Com'è che si cambia il mondo?

Michele

Da Viterbo a Panama per un anno

“RACCONTACI DI PANAMA”
Ogni volta che qualcuno mi chiede di Panama, la prima cosa che rispondo é: “Panama non é un Paese semplice”. Questa é forse la conclusione più significativa a cui sono giunto dopo i mesi passati in questa piccola Nazione centroamericana, cercando di capire giorno per giorno le dinamiche che muovono una società così particolare. Spesso questa mia affermazione deriva dalla volontà di sfatare il mito del Paese Latino dove la gente é sempre serena, fa la “siesta” e prende tutto alla leggera; questa infatti non é la classica storia del Paese che mi ha insegnato a godermi la vita, ma quella del Paese che reagisce per cambiare la propria realtà. In questo articolo voglio raccontare come questa esperienza mi ha insegnato, attraverso la scuola, le mie esperienze di volontariato e la vita di tutti i giorni, che impegnandosi si può davvero cambiare il mondo.

DIFFERENZE
Panama é segnata da una profonda differenza sociale sentita da tutte le fasce di età: ai grandi grattacieli della Cinta Costera si contrappongono aree metropolitane disagiate, lo stile di vità moderno e frenetico della capitale si scontra con i ritmi tranquilli dell’entroterra rurale e le zone residenziali agiate sono difese da mura e filo spinato che le separano dalle case comuni. Venendo da un Paese moderno dove il dislivello di ricchezza, seppur presente, é decisamente meno avvertito, ho impiegato del tempo ad abituarmi a questa disuguaglianza. Ma tali diversità non riguardano solamente il ceto sociale, ma anche l’ etnia e la cultura: Panama é infatti un Paese molto variegato da questo punto di vista, la popolazione é composta in percentuali significative da Venezuelani, Colombiani e Cinesi; data la storica influenza statunitense inoltre i panamensi sono abituati a convivere con i Nordamericani, i cosiddetti “Gringos”. É ancora presente poi una grande comunità di nativi americani, che spesso si mantiene isolata dal resto della popolazione. Dalla mia esperienza ho potuto vedere che tutte queste variabili portano la società panamense a varie visioni della realtà del Paese, visioni che potremmo semplificare in due grandi gruppi: da una parte c’é la classe agiata lavorativa (ovvero gli adulti benestanti), intenzionata a non finire dall’altro lato del muro, che evita e spesso disprezza i meno abbienti, identificandoli a prescindere come persone da non frequentare o come delinquenti, e dall’altra parte i giovani studenti, (soprattutto universitari), gli stranieri e il ceto medio-basso, tra i quali é presente una grande voglia di cambiamento, all’insegna del progresso e della giustizia sociale. Ed é proprio di questo movimento che voglio parlare.

PROBLEMI GIÀ VISTI
Così come molti altri Paesi Latinoamericani, Panama presenta delle problematiche comuni alle nazioni del Terzo Mondo: corruzione, povertà diffusa, economia arretrata e uno Stato che non riesce a fornire assistenza alle persone disagiate. Per un semplice turista in visita nella capitale o nelle spiagge caraibiche di Bocas del Toro questi problemi non saranno evidenti, ma é proprio a questo che serve vivere un intero anno in un altro Paese, serve ad andare oltre la prima impressione. Spesso in Italia ci lamentiamo dei nostri problemi senza poi fare niente per cambiare le cose; qui invece mi ha colpito come le persone, soprattutto i giovani, siano proiettati con la mente verso il futuro e compiano azioni concrete per il bene della nazione intera.

