Volare, oh oh

Luca Parmitano

Astronauta dell'ESA e con Intercultura nel 1993/94

La maglietta di Intercultura se l’è portata fin lassù, sulla navicella dell’Agenzia Spaziale Europea per la missione “Volare” che si è conclusa a novembre 2013.

E l’ha indossata il 7 luglio quando dallo spazio si è collegato con Frascati per salutare con grande affetto i 500 ragazzi stranieri che concludevano la loro esperienza annuale in Italia. Anche Luca Parmitano, a 17 anni, partì dalla sua Catania con Intercultura per vivere un anno a Mission Viejo, in California. E proprio lì capì quello che avrebbe voluto fare da grande.

“Come per tutti i bambini della mia generazione, accarezzavo sin da piccolo il sogno di diventare astronauta. Poi, si sa, dai sogni ci si allontana, per pensare a cose più concrete. E invece, a 17 anni, trovarmi a contatto con il mondo dell’aeronautica in occasione del mio anno di studio con Intercultura, è stato lo spunto decisivo per la mia carriera di astronauta. Il mio papà ospitante era un militare, navigatore di F18 e spesso mi ha portato a vedere le manifestazioni aeree. Quello, in un certo senso, è stato l’inizio del mio percorso aeronautico.

Io sono molto fortunato, perché ho potuto fare sempre quello che ho voluto: pilota militare, sperimentatore, ora astronauta. E a voi tutti dico: non abbiate paura. Paura delle emozioni, paura della paura, paura di fare ciò che veramente volete. L’importante è amare quello che si fa e fare quello che si ama. È importante restare curiosi e pieni di interessi, con un approccio aperto verso il mondo e con Intercultura siete già sulla buona strada perché durante un anno all’estero – sarà successo anche a voi – io ho imparato a trovare risposte dentro di me che non credevo di avere”. Un paio di giorni dopo, Luca, primo astronauta italiano della storia, ha lasciato la stazione orbitante per la sua prima passeggiata spaziale. Galleggiando nello spazio, ha visto con i suoi occhi che sulla Terra non ci sono confini se non quelli creati da noi uomini. Tornato quaggiù ha detto che “guardando la Terra, l’Italia, la parola che mi veniva in mente era armonia. Nei sei mesi vissuti nello spazio mi sono innamorato della Terra e ora che sulla Terra sono tornato, vorrei che quell’armonia si riflettesse nel nostro vivere sociale quotidiano. E che i giovani possano diventare protagonisti, credendo nello studio come un investimento per avvicinarsi al futuro”.

Neanche a farlo apposta, ha passato il testimone alla missione “Futura” che partirà il 30 novembre 2014. A bordo, il capitano Samantha Cristoforetti, prima donna astronauta italiana a volare nello spazio, borsista Intercultura nel 1994: “Sono stata a St. Paul, nel Minnesota. Gli Usa erano da sempre al centro di tutte le mie passioni: i progetti spaziali, la fantascienza, l’inglese e il mito di una tecnologia all’avanguardia. Il mio anno di High School è stato pieno di emozioni, a partire dalla partecipazione al programma ‘Space camp’ di Huntsville, Alabama, che mi ha avvicinata al grande sogno di diventare un’astronauta”.

Tratto da "Dove sta la frontiera" di Roberto Ruffino e Stefania Chinzari, Hoepli editore

Leggi anche l'intervista da lui rilasciata a La Nazione

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