da amici e con un clima familiare, da cui però posso uscire ogni weekend (quando vado dalla mia famiglia ospitante) e ogni volta che la scuola mi manda da qualche parte a visitare la città, il che qui accade spesso. Quindi sono contento pure di questo. Inoltre, nella tipica vita delle famiglie indiane, non c’è l’abitudine di uscire spesso e il fatto di stare in ostello mi aiuta molto a partecipare ad attività extrascolastiche, che avrei difficilmente potuto seguire stando in famiglia: al momento faccio yoga, basketball, sto imparando a suonare la batteria (per me nuova) e frequento un corso di hindi. Sono molto felice di tutte queste attività.

Inoltre, la mia scuola è molto attiva, organizza frequenti incontri con personalità famose e importanti: in pochi giorni mi sono fatto scattare una foto con un vincitore indiano del Grammy Award, con un matematico famoso a livello mondiale e con il capitano della squadra nazionale di basket.

Qua nella mia scuola c’è un clima molto nazionalistico. Ogni mattina viene cantato l’inno e i ragazzi, in classe, si alzano in piedi e si mettono sull’attenti. La stessa cosa succede ovviamente ad ogni festa nazionale e ad ogni festività in generale. Con alcuni professori, con la preside e con qualche altra “autorità” qui della scuola ho stabilito un buon rapporto amichevole. Non è vero che gli indiani sono molto formali. O almeno, non tutti.

Ho la fortuna di risiedere nella città sacra, in cui templi e case si alternano e in proporzione, sono 1:1. Quindi quasi ogni weekend la famiglia, il più delle volte mio padre, mi porta a fare un giro per la città. Ho fatto un giro in barca sul Gange una sera, dopo aver assistito al Ganga Arti, un rituale che si tiene ogni sera sulle rive del fiume, pieno di fuochi, danze e canti. E’ stato fantastico! Esperienze del genere non si vivono in nessun altro Paese del Mondo! Bisogna venire in India per forza!
Esperienze del genere non si vivono in nessun altro Paese del mondo! Bisogna venire in India per forza!Ho partecipato a vari rituali, sia con la famiglia che con la scuola, e sono interessantissimi da osservare, cercando di capire come funzionano, visto che all’inizio sembrano totalmente senza senso!

Per concludere vorrei consigliare a tutti questa esperienza. Di sicuro non è facile, soprattutto all’inizio! Però fa capire molte cose di se stessi, molte abitudini del proprio Paese che si pensava di conoscere, ma che in realtà erano sconosciute e fa apprezzare il minimo senza chiedere il massimo: dalle infrastrutture a scuola, alla situazione sulle strade indiane, che, all’inizio, fa quasi paura, ma poi diventa un mondo tutto da scoprire e in continuo movimento. Scoprire quasi ogni giorno abitudini, cibi (di cui non ho parlato, ma sono bahut swadisht - molto gustosi in hindi!) e modi di vivere diversi è fantastico!

Ciao, buona fortuna a tutti coloro che partiranno!
Vorrei consigliare a tutti questa esperienza

Alessandro

Da Trento in India per un anno

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