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Italia, amata dagli studenti stranieri per la proposta artistica

“L'Italia è un Paese bellissimo, pieno di cultura, buon cibo, persone simpatiche, arte, luoghi impressionanti. Posso solo dire che me ne sono innamorata e penso che sia stata la migliore scelta della mia vita”. A dirlo è Clarissa, dal Messico a Cremona per un anno scolastico con il programma di ospitalità.
Clarissa è una degli 800 studenti provenienti da 65 Paesi di tutto il mondo che ogni anno trascorrono un periodo di studio nel nostro Paese, ospiti di una famiglia e di una scuola italiane.

Sondando i racconti di questi adolescenti stranieri emerge che il 72,4% di loro ha scelto autonomamente di venire a studiare qui, privilegiandoci rispetto ad altre destinazioni. Il motivo principale? Perché riconoscono il valore formativo che possono ricevere anche nel Belpaese. L’Italia infatti è conosciuta per le sue bellezze paesaggistiche, artistiche e culinarie, per la solarità delle persona, per la moda e lo sport.

Tong, 17enne cinese attualmente ospite in una famiglia di Tivoli racconta dello stupore quando per la prima volta è uscito, assieme alla sua “mamma” e al suo “papà” italiani, alla fermata della metropolitana del Colosseo ed è rimasto sopraffatto alla visione di questo monumento tra i più conosciuti al mondo; Silvia, dalla Finlandia a Roma per un anno, si dice stupita della cultura “del bello” che trova comunemente tra i suoi coetanei italiani, “cosa nel mio Paese non è normale per niente. Qua in Italia si studia tanta arte che secondo me è una cosa molto bella”. A colpirla particolarmente sono “tutte le opere di Michelangelo e Leonardo Da Vinci, però la mia preferita è Il Giudizio Universale di Michelangelo”.

Lunedì 7 maggio, Silvia, Tong e tutti gli altri studenti stranieri che attualmente sono accolti dalle famiglie dell’area di Roma con un programma di Intercultura, hanno avuto l’opportunità di assistere proprio alla matinée di “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, lo spettacolo di Marco Balich con protagonista Michelangelo e la creazione della Cappella Sistina, prodotto da Artaiment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani all’Auditorium Conciliazione di Roma che sta riscuotendo un enorme successo di pubblico sia italiano che straniero.
Davanti alla possibilità offerta di assistere allo spettacolo nella versione inglese, i ragazzi hanno invece preferito quella in italiano per sentirsi ancor più calati nel corpo e nella mente nella celebrazione della creazione artistica della Cappella Sistina.
Lo stesso Balich, da adolescente, è stato un partecipante a un programma di Intercultura negli USA e ancora oggi è ancora molto legato all’Associazione: “Uno dei punti più importanti che ho conservato della mia esperienza vissuta all’estero da adolescente con Intercultura è stato il fatto di ricostruire la mia personalità trapiantata in un contesto totalmente diverso. Questo mi ha permesso di valorizzare quelli che erano i miei punti di forza e di togliermi tutti quei filtri e i preconcetti che in qualche modo ostacolano il comunicare e l’essere vicino alle persone. Quando sono partito ero uno studente irrequieto, che pensava di conoscere tutto e quindi un po’ presuntuoso, un po’ pigro e superficiale; quando son tornato mi sono reso conto di essere diventato un uomo consapevole dei propri limiti da un lato ma, dall’altro, anche dei propri pregi. Sono rientrato in Italia con un’immensa familiarità con le diversità del mondo e una totale apertura rispetto a tradizioni, religioni, culture, abitudini diverse che non filtravo più tramite preconcetti, ma per la bellezza della diversità”.

La capacità di dialogare con persone di culture diverse e di approfondire la conoscenza delle tradizioni di molti popoli sono state carte vincenti per Balich, il cui gruppo di lavoro è stato scelto per realizzare Cerimonie Olimpiche in tutto il mondo: “L’elemento cardine che ha portato noi a sviluppare le Cerimonie delle Olimpiadi di Rio, e non degli inglesi o americani, è che i brasiliani non volevano che arrivasse qualcuno a dirgli come si faceva, ma volevano delle persone disponibili al dialogo e che, in qualche modo, partecipassero insieme a loro nel trasmettere una fortissima emozione. Questo è un grande ingrediente che, col senno di poi, devo ad Intercultura perché mi ha aiutato a sviluppare un senso di sicurezza nel chi ero, e ad accettare con serenità questa esperienza di scambio all’estero come un elemento di crescita attraverso l’incontro con le differenze".