Volontari di oggi e di domani

Chiara

Volontaria del centro locale di Reggio Emilia

Non si diventa volontari di Intercultura per caso.Lo si diventa perché hai fatto esperienza del diverso o perché sei stato tu in primis il diverso e hai compreso che attraverso la faticosa strada dell’ascolto e della conoscenza il mondo può risultare meno incerto e pauroso, più denso di significato e di stupore.

Sono diventata volontaria di Intercultura dopo qualche anno dalla mia esperienza in Tasmania, nel profondo sud australiano, e dopo che la mia famiglia aveva ospitato, per due volte, ragazzi statunitensi provenienti dal Tennessee e da Washington. La mia prima esperienza da volontaria è stata quella di assistere una ragazza malese ospitata nel mio piccolo paese di provincia emiliana e della sua famiglia ospitante; poi ho continuato a fare l’assistente, incontrando studenti cileni, statunitensi, cinesi, sudafricani e di tanti altri paesi ancora.
Si diventa volontari perché si è compreso che, attraverso la faticosa strada dell’ascolto e della conoscenza, il mondo può risultare meno incerto e pauroso, più denso di significato e di stuporeCredo che la cosa speciale di Intercultura sia esserci per ogni soggetto che vive l’esperienza, in ogni momento del percorso, durante le chiacchiere o i pianti, durante le feste o i momenti di incomprensione. Si è volontari di Intercultura ogni giorno dell’anno e questa è una certezza per tutti coloro che intraprendono questa avventura. Il nostro obiettivo è quello di accompagnare famiglie e ragazzi verso un’esperienza vissuta appieno, cercando di superare le incomprensioni interculturali e imparando a capire i perché che si nascondono dietro un determinato comportamento e certe abitudini. Si è volontari con il cuore!
Credo che la cosa speciale di Intercultura sia esserci per ogni soggetto che vive l’esperienza, in ogni momento del percorsoAbbiamo dalla nostra anche un piccolo, grande bagaglio interculturale composto dalle esperienze personali vissute e dalla formazione che ogni anno riceviamo da Intercultura, che organizza seminari ed incontri per discutere e approfondire i temi più delicati da conoscere nell’approcciarsi ad un’altra cultura. Quello della formazione è certamente uno degli aspetti più interessanti per me che adoro conoscere in profondità le altre realtà, cercando di studiare e capire le dinamiche sociali, storiche e religiose di un paese e del suo popolo.

Grazie alle possibilità di crescita che Intercultura offre a noi volontari, qualche anno fa ho potuto fare esperienza e avvicinarmi anche alla cultura indiana, trascorrendo alcune settimane a Nuova Delhi, vivendo in una famiglia del posto e ritornando a scuola per qualche giorno per capirne la struttura e le dinamiche e riportare poi quanto imparato su un manuale scritto in collaborazione con volontari indiani per dare maggiori informazioni agli studenti italiani in partenza per questo Paese così affascinante. Un’altra esperienza piena e meravigliosa che mi ha aperto il cuore (e la mente)!
Noi volontari abbiamo dalla nostra anche un piccolo, grande bagaglio interculturale composto dalle esperienze personali vissute e dalla formazione che ogni anno riceviamo
Credo fortemente che la conoscenza e l’educazione siano due armi potentissime per migliorare il mondo in cui viviamo… allora perché non supportare questi giovani uomini e donne di domani che affrontano il rischio di lasciare tutto ciò che conoscono e partono per un Paese lontano? Dando loro la possibilità di vivere la cultura ospitante dal di dentro, frequentando la scuola e vivendo la quotidianità con famiglie del Paese ospitante, si donano ai ragazzi gli strumenti per guardare al mondo con occhi nuovi. E il contributo al cambiamento lo si porta avanti così: uno studente alla volta, una famiglia alla volta, una scuola alla volta, un volontario alla volta. Non si può non prendere parte ad un progetto di PACE così bello ed efficace come quello di Intercultura!

Chiara

Volontaria del centro locale di Reggio Emilia

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