LA SCUOLA PUBBLICA
La maggior parte degli exchange students a Panama frequenta scuole pubbliche. Eh sì, perché noi siamo abituati a considerare la scuola come qualcosa di pubblico, ma in moltissimi posti non é così, a causa del basso livello di istruzione delle scuole statali spesso le famiglie che se lo possono permettere mandano i figli in istituti privati. E chi non se lo può permettere? Beh, rimane alla scuola pubblica, e la cosa migliore che può fare é impegnarsi il più possibile. Lo squilibrio sociale é quindi molto sentito anche dai più giovani, soprattutto da quelli del ceto basso, che si identificano come “Chakalitos”, mentre gli “Yeye” sono i figli delle famiglie agiate. Io ho studiato in due scuole pubbliche di Panama City ed ovunque ho visto una cosa a cui non ero abituato a vedere in Italia: gli studenti prendono molto sul serio le materie scolastiche e si sforzano al massimo per ottenere voti migliori; passano la maggior parte del tempo libero completando minuziosamente i compiti e frequentando corsi extrascolastici, specialmente di inglese. All’inizio non capivo perché lo facessero, non capivo perché si impegnassero con tanto zelo; poi un giorno io e i miei compagni di classe abbiamo iniziato a parlare a proposito delle nostre aspirazioni ed é venuto fuori che, mentre io tutt’ora non ho ben chiaro cosa voglia studiare all’università, tutti loro già avevano in mente la carriera che avrebbero scelto per il resto della vita. La cosa sorprendente é che tutti gli studenti che ho conosciuto aspirano a professioni di tutto rispetto, come avvocato, chirurgo, pilota di navi o di aerei, architetto e così via. Con il tempo ho quindi capito perché si sforzassero tanto: per loro e per le loro famiglie intraprendere una buona carriera, e quindi studiare, é l’unica cosa che può farli uscire dalla loro situazione. In tutta Panama si respira questa voglia di riscatto, questa lotta continua per cambiare le cose, i miei compagni di classe si svegliano con il sorriso alle 4 del mattino per andare a scuola perché sentono di potere così ottenere una vita migliore un giorno. La mia esperienza a Panama non ha fatto che confermare l’impressione che nel Bel Paese ci lamentiamo troppo, spesso per cose insignificanti.

IL VOLONTARIATO
Questa é una parte della mia esperienza che mi sta particolarmente a cuore: il volontariato. In Italia ho avuto poche esperienze di volontariato, ma qui é un’altra storia. Per un motivo o per l’altro qui a Panama frequento moltissime persone provenienti dall’ambiente delle università, un mondo a me ancora ignoto in Italia. Gli universitari panamensi si distaccano molto dagli adulti: anche se spesso provengono da un ambiente agiato, sono molto interessati alle questioni dei meno fortunati, ed in loro vive più forte che mai lo spirito di cambiamento che ho già menzionato. In generale gli universitari di Panama sono molto aperti soprattutto per quanto riguarda le differenze etniche e culturali: é proprio per questo che in AFS Panama sono coinvolti molti giovani volontari. La prova più forte di questa corrente di pensiero l’ho avuta peró quando ho conosciuto Techo. Techo é un’organizzazione no-profit presente in molti Paesi dell’America Latina il cui obiettivo é migliorare la qualità della vita delle persone disagiate, sia costruendo case sia promuovendo progetti di sviluppo sostenibile nelle varie comunità dove opera. Una delle espressioni più evidenti della povertà in America Latina sono infatti le comunità, baraccopoli più o meno grandi che si trovano nelle periferie dei centri abitati “ufficiali”. La cosa che subito mi ha colpito di Techo é il fatto che sia gestita interamente da giovani, spesso provenienti da molti Paesi differenti. Anche AFS Panama collabora con Techo grazie al programma di Servizio Umanitario.

LA COMUNITÀ
La prima volta che sono andato in una comunità con Techo sono rimasto senza parole: intere famiglie che vivevano in baracche di legno e lamiere, i bambini che giocavano fra i rottami ferrosi, l’acqua che scarseggiava. Techo aveva riunito 80 volontari, tutti giovani sui 19 anni, con l’obiettivo di costruire case prefabbricate progettate appositamente per questo tipo di situazioni. Lavorammo 5 giorni di fila, la notte dormivamo nelle aule di una scuola del paese vicino. Per 5 giorni stetti immerso in gente piena di ideali e voglia di aiutare, proveniente da diverse culture e diversa estrazione sociale ma unita dal sentimento di poter fare qualcosa per cambiare Panama. Conoscemmo le famiglie della comunità e quando all’inaugurazione delle case si misero a piangere dalla commozione capii che fare la differenza é possibile. Ho lavorato molte altre volte con Techo e continuo a farlo, sono anche entrato nel team di comunicazioni dell’ufficio dell’organizzazione, é diventata la mia principale occupazione. Certo, una manciata di case non risolveranno tutti i problemi del mondo, ma é qualcosa da cui si può iniziare.
In conclusione, Panama é un Paese con molti problemi che peró può contare su una nuova generazione decisa a risolverli, e io penso che, a piccoli passi, ce la farà. Vorrei precisare che in questo articolo mi sono concentrato molto sugli aspetti negativi del mio Paese ospitante, tralasciando quelli positivi. Panama é meravigliosa ma, già lo sapete, non é un Paese semplice.

Michele

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