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Responsabili, multiculturali, competenti. 70 anni di ragazzi e ragazze all'estero

Negli ultimi vent'anni, in Italia e nel mondo, i giovani si trovano ad affrontare sfide crescenti per realizzarsi, sia a livello personale che professionale. Spesso rimangono legati alla famiglia, non solo per problemi economici, ma anche per una mancanza di prospettive chiare sul loro futuro, anche quello più immediato.

Queste incertezze sono aggravate da crisi internazionali continue, da un crescente allarme sulla salute mentale degli adolescenti e dalla preoccupazione per l'impatto della disinformazione sui media.

Ma c’è chi va in controtendenza.

Generazione Z a confronto con un mondo interconnesso.

Stiamo assistendo all'affermazione di nuove culture, diverse da quelle occidentali, e all'emergere di nuove forme di democrazia e interlocutori inediti. Un numero crescente di ragazzi e ragazze si troverà a costruire il proprio futuro lavorativo in continenti come l'Asia, l'Africa e l'America Latina.

In questo scenario, scuole e organizzazioni educative hanno un compito fondamentale: aiutare i giovani a prepararsi ad affrontare queste nuove realtà. Molte scuole stanno già implementando percorsi di internazionalizzazione, con l'obiettivo di rendere studenti e studentesse pronti per un mondo che, in molti aspetti, è già qui.

Mobilità internazionale: un'opportunità cruciale per affrontare il futuro

Per guidare i ragazzi in queste esperienze, è fondamentale ripensare il concetto di "studio all'estero", che troppo spesso la scuola vede ancora legato alla sola competenza linguistica.

È in questo contesto che Intercultura, in occasione dei suoi 70 anni, ha voluto indagare come un'esperienza significativa all'estero possa cambiare la visione del mondo dei giovani e prepararli a diventare i veri protagonisti del cambiamento.

Intercultura ha quindi affidato ad IPSOS una ricerca per misurare l'impatto di 70 anni di scambi internazionali, coinvolgendo 958 ex partecipanti ai suoi programmi all'estero - tre generazioni differenti, dai 20 ai 64 anni circa, partiti tra il 1977 e il 2021 - e confrontando le loro risposte con un campione rappresentativo di italiani.

I risultati dello studio confermano che chi parte diventa portatore di una visione del mondo basata sui valori della pace, dell’inclusione e del dialogo.

Gli highlight della ricerca

Chi trascorre un periodo all’estero sviluppa sia la conoscenza dell’inglese sia la conoscenza di altre lingue.

  • numero medio di lingue straniere conosciute: gli studenti partiti con Intercultura conoscono in media 2 lingue straniere vs 1 conosciuta dal campione di riferimento di italiani
  • l’inglese non è più una lingua straniera, ma quella veicolare: 99% vs 69%
  • e si conosce almeno una lingua straniera: 100 vs 76%
  • ad esempio il cinese: 5% vs 0%

Un’esperienza all’estero aiuta a sviluppare le competenze per il futuro

Dalle interviste fatte agli ex partecipanti Intercultura emerge che vengono sviluppate quelle competenze fondamentali per il futuro che coincidono con le competenze chiave definite dall’Unione Europea

  • 97% il rapporto con le altre persone: competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare
  • 89% autonomia e capacità decisionale: senso di maturità e autonomia di pensiero e azione
  • 57% pensiero critico e risoluzione: capacità di risolvere i problemi, ragionamento ed elaborazione critica
  • 47% leadership e comunicazione: intraprendenza e doti di leadership

Vivere All Estero Ricerca Ipsos 70 Anni

Le competenze linguistiche e le competenze trasversali aiutano ad affrontare il percorso scolastico e lavorativo con positività

Gli ex studenti di Intercultura trovano più facilmente lavoro: lo dichiara il 55% degli intervistati (vs il 26% degli italiani). Questo avviene perché chi ha fatto questa esperienza ha un approccio più dinamico verso il lavoro:

  • il 64% dopo l’esperienza Intercultura ha vissuto di nuovo all’estero per un periodo di 3 mesi per ragioni di studio o lavoro all'estero rispetto al 23% degli italiani;
  • il 74% affronta positivamente le sfide e il cambiamento (vs 38% degli italiani)
  • il 51% lavora in contesti esteri o presso aziende multinazionali, riflettendo una mentalità aperta e una prospettiva internazionale

Cittadini globali attivi, ma sul serio…

Portatori di valori di inclusività e di responsabilità sociale, chi ha nel suo curriculum di vita un'esperienza di studio all'estero da giovane mostra un forte attaccamento al proprio Paese e al contempo una mentalità globale.

È interessante notare la piramide inversa dei risultati tra gli ex partecipanti e il campione di riferimento:
  • mi sento cittadino del mondo: 94% vs 65%
  • sento forte la mia appartenenza all'Italia: 84% vs 74%
  • alla mia città di origine: 71% vs 77%
Conoscere un’altra cultura da adolescenti aiuta quindi a sviluppare atteggiamenti di inclusività e cittadinanza globale attiva.

Entrare in contatto con una cultura diversa è un’esperienza che trasforma ed arricchisce anche a livello personale, sviluppando grandi capacità di adattamento al cambiamento e grande sensibilità verso le tematiche globali più contemporanee
 
Inclusione Ricerca Ipsos 70 Anni
 
Entrare in contatto con una cultura diversa è un’esperienza che trasforma ed arricchisce anche a livello personale, sviluppando grandi capacità di adattamento al cambiamento e grande sensibilità verso le tematiche globali più contemporanee.

Tra chi è partito con Intercultura, si rileva una maggiore attenzione e predisposizione verso l'accettazione e la valorizzazione delle diversità, che sottolinea una coscienza sociale evoluta e sensibile a tematiche di equità; inclusività (di genere, disabilità, diritti LGBTQ+), cittadinanza attiva, sostenibilità ambientale.

Costruire la cittadinanza globale significa trasformare ogni incontro in un'opportunità di crescita condivisa.

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