Carpe diem

Claudio

Da Roma in Belgio fiammingo per un anno

Un anno all’estero può essere facilmente preso come metafora per una vita intera.
Si riparte da zero, una nuova nascita. Arrivi e non sai parlare, non conosci i costumi, le regole, le usanze, le abitudini, le leggi. Tutti ti trattano come uno stupido, anzi no, come un bambino: ti spiegano tutto sempre e comunque, mille volte, come funzionano i semafori, la strada per tornare a casa, per andare a scuola, alla stazione, quando è meglio vestirsi in un certo modo, arrivano anche a cercare di insegnarti come si va in bici.

Dopo qualche mese ormai hai raggiunto la tua vera età anche nel paese in cui ti trovi: hai imparato a fare tutto, parlare, comportarsi nella giusta maniera, fare dell’umorismo, hai una nuova famiglia e nuovi amici. Tutti ti hanno ormai iniziato a trattare come un normale adolescente e non più come un bambino che deve ancora imparare tutto.

È a questo punto che arriva lo shock, che capisci qualcosa che ti è sempre stata di fronte ma che solo adesso realizzi e che rende il resto dell’anno all’estero molto diverso dalla tua vita nel tuo Paese natale.
Si riparte da zero, una nuova nascita

Pensaci un attimo: anche se un giorno tornerai in quel Paese, rivedrai la tua nuova famiglia e i tuoi nuovi amici, la vita che stai vivendo adesso, il tuo anno all’estero, quei cento giorni che ti mancano al rientro non te li ridarà mai nessuno. Allora inizi a cercare di rendere ogni giorno speciale, indimenticabile, ne hai ancora solo pochi, devi farli valere, devi goderteli, renderli produttivi, anche se questo non sempre è possibile; e poi la connessione, quel piccolo passaggio logico, semplicissimo da fare ma così complicato da capire e tenere sempre a mente, arriva: sì, quest’anno è speciale, un periodo particolare all’interno della tua vita, sono giorni contati che nessuno ti ridarà mai… ma questo vale sempre che tu sia a casa, in Belgio, in Nuova Zelanda o in Costa Rica. Cerca di capirlo prima di arrivare a metà dell’esperienza!

Claudio

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